Buongiorno,
condivido con te le ultime notizie dalla Borsa LME relative alla scorsa settimana ed alcuni approfondimenti dal mondo dei metalli.
Il listino degli “industriali” si stabilizza nel bilanciamento tra domanda e offerta, mantenendo comunque un orientamento complessivo orientato alla crescita.
La dottrina basata sul pensiero, “abbiamo sempre fatto così”, tipica dell’imprenditoria nazionale a tutti i livelli e in qualsiasi campo, deve essere presa a esempio e spunto di autocritica alla base di tutte le occasioni mancate, almeno dalla metà degli anni ’90 del secolo scorso.
Un lasso di tempo di quasi quarant’anni che va oltre il cosiddetto cambio generazionale all’interno delle imprese, dove si evincono i limiti di una “quota giovani” che solo anagraficamente si scopre tale, ma non in senso di dinamicità delle scelte d’indirizzo necessarie per rimanere almeno in modalità “aggancio” alle sfide di un mondo che si reinventa a flusso continuo.
Le recite delle litanie che supplicano l’ausilio dell’avocata “Intelligenza Artificiale”, non sono certamente una forma riparatrice per affrancarsi dall’idea di non essere al passo con i tempi. Le visioni di modernità sono ben altre e si inseriscono in una forma draconiana di pensiero dove “i server non servono”.
La prima e autentica “svolta green” sarebbe quella di ridurre al minimo la quota dell’intelligenza artificiale nell’ausilio di qualsiasi forma di costruenda opinione, ridando spazio ai libri e ai loro testi, come nel caso della dottrina economica che regola la domanda e l’offerta, elaborata e scritta affinché fosse “mantenuta sempre così”.
Il mondo negli ultimi dieci anni è stato scosso da eventi straordinari, tra pandemia e guerre, che non hanno risparmiato come effetti diretti nessuna parte del globo, a partire dai percorsi per le determinazioni dei valori delle materie prime. Una decisa e impostata azione di catastrofismo con il solo obiettivo di rendere difficoltosi gli orientamenti d’indirizzo delle quotazioni di Borsa delle commodity, inserendo report comunicativi complessi e a volte in contraddizione tra loro.
Il prezzo per ogni contesto di merce è uno, come numero e tale resta, lineare e incontrovertibile. I riferimenti effettivi nel corso della settimana appena conclusa hanno messo in evidenza una situazione di immobilismo delle quotazioni degli “industriali” a partire dal suo indicatore statistico principale, l’indice LMEX, che si è mosso in positivo dello 0,35% rispetto agli otto giorni precedenti.
Una situazione che nel complesso si legge come scarsa variabilità dei valori USD 3mesi di tutti i metalli.
Rame in zona massimo relativo
Il Rame si sta ricollocando nella zona di massimo relativo che aveva abbandonato all’inizio della settimana scorsa, ma a differenza del precedente contesto il metallo guida del listino assumerà una connotazione di rinforzo del valore 3mesi e che lo ricollocherà al di sopra della soglia di 13800 dollari.
Da minimo a massimo relativo anche lo Zinco
Il passaggio dalla situazione di minimo relativo a quella di massimo permetterà allo Zinco di rivalutarsi in avvio di ottava di oltre il 3% nella quotazione in dollari e rispetto al riferimento fatto segnare soltanto lo scorso venerdì.
Le Leghe, Ottone e Zama
L’Ottone e la Zama saranno condizionati dalle forme di ripresa di Rame e Zinco; anche se per quest’ultima si tratterà di confermare il valore medio di mercato già in essere ed eventualmente una nuova revisione rialzista solo al termine di questa settimana, mentre per la “lega gialla” lo scenario muterà rapidamente. Le ragioni sono quelle precedentemente analizzate singolarmente per i due elementi di lega e che presenterà per l’Ottone un profilo di prezzo in ulteriore crescita rispetto alle già significative correzioni delle “basi” riportate venerdì 12 giugno.
Alluminio molto al di sotto di quota 3600 USD
L’abbandono dello stato di “backwardation” rappresenterà per l’Alluminio la contestuale rimodulazione delle pressioni rialziste con le quali il metallo ci aveva abituati di recente. La quotazione USD 3mesi dell’Alluminio, pur allontanandosi sensibilmente dal dato di minimo relativo del 10 giugno, manterrà ancora un valore piuttosto lineare e molto al di sotto della soglia di 3600 dollari.
Fase di stabilizzazione per il Nichel
La “picchiata” ribassista del Nichel può considerarsi ormai conclusa, ma pensare a una repentina rivisitazione verso l’alto della sua quotazione LME risulterà un esercizio di difficile realizzazione almeno in tempi brevi. L’opzione più praticabile per il Nichel sarà quella di una fase di stazionamento del suo riferimento 3mesi nelle vicinanze delle linee tra 17800 e 17900 dollari.
Sosta ai minimi per il Piombo
Una sosta ai minimi per il Piombo, sebbene non implicherà un periodo di lungo stazionamento sulla soglia di 1950 dollari, ma proiettandosi nuovamente verso quota 2mila, abituale residenza per il metallo e mantenuta fino a inizio giugno.
Stagno pronto a nuovi record
Lo Stagno sarà nuovamente pronto a spettacolarizzare la sua collocazione in Borsa con un nuovo modulo di prezzo 3mesi che si collocherà oltre quota 54mila dollari e anche a sfiorare la soglia di 55mila nel caso in cui il listino degli “industriali” si dovesse mostrare particolarmente vivace nel corso dell’ottava.
UNO SGUARDO ALLA REALTA’ PRODUTTIVA

Come la guerra ha messo i rottami di alluminio al centro della filiera
La guerra in Medio Oriente sta ridisegnando il mercato dell’alluminio. Primario sotto pressione e rottame decisivo per la sicurezza industriale.
Sul mercato dell’alluminio, i rottami stanno smettendo di essere una opzione semplicemente più economica per diventare una necessità industriale.
La guerra in Medio Oriente, con i suoi effetti su fonderie, rotte marittime e approvvigionamenti, ha fatto capire a tutti che se il metallo primario si inceppa, il rottame smette di essere materia secondaria e diventa un materiale strategico.
Secondo gli analisti S&P Global CERA, gli shock legati al conflitto e agli attacchi iraniani contro grandi impianti negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein potrebbero tagliare fino a 2 milioni di tonnellate della produzione mediorientale di alluminio nel 2026. Per un mercato già in tensione significa un drastico cambio di scenario, aggravato dal blocco delle spedizioni nello Stretto di Hormuz che ha costretto consumatori e trasformatori a cercare forniture alternative in tempi rapidi
Qui entra in scena il rottame, che da anni viene considerato per le sue virtù ambientali e per il suo basso costo. L’alluminio riciclato richiede circa il 95% di energia in meno rispetto alla produzione primaria e abbatte in modo significativo le emissioni di CO2. Ma oggi, il punto non è più soltanto la sostenibilità quanto la sicurezza di approvvigionamento.
La geopolitica riscrive la gerarchia delle materie prime
Il settore del riciclo di alluminio sta vivendo una presa di coscienza simile a quella che le rinnovabili hanno avuto nel campo energetico. l settore sta infatti comprendendo che dipendere troppo dal metallo primario significa esporsi sia alla variabilità del prezzo dell’energia, che al rischio logistico e geopolitico.
I rottami non potranno mai sostituisce il primario, ma sono indispensabili per costruire una catena di fornitura più elastica, capace di reggere volatilità, interruzioni e clienti sempre meno disposti a dipendere da rotte lontane e fragili.
Dietro questa svolta c’è anche un altro importante fattore e cioè la deglobalizzazione selettiva. Le imprese, soprattutto nell’automotive, stanno tornando a valutare filiere più vicine, anche se più costose. Il vecchio dogma del “più economico è sempre meglio” si sta incrinando, perché un metallo consegnato in ritardo o non consegnato affatto costa più di un premio pagato oggi per una fornitura sicura.
Europa e USA, due fragilità diverse
Se il riciclo è diventato un tema strategico da entrambe le parti dell’Atlantico, i problemi non sono gli stessi. In Europa il tasso medio di riciclo delle lattine in alluminio è intorno al 75%, con alcuni paesi vicini al 99%; negli Stati Uniti si resta sotto il 50%. L’Europa raccoglie meglio, ma disperde; gli USA raccolgono peggio, ma attirano rottame dall’estero.
Il caso europeo è interessante per le sue contraddizioni.
Mentre il continente cerca di rafforzare l’autonomia industriale, le esportazioni di rottame di alluminio della UE sono aumentate del 74,7% su base annua a marzo. Così le fonderie europee si trovano strette tra costi energetici elevati e concorrenza internazionale crescente per accaparrarsi il rottame. Il risultato è che da una parte si parla di sovranità industriale mentre dall’altra la materia prima secondaria prende la via dell’export.
Negli USA, invece, il difetto è a monte. Secondo l’Aluminum Association, il sistema di riciclo dei consumatori non funziona e l’associazione sta premendo su Casa Bianca e Congresso per politiche che rafforzino la raccolta dei metalli. Qui il collo di bottiglia non è tanto la scarsità teorica del rottame, quanto l’incapacità pratica di intercettarlo bene sul mercato domestico.
A complicare il quadro statunitense c’è l’effetto dei dazi. Le importazioni di rottame di alluminio negli USA sono salite del 24,3% su base annua a marzo, anche perché i dazi colpiscono il primario ma non il rottame. Se il primario diventa molto caro per i dazi, si apre spazio per il materiale secondario importato.
Nel 2025 i prezzi statunitensi dell’alluminio primario sono aumentati di oltre quattro volte dopo l’introduzione di tariffe del 50% sulle importazioni di metallo primario.
Il futuro dell’alluminio sarà più locale e più costoso
Per i grandi produttori, con l’eccezione di Rusal, il riciclo è ormai entrato stabilmente nel disegno industriale. Non perché il primario abbia perso centralità, ma perché aggiungere tonnellate senza rifare da capo il percorso energivoro dello smelting è economicamente e strategicamente più sensato.
Questo cambio di mentalità avrà conseguenze dirette sugli investimenti. Rafforzare capacità di riciclo e infrastrutture di raccolta costa, ma resta molto più accessibile che costruire nuovi grandi smelter, investimenti mastodontici e lenti per definizione.
La filiera dell’alluminio sta quindi entrando in una stagione in cui prossimità, recupero e sicurezza dell’offerta valgono più della vecchia favola di un mercato globale sempre e comunque efficiente.
APPROFONDIMENTO

Billette alluminio primario
Alluminio UE: crisi energetica, smelter fermi e premi che bruciano
La crisi energetica europea ha dimezzato la produzione di alluminio nella regione e fatto schizzare i premi ai livelli del 2022. Ma la domanda flette e la backwardation cresce.
L’Europa dell’alluminio ha un problema che non se ne va, anzi, si aggrava. E la colpa, come spesso accade nei mercati delle materie prime, non è di una sola causa ma di un intreccio di fattori che si alimentano a vicenda: l’energia troppo cara, la geopolitica instabile, i fondamentali della domanda che cedono proprio mentre i premi salgono.
Produrre alluminio primario è un’operazione che richiede molta energia. Secondo l’International Aluminium Institute, ogni tonnellata richiede tra i 14 e i 15 megawattora di elettricità (più di quanto consumi un’abitazione media europea in un anno). Quando l’energia costa, il margine operativo degli smelter si assottiglia fino a scomparire.
Secondo Fastmarkets, i prezzi elevati dell’energia sembrano destinati a persistere e potrebbero peggiorare se lo Strait of Hormuz non dovesse riaprirsi in tempi brevi. A complicare ulteriormente il quadro, la stagione estiva europea di restocking sta aggiungendo ulteriore pressione sull’offerta, in un momento in cui l’offerta è già ridotta ai minimi storici.
Una mappa degli impianti spenti o ridimensionati
La lista degli smelter europei che si sono fermati, ridimensionati o messi in manutenzione negli ultimi anni è lunga e non invita all’ottimismo. Aldel, nei Paesi Bassi, è offline dal 2021. L’impianto KAP di Uniprom in Montenegro e quello Rheinwerk di Speira in Germania hanno chiuso entrambe nel 2023.
Secondo le stime di Fastmarkets, la produzione complessiva degli impianti colpiti nella UE scenderà a 3.445 milioni di tonnellate nel 2026, con un calo di circa il 44% rispetto ai 6.151 milioni di tonnellate del 2025. Il recupero, secondo gli analisti, richiederà tra sei e dodici mesi.
Al contrario, l’impianto San Ciprián di Alcoa in Spagna, con una capacità di 228.000 tonnellate, ha subito riduzioni nel 2021 ma ha poi ripreso l’attività ed è ora vicino alla piena capacità. L’impianto è coperto da contratti energetici fino al 2027 e sta esplorando opzioni a più lungo termine. Un caso isolato di resilienza in un panorama altrimenti grigio.
Il problema non è circoscritto all’Europa. Circa il 20% dell’alluminio europeo proviene dal Medio Oriente, una regione oggi in piena turbolenza. Alba del Bahrain operava intorno al 50% della capacità a fine aprile.
Emirates Global Aluminium (EGA) ha dichiarato force majeure su alcuni contratti il 28 marzo. Hydro, che detiene il 50% dello smelter qatariota Qatalum, ha riferito l’impianto al 60% di capacità a causa di carenze energetiche già a partire dal 12 marzo. Anche lo smelter Mozal di South 32 in Mozambico è stato messo in modalità di manutenzione il 16 marzo.
I premi volano, la domanda arranca
Tutto questo si è tradotto in un’impennata dei premi sull’alluminio europeo che ha dell’incredibile. I premi sulle billette di alluminio sono raddoppiati dall’inizio del conflitto, tornando ai livelli del 2022 Fastmarkets ha stimato il 29 maggio un premio per billette da estrusione (DDP Ruhr) tra 1.175 e 1.250 dollari per tonnellata, rispetto ai 560-600 dollari del 27 febbraio.
Eppure, il mercato inizia a mostrare segnali di cautela. La backwardation ha raggiunto i 97 dollari per tonnellata, in risalita dai 73 dollari del 26 maggio. La backwardation è per certi versi un elemento ribassista perché spinge i fornitori, soprattutto i trader, a rilasciare volumi sul mercato.
In questo contesto, diversi operatori di mercato riferiscono già di un indebolimento della domanda reale, con ordini che rallentano nonostante le quotazioni in salita. Il mercato dell’alluminio europeo, insomma, non è in una bolla di euforia speculativa, ma in una morsa da cui è difficile uscire senza un allentamento sul fronte energetico.
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