Buongiorno,
condivido con te le ultime notizie dalla Borsa LME relative alla scorsa settimana ed alcuni approfondimenti dal mondo dei metalli.
Il listino “industriali” chiude aprile all’insegna dell’incertezza, previsioni contrastate per i prezzi LME Dollari 3mesi.
Una nuova competenza manageriale sarà la capacità di sapere fino a quando la tendenza di un prezzo avrà la possibilità di spingersi oppure no, oltre una certa soglia. Sarà il fattore di visione che dovranno maggiormente curare e sviluppare le imprese del comparto dell’utilizzo e trasformazione dei metalli!
Un insieme di necessità conoscitive che le figure aziendali di vertice dovranno impegnarsi a fare proprie per risultare maggiormente competitive sui mercati e dove l’attività preposta alla gestione del rischio dovrà mutare in quella di individuare le evoluzioni delle fasi di crescita e decrescita delle quotazioni delle materie prime impiegate nei processi di produzione.
I minimi e i massimi relativi saranno quindi gli ambiti entro i quali si dovrà agire per delineare i piani di approvvigionamento che abbiano come sottostanti dei prezzi che siano destinati a essere maggiormente livellati tra loro e come diretto effetto, poter rispettare le quote previsionali dei budget finanziari riferiti agli acquisti.
Negli ultimi mesi i prezzi dei metalli hanno conosciuto delle dinamiche piuttosto scostanti nelle definizioni di Borsa e molto spesso anche in totale controtendenza rispetto a quelle di prevedibili logiche, come sta avvenendo da fine febbraio con la crisi geopolitica e militare nell’area mediorientale e nel Golfo Persico, Stretto di Hormuz annesso.
La diminuzione dell’indice LMEX di oltre il 2% nel corso dell’ultima settimana deve essere vista come una ricollocazione significativa dei valori USD 3mesi di tutti gli “industriali”, a esclusione del Nichel, ma non certamente come una forma di perpetua rimodulazione generale verso il basso dei metalli inseriti nel listino LME.
Le diffuse sistemazioni, attualmente attribuibili come “minimi relativi” delle quotazioni di Borsa, dovranno essere analizzate e quindi contestualizzate attraverso specifici piani operativi per ciascuna commodity.
Rame in una fase di relativa debolezza
Il Rame pur non allontanandosi in maniera significativa dalla linea di 13mila dollari 3mesi, continuerà a evidenziare uno stato di relativa debolezza della sua quotazione di riferimento e a segnalare quindi all’intero listino degli “industriali” che l’insieme degli indirizzi sta passando da un quadro complessivamente rialzista a uno di orientamento opposto.
Situazione “piatta” anche per lo Zinco
La conferma di quanto appena affermato, risulta dalla situazione di assoluto appiattimento del rilevamento di Borsa dello Zinco e il conseguente momentaneo abbandono della linea di 3400 USD 3mesi e questo nello spazio di un’ottava.
Le Leghe, Ottone e Zama
Le leghe di Ottone e Zama subiranno gli stati di debolezza dei prezzi dei due metalli di riferimento e come ovvio, i “gialli” risentiranno maggiormente dell’effetto sommatoria delle condizioni poco favorevoli di Rame e Zinco al LME.
La situazione della domanda particolarmente debole a riguardo dei semilavorati in barra potrebbe determinare una condizione di aggiustamento esterna ai valori di Borsa e stimabile in circa 50 euro per tonnellata.
La discesa del valore dello Zinco al di sotto della soglia di 3400 dollari 3mesi non presenterà ancora effetti correttivi sulla determinazione della quotazione media della Zama in termini ribassisti, ma si potrà ricominciare a parlare, dopo molto tempo, di prezzi stabili.
Alluminio stabile intorno a 3.500 USD / 3mesi
L’Alluminio ha intercettato il suo momento di minimo relativo in avvio dell’ultima seduta di aprile, ponendo fine alla collocazione del suo riferimento 3mesi al di sotto della linea di 3500 dollari. Una contestualizzazione importante per il metallo, anche se il momento di una ripresa più consistente della quotazione dell’Alluminio al LME non risulterà imminente.
Fase di crescita al capolinea per il Nichel
La fase di crescita del prezzo 3mesi del Nichel può dirsi conclusa; un’affermazione che non deve essere incardinata come categorica, ma certamente contestualizzabile come la conseguenza di un momento di orientamento verso il basso che sta caratterizzando l’intero listino degli “industriali”.
Anche per il Piombo vale lo stesso discorso degli altri “industriali”
L’assetto delle indicazioni d’indirizzo viste finora, vede il Piombo allineato sugli stessi presupposti; pertanto, anche per questo metallo si potrà parlare di una settimana che vedrà la sua quotazione USD 3mesi sospesa tra stabilità e arretramento.
Fase di incertezza per lo Stagno
Le velleità di vedere nuovamente la quotazione dello Stagno oltre la linea di 50mila dollari 3mesi si erano definitivamente affievolite già in avvio della precedente ottava. La novità che potrebbe arrivare nel corso di questa sarà l’evidenza della fase conclusiva di una lunga serie di ribassi e quindi identificare nelle prossime quotazioni LME dello Stagno dei suoi nuovi minimi relativi.
UNO SGUARDO ALLA REALTA’ PRODUTTIVA

Emirates Global Aluminium acquisisce l’italiana Eco Green per rafforzare la presenza in Europa nel settore del riciclo
Emirates Global Aluminium (EGA) punta con decisione sul riciclo e annuncia l’acquisizione dell’80% della società italiana Eco Green
Eco Green è attiva nella raccolta e lavorazione dei rottami di alluminio.
L’operazione, ancora soggetta alle autorizzazioni regolatorie, si inserisce nella strategia di espansione globale del gruppo emiratino e consolida la sua presenza nel mercato europeo.
Eco Green, fondata nel 1993 dalla famiglia Scappini e oggi ancora sotto la sua gestione operativa, tratta complessivamente oltre 70 mila tonnellate annue tra rottami e materiali secondari.
Il cuore delle attività è in Veneto, tra Villafranca e Nogara, dove è in corso un piano di ampliamento che porterà ulteriore capacità di riciclo entro la seconda metà del 2026.
Con questa operazione, EGA rafforza la propria filiera nel continente in un momento in cui la domanda di alluminio riciclato è destinata a crescere rapidamente. Secondo le stime di mercato, potrebbe raddoppiare entro il 2040, trainando gran parte dell’espansione dell’offerta globale.
L’Europa, già oggi terzo mercato mondiale, è destinata a vedere un aumento significativo dei consumi, passando da circa 4,9 a oltre 7 milioni di tonnellate annue nel prossimo decennio.
L’acquisizione di Eco Green rappresenta un tassello ulteriore in una strategia già avviata da EGA con investimenti in Germania e negli Stati Uniti. A regime, la capacità globale di riciclo del gruppo supererà le 400 mila tonnellate annue tra Europa e Nord America, con nuovi impianti in sviluppo anche negli Emirati Arabi Uniti.
Sul fronte industriale, Eco Green potrà beneficiare dell’ingresso in un grande gruppo internazionale per accelerare gli investimenti e ampliare il proprio network commerciale e di approvvigionamento, già oggi forte di oltre 350 fornitori e 60 clienti in Europa, attivi in settori chiave come automotive, costruzioni e aerospazio.
APPROFONDIMENTO

Alluminio: il rally della paura nasconde una trappola per rialzisti
Con le scorte ai minimi pluriennali e il 10% della produzione mondiale a rischio, il rally dell’alluminio ha basi reali ma resta esposto a una de-escalation improvvisa.
Ci sono rally che nascono dai fondamentali e rally che nascono dalla paura.
Quello dell’alluminio delle ultime settimane appartiene chiaramente alla seconda categoria, ma con l’aggravante che ci sono anche i fondamentali ad essere rialzisti, cosa che rende la situazione più seria di quanto possa sembrare.
I prezzi dell’alluminio hanno superato i 3.600 dollari per tonnellata a seguito dei missili iraniani che hanno colpito infrastrutture di fusione in più paesi del Golfo Persico, che nel loro insieme valgono circa il 10% della produzione mondiale di alluminio. Il Qatar ha già fermato la produzione, mentre gli impianti degli Emirati Arabi Uniti e Bahrein rischiano anche interruzioni delle forniture energetiche che alimentano gli smelter.
Scorte esaurite, mercato in apnea
Il problema non riguarda solo la produzione futura ma anche lo stato attuale delle scorte. Quelle nei magazzini del London Metal Exchange (LME) sono vicine ai minimi degli ultimi anni a seguito di mesi di domanda sostenuta in un contesto di offerta già compressa, ben prima che iniziasse la guerra USA–Israele contro l’Iran.
Il mercato dell’alluminio si trova adesso in una situazione critica, con scarsa disponibilità fisica, tanto nervosismo geopolitico e una comunità di trader che sa di operare sul filo. In queste condizioni, anche un ordine d’acquisto modesto può amplificare i movimenti in modo sproporzionato.
Il rischio che nessuno vuole nominare
C’è però un elemento che i rialzisti tendono a minimizzare, e che vale la pena mettere prendere in considerazione. L’intero rally poggia su un presupposto geopolitico che può dissolversi nel giro di poche ore.
Un cessate il fuoco negoziato, un comunicato distensivo da Washington o da Teheran, e tutto quell’entusiasmo accumulato si trasforma in vendite a cascata. I trader che hanno comprato il breakout rialzista non aspetterebbero un secondo prima di chiudere le posizioni.
Una de-escalation improvvisa nel Medio Oriente potrebbe generare una “Sharp long liquidation“, ovvero una liquidazione rapida delle posizioni lunghe con un crollo altrettanto brusco dei prezzi. Il mercato che sale per paura è lo stesso mercato che scende per sollievo e chi non considera questa simmetria rischia brutte sorprese.
La differenza tra un rally sostenibile e una trappola per tori sta tutta nel distinguere il sentiment dalla struttura. Il deficit strutturale dell’offerta è reale e preesistente alla crisi. Ma l’entità del movimento recente incorpora già molta parte della narrativa bellica, rendendo i livelli attuali fragili a possibili sorprese positive.
Cosa resterà quando il polverone si abbasserà?
Al netto della crisi bellica, rimane un problema strutturale che il mercato continuerà a scontare anche quando i missili smetteranno di volare. La capacità produttiva globale di alluminio primario è insufficiente rispetto alla domanda crescente, alimentata dalla transizione energetica (veicoli elettrici, pannelli solari, infrastrutture) e dalla reindustrializzazione in corso in più aree del mondo.
Il Golfo Persico era diventato negli anni un hub produttivo importante proprio per la disponibilità di energia a basso costo.
Il rally attuale, insomma, ha un’anima speculativa e una strutturale, intrecciate in modo difficile da separare. Chi riesce a distinguere le due componenti avrà un vantaggio reale.
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