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condivido con te le ultime notizie dalla Borsa LME relative alla scorsa settimana ed alcuni approfondimenti dal mondo dei metalli.

Le vicende di Hormuz confermano la resilienza del listino LME: anche con il ripristino della libera navigazione, i segnali del mercato escludono inversioni ribassiste nel breve termine.

Gli impianti dei prezzi che stanno strutturando i listini LME delle ultime settimane hanno avuto modo di dimostrare ampiamente le loro approssimazioni degli indirizzi in base alle notizie che giungono dalla zona al momento più calda del pianeta dal punto di vista geopolitico, vale a dire lo Stretto di Hormuz.

Nel giro di poche ore si è passati dalla completa apertura di questa via di comunicazione alla sua nuova chiusura, senza che effettivamente ci sia stato il tempo per petroliere e altre tipologie di mercantili di effettuare il suo attraversamento.

I passaggi attesi da Hormuz dei carichi di petrolio, gas naturale e nello specifico anche di metalli, acciai e rottami, risultano ormai la diretta correlazione delle tendenze dei prezzi; significativa la variazione dell’Alluminio al LME nel momento in cui l’Iran ha diramato l’annuncio di “acque libere”, producendo la flessione del 2% durante la seduta di venerdì scorso.

Le quotazioni USD 3mesi degli “industriali” sono rimaste nel corso dell’ultima settimana marcatamente rialziste, la prova è la nuova collocazione storica dell’indice LMEX, che a 5649 punti ha toccato il valore più alto di tutti i tempi.

I metalli che hanno contribuito maggiormente al raggiungimento di questo risultato sono stati il Rame, l’Alluminio (prima dei fatti di Hormuz), il Nichel e lo Stagno. Una situazione che interpreta il momento di tensione che non sta escludendo alcuna area economica del pianeta, dove l’attuale preoccupazione dei vari comparti produttivi che trasformano metalli si concentra sull’effettivo loro reale accaparramento.

Un controsenso se pensiamo che siamo a un passo dallo spettro di una recessione a livello mondiale. L’ultima chiusura d’ottava ha presentato numerosi aspetti contraddittori tra i metalli industriali e proprio a cominciare dal metallo guida del listino LME.

Quotazione del Rame in tensione

La tensione accumulata sulla quotazione USD 3mesi del Rame non sta accennando a diminuire e questa particolare situazione si sta protraendo nonostante vi sia già stata l’evidenza del massimo relativo avvenuta nelle fasi finali della seduta del 14 aprile. Il particolare stato di equilibrio tra domanda e offerta in relazione alle posizioni di Borsa del Rame sta giocando a favore del mantenimento della quotazione vista di recente e ancora per lungo tempo.

Consolidamento per lo Zinco

La ripetuta serie dei massimi relativi ha portato a un efficace consolidamento del valore 3mesi dello Zinco, traducendolo in una soglia attualmente posta stabilmente oltre i 3400 dollari, allontanando di fatto una rimodulazione ribassista.

Le Leghe, Ottone e Zama

I buoni momenti di Rame e Zinco non mancheranno di condizionare gli indirizzi delle quotazioni di Ottone e Zama, dove la “lega gialla” adeguerà le sue “basi prezzo” in crescita a seconda delle formulazioni delle sommatorie delle quotazioni LME dei due metalli, mentre quella “grigia” punterà a correggere ulteriormente verso l’alto il suo andamento medio di mercato.

Alluminio in balia degli scenari riguardanti Hormuz

L’incertezza su Hormuz concentrerà numerose tensioni sull’andamento di Borsa del prezzo 3mesi dell’Alluminio. L’evidenza della quotazione minima registrata nell’imminenza del termine dell’ottava e per via dei segnali di apertura delle rotte in uscita dal Golfo Persico potrebbe rapidamente mutare a causa del mantenimento della chiusura dello Stretto.

Uno stato di tensione che probabilmente porterà il prezzo 3mesi dell’Alluminio a collocarsi nuovamente oltre la soglia di 3600 dollari.

Nichel, situazione simile all’Alluminio

Un andamento quello dell’Alluminio in cui potrebbe specchiarsi il Nichel, avendo vissuto negli stessi momenti una significativa rimodulazione verso il basso del suo valore LME, presentando una caduta verticale della quotazione e a poche ore dall’aver raggiunto il momento di massimo relativo in prossimità di 18600 dollari, valori che non si vedevano da fine gennaio.

Grande incertezza per il Piombo

Il Piombo sta presentando un assetto di prezzo piuttosto precario, dove i punti di minimo e di massimo risultano ancora troppo ravvicinati tra loro, determinante sarà quindi il clima che si respirerà al LME in avvio di settimana per poter attribuire al metallo il riflesso d’indirizzo della quotazione USD 3mesi.

Lo Stagno difficilmente scenderà nel breve periodo sotto 50.000 USD/Ton

Lo Stagno collocando il suo prezzo in prossimità della linea di 51mila USD 3mesi sta dando agli utilizzatori segnali non certo consoni alle aspettative ribassiste attese solo qualche settimana fa, ma che difficilmente troverà a breve un ricollocamento di soglia sotto i 50mila dollari per tonnellata.

UNO SGUARDO ALLA REALTA’ PRODUTTIVA

Ansia da approvvigionamento sul mercato dell’alluminio

Il mercato dell’alluminio non è trainato dalla carenza attuale, ma dalla paura di quella futura: premi in rialzo, scorte strategiche e supply chain rigide stanno ridisegnando le regole del gioco.

Il rally in corso dell’alluminio LME arrivato ieri (13 aprile) a oltre 3.600 dollari per tonnellata è solo la superficie di quello che molti operatori del settore considerano un problema.

Infatti, il prezzo non sta guidando il mercato, ma lo sta seguendo. Ed è il mercato del fisico che sta tracciando la vera direzione.

Non si compra per bisogno immediato, ma per paura.

Secondo il Financial Times, le case automobilistiche stanno accumulando scorte, anticipando ordini e riaprendo canali di fornitura precedentemente abbandonati. Non c’è ancora una carenza reale, ma il mercato si comporta come se improvvisamente fosse in deficit.

Quando la produzione non si riaccende

Gli attacchi missilistici agli impianti di Al Taweelah hanno trasformato un rischio teorico in uno shock concreto. Quando le linee di elettrolisi si fermano in modo incontrollato e il metallo solidifica, non esiste un interruttore per farle ripartire. Il ripristino completo può richiedere fino a 12 mesi, un orizzonte incompatibile con le logiche industriali just-in-time.

Sommando le riduzioni produttive in Bahrain e Qatar, si arriva a circa tre milioni di tonnellate annue di alluminio fuori mercato. È quasi metà della capacità regionale, in un’area che pesa per il 9% della produzione globale.

Il collo di bottiglia invisibile: l’allumina e lo Stretto di Hormuz

Il vero punto critico non è solo la fusione, ma la catena a monte. Gli impianti dipendono da allumina importata che transita nello Stretto di Hormuz. Il fatto che grandi volumi di allumina vengano già rivenduti sul mercato dagli stessi produttori di alluminio suggerisce che la situazione è più grave di quanto dichiarato.

La risposta del mercato è il cosiddetto front-loading, cioè comprare oggi ciò che potrebbe servire domani. Ordini spostati dal terzo trimestre ad oggi, scorte ricostruite invece che consumate. Tutto ciò porta ad un irrigidimento del mercato a pronti che non riflette la disponibilità reale, ma un comportamento difensivo dettato solo dalla paura.

I premi regionali raccontano meglio delle quotazioni LME questa tensione. Quando restano elevati, indicano scarsità locale, specifica, immediata.

Le scorte LME sono scese di 51.650 tonnellate, ma il dato più interessante sono i cancelled warrants, crollati da 375.525 a 269.000 tonnellate. I warrant annullati rappresentano il metallo in attesa di consegna fisica. Tale coda si è accorciata drasticamente.

La quantità di alluminio prelevata dal sistema è inferiore a quanto suggerisca il calo delle scorte. La pressione immediata sull’offerta si è attenuata. La domanda che ora si pone il mercato è se ciò rifletta un indebolimento della domanda, uno spostamento della logistica o semplicemente una pausa prima della prossima ondata di annullamenti.

Rottami, scorte e segnali dai mercati azionari

Ma c’è un altro segnale allarmante che riguarda l’utilizzo di rottami in aumento. Questo, insieme alla gestione strategica delle scorte, indicano che la protezione delle scorte è più importante dell’ottimizzazione. È il comportamento tipico di chi si prepara ad una scarsità duratura.

Anche il mercato azionario sta mandando segnali dello stesso segno, con le quotazioni di produttori come Alcoa e Century Aluminum in rialzo di oltre il 7%. Non sembra che i cinici mercati azionari stiano prezzando un picco temporaneo, ma margini sostenuti e offerta compressa.

Nel 2022 la crisi energetica europea aveva già mostrato questa dinamica, con un’offerta ridotta, premi in aumento e accumulo di scorte. Ma allora il problema era il costo dell’energia, teoricamente reversibile. Oggi il vincolo è fisico, dal momento che gli impianti danneggiati non si riattivano con uno schiocco delle dita. È una rigidità molto più profonda e molto meno negoziabile.

Il mondo non ha valvole di sfogo

Il sistema globale ha perso le sue valvole di compensazione.

La Cina non può più aumentare produzione liberamente per via dei limiti di capacità.

L’Europa ha eroso la propria flessibilità energetica e i flussi commerciali sono più rigidi dopo anni di protezionismo.

Inoltre, le filiere automotive non possono cambiare fornitore rapidamente, anche perché le specifiche tecniche rendono l’alluminio meno fungibile di quanto si pensi.

Anche se ogni singolo buyer si comporta in modo razionale, il risultato collettivo è destabilizzante. Accumulare scorte protegge la produzione, ma amplifica la tensione su prezzi e logistica.

In altre parole, il mercato sta vivendo una scarsità autoalimentata, non perché il metallo manchi oggi, ma perché tutti temono che mancherà domani.

Previsioni alluminio: perché i prezzi voleranno a 3.800 dollari nel breve termine

La crisi geopolitica in Medio Oriente sta innescando un profondo deficit nel mercato dell’alluminio, con prezzi proiettati verso i 3.800 dollari a tonnellata, mentre l’offerta di allumina resta in apparente equilibrio.

I colpi subiti dagli impianti di alluminio di Alba e Al Taweelah di proprietà di EGA ci proiettano verso un deficit di mercato che potrebbe toccare i 4 milioni di tonnellate nel 2026, secondo le stime aggiornate attraverso Lens Metals & Mining di Wood Mackenzie.

La produzione globale subirà una contrazione del 3% su base annua e la ripresa sarà lenta e faticosa.

Secondo gli analisti di Wood Mackenzie, le quotazioni dell’alluminio si preparano a viaggiare tra i 3.700 e i 3.800 dollari per tonnellata nelle prossime settimane, mentre il comparto tenta faticosamente di metabolizzare lo shock dell’offerta.

Le soluzioni tampone come la sostituzione dei materiali nei settori auto e imballaggi o un maggiore impiego di rottami offrono solo un sollievo marginale, confermando che per i prossimi diciotto mesi sfuggire a una profonda carenza di metallo sarà impossibile.

L’onda d’urto sui premi fisici in Europa

La febbre da scarsità si misura attraverso i premi per la consegna fisica di metallo, dove si registra una corsa ai rincari. Le proiezioni più recenti suggeriscono che le contrattazioni del terzo trimestre segneranno rincari ancora più violenti.

In Europa, la paralisi di Mozal e l’entrata a regime del meccanismo CBAM gettano sale sulle ferite degli importatori. I premi europei duty-paid sono schizzati a una media di 468 dollari a tonnellata questo mese partendo dai 348 dollari di febbraio, con previsioni di imminenti sfondamenti oltre quota 600-650 dollari.

I consumatori stanno raschiando il fondo dei magazzini riempiti a fine 2025, un cuscinetto tattico che si esaurirà a breve lasciando l’industria nuda di fronte al mercato.

In questo contesto, la Cina sta spingendo sull’acceleratore grazie a margini eccellenti aggiungendo oltre 700 mila tonnellate annue con progetti come Xinjiang Tianshan Zaha Nur II e Xiamen Xiangyu.

Tuttavia, questa foga produttiva asiatica non ha la forza di compensare la voragine lasciata dalle defezioni mediorientali e dal blocco di Mozal, dimostrando i limiti di un sistema dipendente da pochi grandi poli produttivi.

Allumina: prezzi deboli e mercato stabile

È interessante notare che il mercato dell’allumina si sta invece muovendo in modo assai diverso, tra una sovrabbondanza latente e strozzature geografiche. I problemi di gas in Australia e gli ostacoli previsti ad Al Taweelah hanno messo sotto pressione l’offerta fuori dalla Cina, ma l’aggiunta di oltre cinque milioni di tonnellate di capacità cinese bilancerà l’allumina mancante.

Questi nuovi volumi annulleranno l’impatto dei tagli alle raffinerie interne e della sospensione dell’impianto di Wenfeng, mantenendo la produzione mondiale sostanzialmente piatta per il 2026.

Nonostante qualche effimero rimbalzo legato al ripristino delle scorte, l’eccesso di offerta strutturale ha già spinto i prezzi a scendere verso i 304 dollari per tonnellata a marzo.

Secondo Wood Mackenzie, il conflitto in Medio Oriente potrebbe frenare ulteriormente i ritiri di materiale, condannando i prezzi dell’allumina a un 2026 asfittico con una media stimata di 290 dollari a tonnellata.

Mentre l’alluminio vola spinto dall’emergenza fisica, la materia prima per produrlo resta impantanata in una debolezza congenita, raccontando due facce della stessa crisi industriale.

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