Buongiorno,
condivido con te le ultime notizie dalla Borsa LME relative alla scorsa settimana ed alcuni approfondimenti dal mondo dei metalli.
A settembre, il previsto rialzo generalizzato dei titoli industriali non si è ancora concretizzato
Una caratterizzazione di Borsa molto incerta nel comparto degli “industriali”, evidenziata in modo particolare via via che la “cinquina” di sedute si completava.
Le previsioni attese solo una decina di giorni fa sulle quotazioni dei metalli quotati al LME non escludevano in questo momento di riapertura dei siti industriali qualche fase di tensione in più.
Una situazione che, pur non prevedendo incrementi delle quotazioni USD 3mesi eccessivamente elevati, sicuramente non contemplava una sorta di appiattimento dei valori. Questo rende evidente uno stato della domanda di metalli che sta faticando a prendere quota nelle tonnellate destinate agli impieghi produttivi.
La fase non certo vivace del dollaro sta concedendo all’euro spazi di mantenimento della sua situazione di vantaggio e così anche per gli utilizzatori dell’Eurozona. Una chiave di lettura che nel complesso sta portando i prezzi degli “industriali” espressi nella nostra moneta a collocarsi in contesti di valori decisamente interessanti, senza dimenticare che numerose posizioni del listino LME nelle traduzioni originali in dollari abbiano nelle “backwardation” (prezzo settlement superiore a quello 3mesi) i loro assetti attuali.
Il Rame vicino a sfondare quota 10.000
Il Rame ha tentato più volte nel corso dell’ultima settimana di Borsa un avvicinamento alla soglia dei 10mila USD 3mesi, ma mai con esito soddisfacente. Un qualcosa di poco percorribile risulta comunque anche la collocazione al di sotto della linea posta a 9900 dollari, nonostante risulti l’ipotesi più gradita al mercato.
Zinco in costante proiezione rialzista
Lo Zinco si trova nel pieno del turbine “backwardation”, dove più che l’entità, al di sotto dei 20 dollari, colpisce lo stato di eccessivo prolungamento nel tempo di questa struttura di quotazione; un fattore di condizionamento importante, che porterà lo Zinco a non presentare elementi di contenimento della sua proiezione rialzista nelle prossime sedute LME.
Le Leghe, Ottone e Zama
Nelle leghe e riprendendo proprio la situazione dello Zinco avrà nella quotazione della Zama la traduzione di massima estensione di valore e risultando in crescita costante dal termine delle ferie. Le incertezze riferite allo stato di quotazione del Rame al LME e a quella valutaria tra euro e dollaro, non stanno rendendo chiara la linea d’indirizzo della quotazione dell’Ottone e che nel breve potrebbe risentire di una rivisitazione verso il basso di parecchie decine di euro per tonnellata.
Alluminio con eccesso di denaro “lungo”
L’esperienza “backwardation” per l’Alluminio può in pratica definirsi all’epilogo, ma questo particolare ordine dei valori di Borsa lascerà in eredità al metallo una propensione d’indirizzo che non sarà di certo remissiva nella quotazione USD 3mesi, senza però dimenticare lo stato di eccesso di denaro sulle posizioni “lunghe” attribuibili a questo metallo.
Quotazione molto interessante per il Nichel
La tonicità del listino LME negli ultimi otto giorni ha permesso al Nichel di mantenere un livello di quotazione in dollari molto interessante, seppure più basso, come prevedibile, dal massimo relativo registrato nella prima seduta di settembre. Un sistema di pesi e contrappesi tra domanda e offerta che determinerà per il Nichel uno stato di relativa invariabilità della sua quotazione espressa in dollari.
Niente sorprese per il Piombo
Le aspettative sul Piombo non riserveranno sorprese particolari, anche se il riferimento posto a 2mila USD 3mesi o addirittura il suo superamento verso l’alto, non saranno opzioni percorribili per il metallo nel contesto di questa settimana di Borsa.
Attesi nuovi rialzi per lo Stagno
L’andamento altalenante che ha contraddistinto negli ultimi tempi il prezzo LME dello Stagno indicato in dollari non conoscerà sosta anche nel corso di questa ottava. Il percorso settimanale si concentrerà su una concatenazione di rialzi per il metallo, con l’obiettivo di un sensibile riavvicinamento alla linea dei 35mila USD 3mesi.
UNO SGUARDO ALLA REALTA’ PRODUTTIVA

Miniera di Bauxite
La sfida tra USA e Cina per controllare le forniture mondiali di bauxite
Si prevede che il mercato globale dell’allumina e della bauxite crescerà da 84,5 miliardi di dollari nel 2025 a 125,9 miliardi di dollari entro il 2033.
Nonostante qualche incertezza legata all’eccesso di offerta e alle fragilità delle catene di approvvigionamento, il mercato globale della bauxite continua a registrare una crescita costante. A trainare l’espansione è soprattutto la crescente domanda di alluminio, fondamentale nei settori automotive, aerospaziale e delle energie rinnovabili.
La bauxite rappresenta la principale fonte di allumina, da cui deriva l’alluminio.
Circa l’85% dell’estrazione globale è destinata a questa trasformazione. Secondo le stime, il mercato congiunto di bauxite e allumina passerà dagli 84,5 miliardi di dollari del 2025 a quasi 126 miliardi nel 2033, con un tasso di crescita annuo superiore al 5% (dati MetalMiner).
Numeri che testimoniano opportunità di lungo periodo, ma anche il rischio di oscillazioni improvvise legate alle tensioni geopolitiche e agli shock di offerta.
La corsa tra Stati Uniti e Cina
Il settore è al centro di una competizione strategica. Da una parte, gli Stati Uniti stanno puntando a ridurre la dipendenza dalle importazioni, che coprono attualmente il 75% del fabbisogno domestico.
Dall’altra, la Cina mantiene la leadership mondiale nell’alluminio, consumando oltre il 60% della bauxite scambiata a livello internazionale, gran parte proveniente da Guinea e Australia.
L’Asia-Pacifico resta l’area dominante per le riserve, con il 45% del totale globale, mentre l’Africa – e in particolare la Guinea, che da sola ne detiene il 24% – gioca un ruolo cruciale.
L’Australia primeggia nelle esportazioni, ma è la Cina a guidare la raffinazione, seguita da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.
Guinea, tra risorse e tensioni
Un caso emblematico è quello della Guinea, che ha recentemente revocato una concessione mineraria alla Guinea Alumina Corporation (GAC), controllata dagli Emirati.
La decisione, motivata dalla mancata realizzazione di una raffineria promessa, ha trasferito i diritti sul giacimento di Boké ad una nuova società statale per 25 anni. La GAC, che nel 2024 aveva esportato 18 milioni di tonnellate di bauxite, ha annunciato ricorso all’arbitrato internazionale.
Una mossa che potrebbe avere ripercussioni anche per gli Stati Uniti, che contano sul paese africano per parte delle proprie importazioni.
Nel frattempo, i grandi operatori continuano a rafforzare la filiera. Rio Tinto ha stanziato 180 milioni di dollari per ampliare la capacità estrattiva della miniera di Amrun (Australia), con produzione attesa dal 2027 e piena operatività nel 2028.
Parallelamente, Washington sostiene nuove attività minerarie domestiche per rafforzare la sicurezza strategica.
Prezzi stabili ma rischi all’orizzonte
Il secondo trimestre del 2025 ha visto una sostanziale stabilità nei prezzi globali della bauxite. Negli Stati Uniti il valore si è mantenuto intorno agli 82 dollari per tonnellata, mentre in Cina i prezzi sono saliti a 99 dollari, spinti dalla forte domanda industriale e da difficoltà nell’approvvigionamento estero.
e dinamiche restano influenzate da vari fattori: interruzioni logistiche, regolamentazioni ambientali più severe e scarsità di manodopera. Sul fronte dei costi pesa anche la gestione dei residui di produzione, come i fanghi rossi, che incidono fino al 50% sulle spese operative.
Con la domanda di alluminio in crescita e nuovi investimenti nelle catene di approvvigionamento, il mercato della bauxite sembra destinato a un’espansione di lungo periodo. Tuttavia, rischi ambientali e tensioni geopolitiche potrebbero rappresentare ostacoli significativi, alimentando la volatilità dei prezzi e ridefinendo gli equilibri globali del settore.
APPROFONDIMENTO

Alluminio al posto del rame, una tendenza che sembra inarrestabile
Le preoccupazioni relative ai costi e alla disponibilità di rame hanno accelerato la sostituzione con l’alluminio nei sistemi di riscaldamento, ventilazione e condizionamento dell’aria.
Nonostante i dazi del 50% sull’alluminio imposti dagli Stati Uniti, la tendenza a sostituire il rame con l’alluminio non mostra segni di inversione.
Hydro, uno dei principali produttori europei di alluminio, ha confermato che la domanda da parte del mercato americano continua a crescere. Paradossalmente, sebbene il rame non sia stato colpito da nuovi dazi, l’alluminio resta una scelta più conveniente per molti utilizzatori industriali.
Climatizzazione e refrigerazione guidano il passaggio
Secondo Fastmarkets, è soprattutto il settore della climatizzazione e della refrigerazione a spingere sull’acceleratore del cambiamento. Negli Stati Uniti, i produttori di impianti HVAC (heating, ventilation and air conditioning) hanno già riconosciuto che il passaggio all’alluminio garantisce importanti risparmi senza compromettere qualità e performance.
Quando il rame costa circa tre volte più dell’alluminio, la soluzione alternativa risulta fino a due volte più economica a parità di prestazioni.
In cinque anni, l’uso dell’alluminio in questo settore è raddoppiato, raggiungendo il 40% della quota complessiva. Colossi come Daikin hanno annunciato strategie per ridurre drasticamente l’impiego del rame, sostituendolo con l’alluminio.
Prezzi e prospettive di mercato
A fine agosto, il prezzo cash dell’alluminio all’London Metal Exchange (LME) si attestava a circa 2.600 dollari per tonnellata, contro quasi 9.800 dollari del rame. Un rapporto di circa 3,7 volte, ben oltre la soglia che da anni stimola la sostituzione. Secondo BHP, solo quando il rapporto supera quota 3,5-4 si osservano i cambiamenti più significativi, una condizione ormai costante negli ultimi cinque anni.
Gli analisti prevedono che il divario si allargherà ulteriormente, con deficit strutturali di rame legati a ritardi nei progetti minerari, calo della qualità dei giacimenti e difficoltà di investimento.
L’Agenzia Internazionale per l’Energia stima un fabbisogno di 350 miliardi di dollari entro il 2040 per colmare il gap, ma anche così il mercato rischia una carenza del 30% già entro il 2035.
L’automotive e i veicoli elettrici
La sostituzione del rame con l’alluminio non riguarda soltanto la climatizzazione. Nel settore automotive il passaggio è cominciato già negli anni ’90, quando Volkswagen introdusse radiatori in alluminio al posto di quelli in rame. Oggi la maggioranza dei componenti segue questa strada.
Nei veicoli elettrici, circa il 10% dei cavi è ormai in alluminio e la quota cresce soprattutto per i cavi ad alta tensione. Di conseguenza, il contenuto medio di rame per veicolo è sceso da circa 90 chilogrammi a 40, con una prospettiva di riduzione fino al 30-40% entro il 2030.
Nonostante i vantaggi economici, la sostituzione non è priva di ostacoli.
L’alluminio richiede riprogettazioni complete dei sistemi, dal design dei tubi alle geometrie dei componenti. Inoltre, non garantisce la stessa conducibilità del rame visto che per raggiungere prestazioni equivalenti i conduttori devono essere più spessi, con conseguente aumento di peso e complessità.
Una tendenza destinata a rafforzarsi
Anche la resistenza alla corrosione rappresenta una sfida. In ambienti estremi o marini, il rame offre maggiore durabilità, mentre l’alluminio necessita di trattamenti aggiuntivi per protezione e manutenzione.
Nonostante i limiti tecnici, la tendenza appare consolidata. Una volta che i produttori completano la transizione, difficilmente tornano indietro. E con l’offerta di rame destinata a rimanere sotto pressione per molti anni, la convenienza dell’alluminio è destinata ad accentuarsi.
Gli analisti concordano sul fatto che il metallo leggero continuerà a guadagnare terreno, mentre il rame, pur restando indispensabile in molte applicazioni strategiche, dovrà affrontare un futuro segnato da scarsità e prezzi elevati.
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