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condivido con te le ultime notizie dalla Borsa LME relative alla scorsa settimana ed alcuni approfondimenti dal mondo dei metalli.

Superate le turbolenze del LME di fine mese, il mercato guarda alla prima ottava di febbraio con cauto ottimismo, ma resta alta l’allerta per nuovi rialzi sui prezzi di numerosi “industriali”

Le impennate dei prezzi degli “industriali” avvenute nel corso di alcune sedute dell’ottava appena conclusa al LME hanno messo in evidenza quanto sia ancora presente e determinante il comparto speculativo-finanziario nelle fissazioni delle quotazioni USD 3mesi dei metalli.

Una folle corsa al rialzo dei principali riferimenti di Borsa, che se da un lato hanno escluso dal “mulinello delle variabilità” gli operatori più esperti e vicini agli impieghi delle materie prime negli ambiti produttivi, si sono però venute a creare delle forme di fortissime instabilità per i prezzi di numerosi semilavorati.

Il caso del Rame resterà sicuramente negli annali delle rendicontazioni più scostanti in un intervallo costituito da sole due sedute LME nella sequenzialità di data, presentando un aggregato percentuale nelle variazioni, prima positivo di oltre il 9% e successivamente negativo di altrettanti 9 punti percentuali, con un dato assoluto superiore ai 18 punti!

L’indice LMEX su base settimanale risulta, come spesso sta succedendo negli ultimi mesi, il dato che inquadra meglio la situazione generale del listino dei prezzi degli “industriali”, presentando una variazione dello 0,7% in negativo.

L’effetto “barrage” del “margin call” comprimerà e di molto, l’ambito di manovra degli speculatori, determinando un ulteriore assottigliamento delle disponibilità monetarie da associare alle quotazioni dollari 3mesi.

Questa sforbiciata però non condurrà i prezzi di Rame e Alluminio a ridimensionarsi ulteriormente, diversamente dalle attese di stabilità che interesseranno invece Nichel e Stagno nel corso della settimana di Borsa che sta muovendo le sue prime battute.

Un tesoro di dati e informazioni, soprattutto parziali e inseriti nel contesto interlocutorio di cui fa parte quello che si identifica come “intraday”, capace nel corso di queste ultime e convulse sedute di tracciare le attese immediate d’indirizzo di tutti i metalli LME.

Rame continua il saliscendi intorno alla soglia di 13000 USD/tre mesi

Il Rame potrà anche allargare il suo posizionamento al di sotto della linea dei 13mila USD 3mesi per effetto di un’inerzia ribassista ancora in corso, ma la sua casa di residenza dovrà essere collocata proprio al di sopra della soglia indicata già nel corso della prima seduta di questa settimana.

Zinco tra i più performanti

Lo Zinco ha manifestato nelle battute finali dell’ottava appena conclusa che sarà uno dei metalli più performanti dell’intero pannello delle quotazioni LME e puntando come suo primo obiettivo il varco in positivo posto a 3400 USD 3mesi.

Le Leghe, Ottone e Zama

Le leghe di Zama e Ottone avranno quindi delle connotazioni dei rispettivi prezzi di mercato che saranno la diretta conseguenza dei valori LME di Rame e Zinco. La Zama sarà decisamente più reattiva in termini di crescita del riferimento medio su base trenta giorni. La “lega gialla” risentirà invece dell’assestamento seppur temporaneo della quotazione LME che riporterà il Rame, ma al contempo rappresenterà un interessante punto di minimo per le determinazioni delle varie basi prezzo rapportate alle composizioni tra Rame e Zinco.

Alluminio in assestamento sulla linea dei 3.100 USD / tre mesi

Un percorso che si sta per riproporre in termini di orientamento della quotazione USD 3mesi per l’Alluminio è quello del suo ricollocamento di valore in prossimità della linea dei 3100 dollari, per poi affrancarsi verso una stima di crescita quantificabile tra i 4 e i 5 punti percentuali.

Il Nichel, pur fissando un nuovo punto di massimo relativo a 19mila USD 3mesi nella fase rialzista del listino LME, ha decisamente subito con maggiore intensità quella collegata allo storno nel corso dell’ultima seduta del mese di gennaio. L’attuale collocazione del metallo, in prossimità del 17mila USD, non avrà la possibilità di crescere oltre la soglia dei 18mila dollari come dato d’incremento.

L’imminente Capodanno cinese influisce sul Piombo

Il mese di febbraio sarà anche da associare alle lunghe vacanze per il Capodanno cinese e gli effetti iniziano ad essere evidenti sullo stato di debolezza del Piombo, il cui collocamento del prezzo LME è sempre più traballante nel mantenimento della linea dei 2mila dollari 3mesi.

Anche per lo Stagno una fase di assestamento dopo aver toccato il record storico

La nuova collocazione dello Stagno nelle vicinanze dei 52mila USD 3mesi, arrivata in sequenza dopo il suo massimo storico di oltre 57mila durante la seduta del 29 gennaio, non ha ancora portato a termine la sua nuova stanzialità di valore e momentaneamente individuata, come “fine corsa”, in prossimità dei 50mila dollari.

Il venerdì nero dei metalli: rame -3,5%, alluminio -3%, oro -11,4% e argento -35,9%

Una violenta presa di profitto ha colpito i mercati dei metalli. La correzione si è estesa ai titoli minerari, cancellando in poche ore miliardi di capitalizzazione.

Il brusco arretramento dei metalli a fine settimana, con un venerdì che ha riportato improvvisamente alla realtà mercati che, fino a poche ore prima, celebravano nuovi massimi storici.

La nomina di un nuovo presidente della Federal Reserve americana (FED) è diventata il pretesto per una massiccia presa di profitto, dopo settimane di rialzi quasi ininterrotti che avevano spinto prezzi e valutazioni a livelli record.

La correzione improvvisa dopo i massimi storici

L’oro, reduce da un rally che lo aveva portato su livelli mai visti, ha vissuto una delle giornate più catastrofiche della sua storia recente. Il contratto più scambiato, con consegna ad aprile, ha chiuso a 4.745 dollari l’oncia, in calo dell’11,4% pari a circa 600 dollari in una sola seduta.

Si tratta del peggior movimento intraday dai primi anni Ottanta. Dopo un minimo a 4.700 dollari, il metallo giallo ha tentato un rimbalzo nel pomeriggio, salvo cedere nuovamente sotto il peso delle vendite di fine giornata.

Ancora più accentuata la volatilità sull’argento, da sempre più sensibile ai movimenti speculativi. Nel corso della giornata il prezzo è sceso di oltre 40 dollari l’oncia, arrivando a perdere circa il 35% prima di recuperare parzialmente. La seduta si è chiusa a 78,53 dollari, con un ribasso finale del 35,9%, il più ampio mai registrato per il metallo.

Anche gli altri preziosi non sono stati risparmiati. Il palladio ha perso il 15% scendendo a 1.700 dollari l’oncia, mentre il platino ha ceduto il 17% a 2.178 dollari.

Rame meno volatile, ma lontano dai record

Il rame ha mostrato una maggiore tenuta relativa, pur archiviando la giornata ben al di sotto dei massimi toccati il giorno precedente. I futures di marzo hanno perso fino al 9,5%, scendendo a 5,76 dollari per libbra, equivalenti a circa 12.700 dollari a tonnellata, prima di recuperare parzialmente e chiudere a 5,92 dollari per libbra, in calo del 4,5%.

Giovedì il metallo aveva segnato un nuovo record assoluto a 6,58 dollari per libbra, pari a circa 14.500 dollari a tonnellata. Nonostante la correzione, il rame resta ancora in territorio positivo dall’inizio dell’anno, con un guadagno di poco superiore al 4%.

Sulla stessa linea anche gli altri metalli industriali, con l’alluminio in calo del 3%, il nichel del 5,2% e lo zinco del 2%.

Il contagio sui titoli minerari

Naturalmente, la debolezza dei prezzi dei metalli si è immediatamente riflessa sui titoli minerari quotati in borsa, dove molte società hanno registrato ribassi a doppia cifra, cancellando in poche ore miliardi di dollari di capitalizzazione.

I produttori di oro, argento e platino sono stati i più colpiti.

Newmont ha perso l’11,5%, scendendo a una capitalizzazione di 122 miliardi di dollari, mentre Barrick Mining ha ceduto con volumi molto elevati, pur mantenendo un valore di mercato di 77 miliardi. Agnico Eagle Mines è scesa del 10,8%, perdendo lo status di società da oltre 100 miliardi e attestandosi a 95,6 miliardi. Forti ribassi anche per AngloGold Ashanti, in calo di oltre il 13% a 46,9 miliardi di capitalizzazione, e per Gold Fields, che ha lasciato sul terreno il 14,5% scendendo a 47,4 miliardi.

Nel comparto dell’argento, Fresnillo ha ceduto l’11,6%, Pan American Silver il 13,7% e Valterra Platinum è risultata tra i peggiori titoli della giornata con un ribasso del 17,5%.

Un avvio di 2026 fuori dall’ordinario

Nonostante la violenza della correzione, il bilancio complessivo resta sorprendentemente positivo. Nessuno dei principali titoli minerari risulta in territorio negativo da inizio 2026, anche dopo il crollo di venerdì.

Guardando indietro di dodici mesi, i numeri sono ancora più impressionanti: molte grandi società del settore hanno raddoppiato, triplicato o addirittura quadruplicato il proprio valore rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

La seduta di venerdì segna quindi più una brusca pausa di riflessione che un’inversione strutturale del trend, ricordando però quanto i mercati dei metalli possano passare rapidamente dall’euforia alla cautela quando la leva speculativa diventa dominante.

Investire in alluminio e rame nella nuova fase di consolidamento del mercato

Dopo il venerdì nero dei metalli, investitori ed operatori si domandano come interpretare i contrastanti segnali di mercato delle ultime settimane.

Il mercato globale dei metalli di base sta attraversando una fase che, più che di stallo, appare come una pausa strategica. Dopo i forti rialzi registrati a inizio 2026, rame e alluminio mostrano una dinamica di consolidamento su livelli storicamente elevati.

Per gli investitori in materie prime, questo comportamento dei prezzi segnala un equilibrio temporaneo tra forze strutturali di lungo periodo e fattori ciclici di breve termine, più che un indebolimento dei fondamentali.

Una consolidazione che parla di forza, non di esaurimento

La correzione di prezzo della scorsa settimana arriva dopo un forte apprezzamento guidato non solo dagli eccessi speculativi ma anche da domanda reale e da problemi produttivi persistenti.

Gli investitori esperti distinguono o cercano di distinguere tra movimenti speculativi e movimenti fondati su cambiamenti strutturali e l’andamento dei prezzi nel corso degli ultimi mesi di molti metalli industriali rientra nella seconda categoria.

La capacità del mercato di mantenere comunque valutazioni elevate, indica che i livelli raggiunti sono considerati coerenti con le condizioni di offerta e domanda attuali.

Vincoli produttivi e nuovi meccanismi di formazione dei prezzi

Sul fronte dell’offerta, il mercato continua a confrontarsi con limitazioni che vanno oltre il normale ciclo delle materie prime.

Nel rame, le principali miniere sudamericane affrontano problemi legati alla disponibilità idrica, a negoziazioni sindacali complesse e a ritardi autorizzativi che rallentano l’espansione della capacità produttiva. Questi fattori suggeriscono che le tensioni sull’offerta potrebbero protrarsi nel tempo.

Per l’alluminio, il nodo centrale resta il costo dell’energia. La natura fortemente energivora della fusione crea un livello minimo di sostenibilità economica che, nelle attuali condizioni, sostiene i prezzi su livelli elevati. In Europa, la volatilità dei prezzi elettrici ha già portato a una riduzione strutturale della capacità, accentuando la concentrazione geografica della produzione e aumentando la vulnerabilità dell’offerta globale.

La domanda tecnologica come fattore strutturale

Un elemento chiave del nuovo equilibrio di mercato è la domanda legata alle infrastrutture per l’intelligenza artificiale. I data center di nuova generazione richiedono investimenti massicci in reti elettriche e sistemi di raffreddamento, con un’intensità di utilizzo del rame nettamente superiore agli standard industriali tradizionali.

Questo tipo di domanda viene ormai percepito come strutturale, non ciclico.

A ciò si sommano la diffusione dei veicoli elettrici, che sostiene l’alluminio per applicazioni leggere e strutturali, e l’espansione delle energie rinnovabili, che alimenta una domanda costante per entrambi i metalli.

L’elettrificazione dei processi industriali, infine, aumenta il consumo di metalli per unità di produzione, rafforzando il legame tra crescita tecnologica e materie prime.

Il ruolo della Cina nella formazione dei prezzi globali

Nel 2026 gli analisti prevedono un cambiamento significativo nel comportamento degli acquirenti cinesi. A fronte di prezzi elevati, le imprese industriali mostrano una maggiore selettività negli acquisti e una gestione più sofisticata delle scorte. Questo riflette la maturazione del sistema manifatturiero cinese, sempre più attento alla compressione dei margini e meno incline ad acquistare indipendentemente dal livello dei prezzi.

Accanto alla domanda industriale, resta attiva una componente finanziaria che vede i metalli come strumento di diversificazione rispetto a valute e reddito fisso. Questa domanda è più sensibile alle aspettative di politica monetaria che ai fondamentali industriali e può amplificare i movimenti di breve termine.

Geopolitica e volatilità: un equilibrio fragile

Il contesto geopolitico aggiunge un ulteriore livello di complessità. Le ipotesi di nuove politiche tariffarie, anche indirette, e le tensioni legate ai rapporti commerciali internazionali aumentano l’incertezza per mercati fortemente dipendenti da catene di fornitura globali.

Per i metalli industriali, caratterizzati da una produzione concentrata in poche aree geografiche, anche cambiamenti politici limitati possono avere effetti sproporzionati sui prezzi.

Di conseguenza, gli operatori integrano sempre più l’analisi geopolitica nei modelli di valutazione, riconoscendo che le decisioni politiche possono prevalere, nel breve periodo, sulle dinamiche fisiche di domanda e offerta.

Scenari di prezzo e pianificazione strategica

Le previsioni di molti analisti su rame e alluminio per il prosieguo del 2026 si basano su scenari multipli, che riflettono l’incertezza del contesto attuale. Qui di seguito una matrice di sintesi:

Scenario           Probabilità Rame ($/t)                 Alluminio ($/t) Driver principali

Prudente           35%                 10.000–11.000           2.700–2.900    Normalizzazione della domanda

                                                                                                                         

Base                   45%                 11.500–12.500            2.900–3.100   Crescita AI e transizione energetica

                                                                                                                           

Rialzista           20%                 12.500–14.000            3.100–3.400  Shock sull’offerta, accelerazione elettrificazione

                                                                                                                           

Lo scenario centrale assume una prosecuzione degli investimenti tecnologici e un contesto monetario favorevole, con tassi reali più bassi che riducono il costo opportunità di detenere materie prime.

Indicatori chiave da monitorare

Per orientarsi in questa fase, gli investitori professionali osservano una serie di indicatori anticipatori: indici PMI manifatturieri, dati sui permessi di costruzione, statistiche su veicoli elettrici e rinnovabili, livelli di scorte nei magazzini internazionali e correlazioni valutarie con il dollaro.

In un mercato in trasformazione, i livelli tecnici tradizionali perdono parte della loro efficacia, mentre acquistano peso i flussi istituzionali e i dati di posizionamento.

Le imprese manifatturiere stanno reagendo ai prezzi elevati con strategie che vanno dall’ottimizzazione dei progetti all’integrazione del riciclo, fino a una gestione finanziaria più evoluta del rischio.

Questi cambiamenti, spesso permanenti, potrebbero moderare la crescita della domanda primaria nel lungo periodo, senza però annullare l’impatto delle grandi trasformazioni strutturali in atto.

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