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condivido con te le ultime notizie dalla Borsa LME relative alla scorsa settimana ed alcuni approfondimenti dal mondo dei metalli.

Frenano i rialzi sul listino degli “industriali” dopo le nuove misure protezionistiche, atteso un impatto contenuto sui prezzi nonostante il fermento speculativo

La decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di rendere illegale il sistema dei dazi imposti dalla Casa Bianca, piombata a “mercati aperti” lo scorso venerdì, ha generato alcune aree d’instabilità nelle definizioni delle materie prime, metalli industriali compresi.

Il Presidente Trump si trova ora nella condizione di rimodulare velocemente una strategia difensiva/protezionistica che andrà a sostituire quella messa fuori legge dalla massima autorità giuridica statunitense, momento che nel gergo sportivo si chiama “time-out”.

La soluzione paventata sarà quella di una tassa applicata in maniera fissa su tutti i prodotti importati e da tutte le provenienze e che dovrebbe aggirarsi intorno al 15%, la media aritmetica di tutte le misure imposte fino a venerdì 20 febbraio, sebbene alluminio e acciaio avessero oltre il 50% di dazio.

La struttura del listino LME presenterà sicuramente delle rimodulazioni per i prezzi di alcuni metalli, come si è già potuto vedere nello scampolo della seduta di fine ottava dopo la diffusione della notizia proveniente dagli USA, ma che ha visto il solo Rame reagire nervosamente, ricollocandosi in prossimità della soglia dei 13mila dollari 3mesi.

La sensazione resta quella che l’intero insieme degli “industriali” si ricollocherà momentaneamente in una serie di massimi relativi e peraltro già visti in avvio di 2026, avvalorando in questo modo la tendenza positiva dello 0,7% dell’indicatore su base settimanale LMEX e prima rilevazione periodica con il segno più nel mese di febbraio.

La quotazione del Rame che tendenza avrà?

La sensazione che il “metallo rosso” non abbia fatto presa sugli indirizzi di rialzo delle quotazioni dollari 3mesi degli altri elementi del listino risulta molto fondata. La prova è insita nella struttura stessa del prezzo attuale di Borsa del Rame, che giudicarlo come punto d’inizio di una campagna rialzista potrebbe essere fuorviante, forse sarebbe meglio chiedersi per quanto tempo si posizionerà nelle vicinanze della soglia dei 13mila dollari 3mesi.

Zinco al punto di arrivo?

Lo Zinco potrebbe a breve mettere fine alla sua fase positiva di crescita, ponendosi come punto di arrivo la linea dei 3400 USD 3mesi e questo dopo una serie considerevole di sedute positive che gli hanno fatto recuperare 100 dollari in meno di una settimana.

Le Leghe, Ottone e Zama

Le buone collocazioni dei prezzi LME di Rame e Zinco determineranno degli sviluppi di relativo interesse anche per le quotazioni dell’Ottone e della Zama. Una precisazione all’affermazione appena fatta, “di relativo interesse”, che significa per la Zama l’ambito di conferma delle quotazioni medie attuali come riferimenti di vendita, mentre per l’Ottone un punto di provvisoria stabilità delle basi prezzo e da leggere come eccessive nel breve periodo.

Alluminio in rialzo ma prudenza

La fase di inerzia rialzista che interesserà l’Alluminio in avvio di ottava non andrà confusa con un momento duraturo di correzione verso l’alto della sua quotazione USD 3mesi; meglio quindi usare prudenza e pensare a una collocazione di valore vista nelle ultime due settimane.

Nichel troppo denaro dal comparto speculativo

Il Nichel ha dato evidenza nel corso dell’ultima ottava LME che mancheranno ancora “attribuzioni di familiarità” alla soglia dei 17500 dollari 3mesi e quindi di velleità di ulteriori rialzi. L’osservazione è supportata anche da un eccesso di denaro con aspettative di crescita da parte del comparto speculativo finanziario, ma in totale contrapposizione con la contrazione dei tonnellaggi di “fisico” richiesti.

La fine del Capodanno cinese ridà slancio alle quotazioni del Piombo

Le prime riaperture in Cina dopo la “Golden Week” delle festività del Capodanno ridaranno slancio anche alla quotazione del Piombo che, come era prevedibile, ha sofferto della mancanza sui mercati degli utilizzatori cinesi e riportando il metallo ai minimi da inizio mese.

Attese di nuovi rialzi per lo Stagno

L’attuale stato di equilibrio tra domanda e offerta nella definizione del valore di Borsa USD 3mesi dello Stagno potrebbe mutare proprio in funzione di una ripresa della richiesta di metallo da parte delle aziende cinesi del settore dell’elettronica e quindi qualificare la quotazione del momento come un interessante momento di minimo relativo.

CBAM e alluminio secondario: rischio svantaggio competitivo per i produttori UE

Il CBAM è decisivo per la competitività dell’alluminio europeo. Senza l’inclusione di tutto il secondario e con l’estensione alle emissioni indirette, il rischio è penalizzare la filiera UE e favorire le importazioni.

La filiera europea dell’alluminio si trova in una fase decisamente critica.

Alla concorrenza internazionale sostenuta da massicci aiuti pubblici in diverse economie asiatiche si aggiunge un quadro regolatorio che, se non calibrato con precisione, rischia di amplificare gli squilibri invece di correggerli. In questo scenario il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, noto come CBAM, rappresenta il punto centrale.

L’alluminio è una materia prima strategica per l’Unione Europea e per l’alleanza atlantica.

È presente nelle reti elettriche, nelle infrastrutture di trasporto, nell’edilizia, nei sistemi digitali, nella difesa e nelle tecnologie per le rinnovabili. Non è dunque solo una questione industriale ma è una leva di sicurezza economica e geopolitica. Eppure, l’Europa ha già visto contrarsi drasticamente la propria produzione primaria, spostata verso aree con standard ambientali meno rigidi.

Come funziona il CBAM e perché la parità è decisiva

Il CBAM è, in sostanza, un prelievo applicato alle importazioni in base alle emissioni generate nella produzione dei beni, moltiplicate per il prezzo del carbonio vigente nella UE. L’obiettivo è semplice nella teoria: evitare che le imprese europee, soggette al sistema ETS, siano penalizzate rispetto ai concorrenti extra-UE e prevenire la rilocalizzazione delle emissioni.

La condizione essenziale è che il costo del carbonio incorporato nei prodotti importati sia equivalente a quello sostenuto dai produttori europei. Solo così entrambi possono trasferire in modo trasparente il costo al mercato finale, senza distorsioni competitive. Se invece emergono scappatoie regolatorie, il meccanismo diventa controproducente perché oltre a non ridurre le emissioni globali, indebolisce la base industriale europea.

La grande lacuna dell’alluminio da rottami: un vantaggio competitivo asimmetrico

Uno dei punti più controversi riguarda il trattamento dell’alluminio riciclato. Nella configurazione attuale, i prodotti importati realizzati con materiale secondario sono considerati privi di emissioni ai fini del CBAM. Ne deriva un’imposizione molto bassa o nulla per tali flussi.

Il paradosso è evidente visto che nella UE il prezzo dei rottami incorpora già un costo implicito legato al carbonio, poiché il mercato del secondario è strettamente connesso a quello del metallo primario, che riflette gli oneri ETS e CBAM. I riciclatori europei, quindi, sostengono indirettamente un costo che i concorrenti extra-UE possono evitare.

La proposta della Commissione Europea di dicembre 2025 di includere nel CBAM l’alluminio secondario da rottami pre-consumo rappresenta un primo passo. Tuttavia, limitarsi agli scarti di fabbrica non risolve il problema strutturale. Per garantire condizioni realmente eque, anche i rottami post-consumo, ossia il materiale a fine vita, dovrebbero essere valorizzati con un costo standard di carbonio.

A prima vista può sembrare una scelta che sfavorisce l’economia circolare. In realtà è l’opposto poiché senza un adeguamento simmetrico, l’Europa rischia di incentivare le importazioni di alluminio secondario a scapito del proprio sistema di riciclo, compromettendo investimenti, occupazione e obiettivi ambientali.

L’alluminio riciclato pesa quasi la metà dei volumi globali. Se la scappatoia restasse aperta, una quota crescente di importazioni potrebbe aggirare il CBAM, mentre i riciclatori europei si troverebbero schiacciati da uno svantaggio competitivo potenzialmente superiore ai margini industriali tipici del settore entro il prossimo decennio. Le conseguenze sarebbero consolidamenti forzati, chiusure di impianti e maggiore dipendenza dall’estero.

Emissioni indirette: ambizione climatica o rischio di delocalizzazione?

Un secondo fronte riguarda l’eventuale inclusione nel CBAM delle emissioni indirette legate all’energia elettrica. L’idea, sostenuta da alcune parti, appare coerente con un approccio climatico rigoroso. Tuttavia, nel caso dell’alluminio, potrebbe produrre effetti opposti rispetto alle intenzioni.

I produttori europei sopportano già costi indiretti del carbonio, anche quando utilizzano energia rinnovabile, a causa della formazione marginale del prezzo elettrico e del trasferimento degli oneri ETS. Per attenuare il rischio di rilocalizzazione, l’ETS consente agli stati membri di riconoscere compensazioni per i costi indiretti.

Se il CBAM includesse anche tali emissioni, si aggiungerebbe complessità ad un meccanismo ancora in fase di consolidamento e si potrebbe penalizzare proprio gli impianti europei a basse emissioni. Inoltre, i concorrenti esteri potrebbero dichiarare forniture energetiche a basse emissioni tramite contratti di acquisto, senza che ciò rifletta un reale cambiamento strutturale nei rispettivi sistemi elettrici.

Molti governi nazionali si sono espressi a favore del mantenimento delle compensazioni e dell’esclusione delle emissioni indirette per l’alluminio, in coerenza con l’impostazione delineata anche nel rapporto Draghi.

Una scelta strategica per l’Europa industriale

La questione, in ultima analisi, non è tecnica ma strategica. Il CBAM dovrebbe sostenere la decarbonizzazione europea, non trasformarsi in un moltiplicatore di costi che spinge produzione e investimenti verso aree con standard ambientali inferiori.

Per questo Parlamento europeo e stati membri dovrebbero includere tutto l’alluminio secondario nel perimetro del meccanismo, attribuendogli un valore standard di carbonio, ed evitare l’estensione alle emissioni indirette che rischierebbe di compromettere la competitività degli impianti a basse emissioni.

Scoperta al MIT: nasce un nuovo alluminio stampabile in 3D cinque volte più resistente

Una nuova lega di alluminio stampabile in 3D, sviluppata al MIT grazie all’apprendimento automatico, promette di rivoluzionare l’ingegneria dei materiali: è fino a cinque volte più resistente dell’alluminio tradizionale, stabile ad alte temperature e pensata per applicazioni avanzate che vanno dall’aeronautica ai data center.

La ricerca sui materiali compie un salto in avanti grazie a una nuova lega di alluminio sviluppata al MIT (Massachusetts Institute of Technology), pensata per la stampa 3D e capace di prestazioni finora fuori dalla portata dei materiali tradizionali.

In un contesto industriale in cui leggerezza, resistenza e tenuta alle alte temperature sono fattori sempre più strategici, questa innovazione apre scenari concreti per l’aeronautica, i trasporti e l’ingegneria avanzata.

Un alluminio che cambia le regole del gioco

L’alluminio è da sempre apprezzato per il suo rapporto peso-resistenza, ma soffre di limiti strutturali quando è sottoposto a carichi elevati o a temperature estreme.

La nuova lega messa a punto dai ricercatori del MIT ribalta questo paradigma dal momento che i test meccanici hanno mostrato una resistenza fino a cinque volte superiore rispetto all’alluminio prodotto con i metodi di fusione tradizionali, mantenendo al tempo stesso una stabilità termica fino a 400 °C, un valore insolitamente alto per questa famiglia di materiali.

L’intelligenza artificiale al servizio delle leghe metalliche

Il cuore della scoperta non è solo nella composizione chimica, ma nel metodo.

Il team ha combinato simulazioni computazionali avanzate e apprendimento automatico per esplorare lo spazio quasi infinito delle possibili leghe. Da oltre un milione di combinazioni teoriche, l’algoritmo ha ristretto il campo a una quarantina di candidati promettenti, accelerando un processo che, con approcci tradizionali, avrebbe richiesto anni di prove ed errori in laboratorio. L’obiettivo era prevedere e controllare la microstruttura del materiale, in particolare la distribuzione dei precipitati, elementi chiave per la resistenza meccanica.

Le implicazioni industriali sono rilevanti. Secondo i ricercatori, questa lega potrebbe sostituire materiali più pesanti e costosi, come il titanio, in applicazioni critiche quali le pale delle ventole dei motori a reazione. Ridurre il peso significa diminuire i consumi energetici e le emissioni, un vantaggio diretto per l’intera industria dei trasporti.

Dalla didattica alla ricerca applicata

Il progetto affonda le radici in un corso universitario del MIT del 2020 dedicato alla progettazione computazionale dei materiali. In quell’ambito, gli studenti hanno iniziato a esplorare nuove strade per superare i limiti delle leghe di alluminio stampabili già esistenti. I primi tentativi, basati esclusivamente su simulazioni classiche, non avevano prodotto risultati superiori allo stato dell’arte.

L’introduzione dell’apprendimento automatico ha però permesso di affinare la ricerca, individuando le combinazioni di elementi più promettenti e prevedendo la microstruttura ideale prima ancora di passare alla produzione fisica.

Una volta definita la formulazione ottimale, la lega è stata realizzata tramite fusione laser a letto di polvere (LPBF), una delle tecnologie più avanzate di produzione additiva. Questo processo, caratterizzato da velocità di raffreddamento estremamente elevate, consente di congelare la microstruttura prevista dai modelli di apprendimento automatico, preservando quelle caratteristiche che conferiscono al materiale le sue proprietà eccezionali.

Prestazioni confermate e nuove prospettive

I campioni stampati, composti da alluminio e cinque elementi aggiuntivi, sono stati sottoposti a prove meccaniche e analisi microscopiche. I risultati hanno confermato le previsioni: una resistenza cinque volte superiore rispetto alle versioni fuse della stessa lega e un miglioramento del 50% rispetto alle leghe progettate con sole simulazioni tradizionali.

Oltre all’aeronautica, le potenziali applicazioni spaziano dalle automobili di alta gamma ai sistemi di raffreddamento per data center, fino alle pompe per vuoto avanzate.

Ma la ricerca non si ferma qui. I ricercatori intendono utilizzare ulteriormente l’apprendimento automatico per adattare e ottimizzare la lega in funzione di applicazioni specifiche, aprendo la strada a una nuova generazione di materiali metallici progettati su misura per la produzione additiva.

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METALWEEK: MetalWeek

METALLI RARI: https://www.metallirari.com/cbam-alluminio-secondario-rischio-svantaggio-competitivo-produttori-ue/

METALLI RARI: https://www.metallirari.com/scoperta-mit-nasce-nuovo-alluminio-stampabile-3d-cinque-volte-piu-resistente/

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