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condivido con te le ultime notizie dalla Borsa LME relative alla scorsa settimana ed alcuni approfondimenti dal mondo dei metalli.

Il rapporto tra Dollaro USA ed euro resta il fattore chiave di breve periodo che influenza la determinazione dei prezzi di tutti i singoli metalli quotati al London Metal Exchange (LME)

La settimana che si apre sarà molto interessante per verificare l’esistenza di un momento di discontinuità nella correlazione in termini inversi che lega il cambio Euro/Dollaro e i valori degli “industriali” quotati al LME nella valuta statunitense.

L’attuale “incrocio” tra le due valute si colloca sotto la soglia di 1.16, tanto che la nostra ricomincia a presentare uno stato di sottomissione rispetto a quella a stelle e strisce, nonostante che negli ultimi otto giorni il saldo si è collocato a più 0.2% a favore dell’euro.

Nel corso della seduta conclusiva dell’ultima ottava il posizionamento in termini positivi di molti metalli, nell’identificazione di quotazione USD 3mesi, ha confermato che la compressione verso il basso dello stato del cambio tra euro e dollaro tendenzialmente potrà assumere un quadro dimensionale ancora superiore e a favore della moneta statunitense.

I massimi relativi di molti metalli del listino LME, che hanno avuto come dato di sintesi la crescita del 3.6% su base settimanale dell’indice LMEX, potrebbero avere quindi delle collocazioni di breve durata proprio in funzione dello stato previsionale di debolezza dell’euro rispetto al “biglietto verde”, dove la quota della parità virtuale tra le due monete sta trovando ormai “casa” sotto quota 1.16 e allo stesso livello di attribuzione del forex.

Rame nuovamente sopra la soglia di 11000 USD / tre mesi

Il Rame ha impiegato esattamente un mese per ricollocarsi oltre la linea degli 11mila USD 3mesi, che, se da un lato potrebbe a tutti gli effetti essere la sua “casa” nell’orizzonte di breve periodo, qualche dubbio si solleva per una massa monetaria che si è generata nel corso degli scambi LME non proprio incline a collocare il metallo ancora per lungo tempo a questo livello di prezzo preferendolo su uno scalino più basso.

Zinco ancora il più performante

La forza dello Zinco continua a essere ricondotta al livello della sua “backwardation”, ritornata a posizionarsi oltre la soglia dei 200 dollari e collocare il metallo come il più performante negli ultimi tempi di tutto il listino LME. Il miglior alleato dello Zinco resta il Rame, situazione che sfrutterà mettendo in evidenza nelle prossime sedute di Borsa delle accelerazioni verso l’alto del prezzo USD 3mesi, in un contesto di volatilità rialzista.

Le Leghe, Ottone e Zama

Gli utilizzatori di Ottone e Zama si troveranno involontariamente inseriti in un vortice che sarà fatto di importanti forzature di adeguamenti in crescita dei prezzi di mercato di queste due leghe nelle valorizzazioni in euro, dove la miglior strategia sarà quella di collocarsi ai margini del “mulinello” e attendere l’acquietarsi dei fenomeni.

Alluminio in un interessante minimo relativo?

Il prezzo in dollari dell’Alluminio, se interpretato in un lasso di tempo ristretto, è un vero rebus, più facile il dato interpretativo nell’ampiezza dello scenario a qualche mese e che colloca l’attuale quotazione di Borsa come un interessante minimo relativo. Nell’immediatezza degli eventi occorrerà interpretare il prezzo dell’Alluminio USD 3mesi come un momentaneo acuto e che necessariamente dovrà arretrare di qualche decina di dollari, ma nulla di più.

Nichel ancora in una fase depressionaria

Il Nichel si trova ancora in una relativa fase depressionaria del prezzo 3mesi in rapporto alla moneta USA, sebbene sia appurata l’irrepetibilità della sua serie negativa del prezzo individuata nella terza decade di novembre, ma allo stesso tempo giudicare non ancora a portata di mano il raggiungimento della soglia dei 15mila dollari, il vero obiettivo di breve periodo.

Possibili future speculazioni sul Piombo?

I più attenti osservatori delle dinamiche dei prezzi di Borsa degli “industriali” hanno iniziato a seguire il Piombo come una possibile pedina da utilizzare con finalità di carattere speculativo con orientamento “lungo”, essendo il metallo sceso eccessivamente sotto la soglia dei 2mila dollari 3mesi e negli ultimi tempi identificabile come punto di stabilità.

Stagno di record in record

Lo stato di relativa effervescenza collettiva dell’intero listino LME porterà “in carrozza” la quotazione dello Stagno che arriverà ad avvicinarsi sensibilmente ai 40mila dollari 3mesi e questo come se quasi nessuno se ne accorgesse, se non i diretti interessati e utilizzatori del metallo. Un fenomeno di prezzo, quello presente e associato allo Stagno, che mancava nel passaggio di mese da marzo ad aprile.

Indicatori generali

L’ottava si è conclusa con segni positivi per tutti gli indici dei metalli. In particolare, i titoli del comparto minerario hanno registrato un forte rialzo del 5% nell’ultima settimana. Anche il prezzo medio dell’EU ETS-CBAM continua a salire, crescendo dell’1% rispetto al precedente picco massimo.

Hydro annuncia la chiusura di cinque impianti di estrusione di alluminio in Europa

Hydro ha deciso di consolidare le attività di estrusione in Europa, proponendo la chiusura di cinque dei suoi stabilimenti europei.

Hydro Extrusions ha avviato un piano di razionalizzazione su scala europea che potrebbe portare alla chiusura di cinque stabilimenti situati nel Regno Unito, Germania, Italia (Feltre) e Paesi Bassi.

La procedura formale di consultazione con i rappresentanti dei lavoratori è già stata attivata e, se confermata, porterà allo stop delle attività nel corso del 2026.

Una scelta per rafforzare la competitività

La decisione arriva dopo un’approfondita valutazione delle prestazioni operative e del contesto di mercato, con l’obiettivo dichiarato di consolidare il posizionamento competitivo di Hydro Extrusions nel lungo periodo.

Secondo il presidente e CEO Eivind Kallevik, il quadro europeo impone scelte rapide e complesse, da gestire con massima attenzione alla sicurezza e al rispetto delle persone coinvolte.

Il piano coinvolge circa 730 dipendenti e riguarda 8 presse di estrusione, diversi processi a valore aggiunto e tre unità dedicate al riciclo. Nonostante la portata dell’intervento, l’azienda conferma la volontà di mantenere una presenza forte in Europa e di garantire continuità di servizio ai clienti.

Continuità operativa e riorganizzazione industriale

Hydro assicura che gli impegni verso la clientela non subiranno variazioni: le produzioni attualmente collocate presso gli impianti interessati saranno trasferite ad altre sedi del gruppo. Rimarrà invece fuori dal perimetro della ristrutturazione Hydro Pole Products, oggi integrata con il sito di Drunen (Paesi Bassi).

Al termine della riorganizzazione, la business unit Extrusion Europe potrà contare su 28 impianti di estrusione, cinque centri di riciclo e un organico di circa 7.000 dipendenti.

La manovra comporterà costi di ristrutturazione stimati in 1,9 miliardi di corone norvegesi, comprensivi di svalutazioni per 460 milioni e accantonamenti per 1,25 miliardi che saranno rilevati nel quarto trimestre del 2025.

Nello stesso periodo, l’Adjusted EBITDA subirà un impatto tra 50 e 100 milioni di NOK. A fronte di tali oneri, Hydro prevede benefici strutturali superiori a 0,5 miliardi di NOK l’anno, una volta a regime.

Il boom dell’AI non è una bolla speculativa e la domanda di energia crescerà molto

Goldman Sachs ritiene che l’AI sia la più grande opportunità del secolo. Intanto, l’impennata dei consumi energetici dei data center sta spingendo verso l’alto i prezzi dell’elettricità.

Negli ultimi mesi, l’entusiasmo travolgente per l’intelligenza artificiale ha iniziato a lasciare spazio a dubbi crescenti.

Alcuni pionieri del settore tecnologico – tra cui Mark Zuckerberg, Jeff Bezos e Sam Altman – hanno messo in guardia sul rischio di una sopravvalutazione generalizzata, evocando paragoni sempre più frequenti con la stagione della bolla dot-com, esplosa 25 anni fa.

Nel frattempo, i colossi tecnologici continuano a impegnare capitali senza precedenti in infrastrutture e nuove capacità di calcolo, scommettendo sul fatto che l’AI sia destinata a trasformare radicalmente l’economia globale.

Investimenti senza precedenti e primi segnali di surriscaldamento

I numeri raccontano meglio di qualsiasi metafora la dimensione della corsa in atto.

Meta ha annunciato un piano da oltre 100 miliardi di dollari nei prossimi tre anni, mentre Apple prevede di investire più di 500 miliardi negli Stati Uniti, con un ruolo centrale per intelligenza artificiale e data center. Amazon, dal canto suo, spenderà circa 70 miliardi nel solo 2025 per potenziare le proprie infrastrutture digitali.

La conseguenza più immediata è una crescente concentrazione dei guadagni di borsa in poche aziende legate all’AI, come ha sottolineato il New York Times. È uno scenario che ricorda dinamiche già viste alla fine degli anni ’90, quando la corsa all’internet economy mise le ali a valutazioni che poi si rivelarono insostenibili.

Alcuni investitori non hanno esitato a scommettere contro i campioni dell’AI, aprendo posizioni ribassiste miliardarie su titoli come Nvidia e Palantir.

Wall Street resta divisa: scetticismo contro fiducia incrollabile

A fronte di chi teme un eccesso di euforia, c’è una parte consistente della finanza che considera l’intelligenza artificiale una delle opportunità economiche più grandi del secolo. Goldman Sachs – e i suoi clienti più facoltosi – esclude per ora l’esistenza di una bolla vera e propria, pur riconoscendo che alcune aree presentano valutazioni difficili da giustificare.

La chiave, secondo la banca, sarà distinguere con attenzione tra vincitori e vinti.

Un elemento importante che distingue l’attuale boom tecnologico dalla bolla dot-com è la solidità dei fondamentali di alcune aziende cardine: Nvidia, ad esempio, scambia a circa 33 volte gli utili attesi, una cifra ben lontana dai multipli astronomici di Cisco prima del crollo del 2000. E al di là dei mercati, le applicazioni dell’AI mostrano potenziali ricadute tangibili come evidenzia anche uno studio di McKinsey che stima un aumento della produttività globale pari a 4.4 trilioni di dollari.

Il rovescio della medaglia: energia più cara e infrastrutture sotto pressione

Il boom dell’intelligenza artificiale non riguarda solo la finanza e la tecnologia, ma ha impatti diretti e immediati sul sistema energetico statunitense. La moltiplicazione dei data center, indispensabili per alimentare i modelli di AI generativa, è tra i fattori che stanno spingendo al rialzo i costi dell’elettricità. Negli USA, le bollette sono aumentate del 36% dal 2021 e gli analisti prevedono ulteriori rincari nei prossimi anni.

Secondo l’Electric Power Research Institute, entro il 2030 i data center potrebbero arrivare a consumare fino al 9% dell’intera produzione elettrica statunitense, contro l’attuale 1,5%. Una crescita vertiginosa che si inserisce in un contesto già reso complesso dall’elevata dipendenza del paese dal gas naturale, che copre circa il 40% della produzione elettrica.

I prezzi del gas sono in aumento, spinti anche dalla forte domanda di GNL sui mercati internazionali e dall’espansione della capacità di esportazione statunitense, attesa in crescita del 75% entro il 2030.

I beneficiari della rivoluzione AI nel settore energetico e industriale

La necessità di rafforzare le infrastrutture elettriche e digitali sta già premiando un gruppo ristretto di società posizionate al centro di questa trasformazione. Tra queste figurano Vertiv Holdings, Cameco, GE Vernova, Quanta Services ed Eaton, tutte protagoniste di rialzi significativi nel 2025. Le loro performance riflettono l’aspettativa che la crescita dell’AI richiederà investimenti colossali in sistemi di raffreddamento, componentistica elettrica, reti e persino nuove fonti energetiche.

L’effetto complessivo sull’economia americana è evidente anche nel mercato azionario. L’indice S&P 500 ha registrato un aumento del 15,6% dall’inizio dell’anno, trainato in buona parte proprio da società legate all’ecosistema dell’intelligenza artificiale.

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