Buongiorno,
condivido con te le ultime notizie dalla Borsa LME relative alla scorsa settimana ed alcuni approfondimenti dal mondo dei metalli.
LME: bilancio settimanale positivo, ma segnali di cedimento nel breve. Nonostante la chiusura d’ottava soddisfacente, i listini mostrano i primi sintomi di debolezza in vista delle prossime sedute
Nel corso delle ultime quattro settimane, le azioni e le reazioni delle variazioni degli indirizzi dei prezzi espressi in dollari 3mesi degli “industriali” al LME, non possono che ricondursi alle vicende che stanno avendo luogo nel Golfo Persico e a un’area mediorientale che purtroppo presenta dei coinvolgimenti sempre più ampi come scenari di guerra.
L’attacco militare operato da USA e Israele verso l’Iran si è immediatamente allargato a tutti i Paesi che si affacciano sul Golfo e nella parte di territorio che porta questo lembo d’acqua a sfociare nell’Oceano Indiano, rappresentato dallo Stretto di Hormuz, come unica via obbligata per il traffico marittimo.
Gli idrocarburi prodotti in quella parte di mondo hanno messo in chiara evidenza quanto le economie di tutto il pianeta siano ancora e quasi totalmente, dipendenti da queste materie prime per alimentare tutti i mezzi di trasporto e per la generazione di gran parte delle energie di elettricità e calore, mettendo alle strette un’ideologia “green”, ancora oggi bandiera di propaganda politica nell’Unione Europea da parte della Commissione.
La guerra ha penalizzato notevolmente l’andamento delle quotazioni dei metalli industriali nell’insieme dei loro valori. L’indice LMEX tra la fine di febbraio e venerdì scorso ha fatto registrare una contrazione di oltre il 6%, soprattutto per i timori di un rallentamento generale dello stato dell’economia mondiale a seguito del conflitto.
Gli scenari cambiano senza che sopraggiungano segnali di avvertimento e sempre più cadenzati da avvenimenti molto ravvicinati tra loro.
La recentissima crisi internazionale, giunta oltretutto senza alcuna forma di chiara percezione, sta insegnando al ristretto mondo delle commodity rappresentate dai metalli industriali che è giunto il momento di individuare i campi di variabilità delle quotazioni USD 3mesi, fin da subito.
Soglia minima del Rame a 12.000 USD
Il Rame nel corso della seduta LME del 24 marzo ha individuato la sua attuale soglia minima d’indirizzo rialzista a 12mila dollari 3mesi, un valore che seppure instabile e altalenante risulta ancora abbondantemente ridotto in relazione agli ultimi rilevamenti registrati nel corso della seduta del 27 marzo in prossimità dei 12200 USD 3mesi.
Zinco sopra quota 3000 USD manterrà un tono positivo
Il superamento della soglia positiva dello Zinco ha avuto luogo il 26 marzo a quota 3070 dollari, sebbene abbia raggiunto il suo massimo relativo già nel corso della stessa seduta, manterrà un tono decisamente positivo nelle sequenze delle quotazioni 3mesi al LME.
Le Leghe, Ottone e Zama
Le leghe di Ottone e Zama risentiranno degli andamenti positivi di Rame e Zinco, anche se in avvio di settimana i parziali presenteranno differenti assestamenti in termini di prezzo, senza quindi escludere un momentaneo ridimensionamento delle basi riferite all’Ottone e a una situazione di ripresa delle medie di prezzo per la Zama.
Alluminio nei pressi del suo massimo relativo a 3300 USD
L’Alluminio sta evidenziando un processo di adeguamento del suo prezzo in forma piuttosto speculare rispetto a quello visto per lo Zinco, indirizzando la quotazione LME 3mesi a replicare il suo massimo relativo toccato il 26 marzo nei pressi dei 3300 dollari.
Nichel un po’ debole in questa fase
La fase ascensionale della quotazione di Borsa del Nichel ha raggiunto il suo massimo in prossimità del valore di 17600 USD, l’attuale andamento sta mettendo in evidenza un significativo indebolimento del dato LME 3mesi di circa 400 dollari dalla quotazione precedentemente indicata.
Piombo in cerca di stabilizzazione
La buona proiezione rialzista che ha messo in evidenza il Piombo ha avuto come elemento conclusivo il raggiungimento della soglia di massimo a ridosso di 1920 USD, avviando in seguito delle collocazioni incerte della quotazione 3mesi e ora alla ricerca di una stabilizzazione del valore LME che attualmente tenderà ad assestarsi al di sotto della linea di 1900 dollari.
Buona settimana per lo Stagno
La buona settimana dello Stagno ha avuto come effetto diretto l’innalzamento costante dei suoi parziali, portando il massimo relativo a quota 46200 USD 3mesi, per poi risentire di un arretramento di 200 dollari, ma tendendo a considerare il metallo ancora in crescita rispetto a quest’ultima collocazione di soglia.
UNO SGUARDO ALLA REALTA’ PRODUTTIVA

Alluminio, premi ai massimi. Il mercato paga la crisi o i ritardi del passato?
Il premio europeo dell’alluminio vola, spinto da tensioni geopolitiche, rincari energetici e vincoli logistici. L’Europa, fortemente dipendente dalle importazioni, affronta un aumento strutturale dei costi destinato a ridefinire gli equilibri del mercato.
C’è un dato che più di altri racconta cosa sta succedendo davvero all’alluminio in Europa: il premio. Non è un dettaglio tecnico, ma il termometro più diretto della tensione sul metallo fisico. E nel 2026 quel termometro si è impennato.
A inizio gennaio si parlava di 335 dollari per tonnellata. Febbraio è rimasto in un corridoio relativamente stabile tra 340 e 360 dollari. Poi marzo ha cambiato passo: prima 369,5 dollari, poi 427,5 dollari in appena due giorni, fino a toccare 472,22 dollari il 25 marzo.
Una progressione troppo rapida per essere archiviata come semplice volatilità e che ha portato il costo medio dell’alluminio in Europa a salire del 17–18% rispetto a fine 2025.
Dal Golfo all’Europa: quando la geopolitica entra nel prezzo
Il mercato ha iniziato a scricchiolare quando le tensioni in Medio Oriente sono tornate a salire. I paesi del Golfo Persico non sono attori marginali visto che producono circa 6,8 milioni di tonnellate annue e coprono il 14% delle importazioni europee.
Quando quell’area entra in crisi, l’Europa paga il conto.
E infatti i prezzi hanno reagito, con un incremento di circa il 7%. Ma è solo una parte della storia. I veri problemi sono arrivati dalla logistica, diventata improvvisamente un fattore critico. Oggi, attraversare lo Stretto di Hormuz non è più così semplice come è sempre stato e da pochi dollari a tonnellata si è passati a richieste di circa due milioni di dollari per nave per un passaggio sicuro. Un cambio di scala che trasforma ogni spedizione in un rischio operativo ed economico.
A tutto questo si è sommata l’energia. Il gas in Europa è salito da circa 30 a 46 euro per MWh, con picchi oltre i 60. L’elettricità all’ingrosso è balzata tra 80 e 120 euro per MWh.
Il prezzo reale: quello che i buyer vedono in fattura
Ovviamente, chi compra alluminio fisico non guarda solo il prezzo LME, ma guarda il totale di quanto viene consegnato (premio + quotazione). Ed è lì che si misura l’impatto reale della crisi, mentre il punto centrale è che anche quando l’LME rallenta, il prezzo finale resta alto. Sembra proprio che i premi ormai non accompagnino il mercato, ma lo guidino.
Data Prezzo LME (USD/t) Premio (USD/t) Prezzo totale (USD/t)
2 gennaio 2026 2.986 335 3.321
13 marzo 2026 3.520 463,06 3.983,06
25 marzo 2026 3.294,5 472,22 3.766,72
In questo contesto, l’Europa mostra una fragilità ormai evidente a tutti e cioè la sua dipendenza dalle importazioni. Nel 2025 sono arrivate circa 6 milioni di tonnellate di alluminio primario, per un valore di 18,5 miliardi di dollari.
Ma con lo scoppio della guerra contro l’Iran, qualcosa si rompe. Tra 1 e 1,2 milioni di tonnellate legate ai paesi del Golfo diventano di fatto inaccessibili. Il risultato è immediato: importazioni giù del 15–20% nel primo trimestre 2026.
Le conseguenze sono una maggiore competizione tra buyer, più pressione sui premi e più volatilità sui prezzi. E quando si aggiungono eventi di forza maggiore e carenze, il quadro si complica ulteriormente.
Nuovi equilibri per le forniture europee: più Nord Europa e più Asia
L’Europa ha iniziato quindi a guardare con ancor maggiore interesse alla Norvegia, alla Cina e all’Islanda. Nel 2024, la Norvegia era già il primo fornitore con il 15% delle importazioni, seguita da Cina (13,1%) e Islanda (7,3%). Ad oggi, queste importazioni sono la base su cui si regge l’intero sistema europeo.
Ma chi pensa che i problemi che abbiamo esposto siano una conseguenza della crisi in Medio Oriente, rischia di perdere di vista il quadro completo. Già nel 2025 c’erano segnali erano evidenti della crisi, con premi a 240,83 dollari a settembre, saliti fino a circa 330 dollari a fine anno.
Lo stop parziale per un guasto elettrico allo smelter di Grundartangi (Islanda), taglia circa due terzi della produzione e rimuove dal mercato circa 213.000 tonnellate annue. I tempi di riparazione, stimati in 11–12 mesi, allargano il problema ben dentro il 2026 ed evidenziano come un singolo impianto possa stravolgere il mercato, segno di un sistema già tirato al limite.
CBAM, un costo che il mercato ha già iniziato a pagare
Esiste poi un altro fattore sfavorevole e cioè la politica climatica europea con evidenti conseguenze già scontate nei prezzi. Il CBAM, pur entrando formalmente in vigore nel 2027, sta influenzando i premi oggi.
Con prezzi della CO₂ nel sistema EU ETS intorno a 90–100 euro per tonnellata, l’alluminio ad alta intensità emissiva rischia un aggravio di 100–150 dollari per tonnellata. Una componente che il mercato sta iniziando a prezzare in anticipo.
Il risultato è paradossale con l’Europa, che importa circa due terzi del suo fabbisogno, che aggiunge costi proprio su ciò da cui dipende di più. E mentre i produttori interni perdono le quote gratuite, fornitori come Norvegia e Islanda restano fuori dal CBAM, guadagnando un grosso vantaggio competitivo.
APPROFONDIMENTO

Nuove previsioni Goldman Sachs sull’alluminio: 3.400 dollari per quest’anno
Goldman Sachs alza le sue previsioni sul prezzo dell’alluminio a causa delle riduzioni dell’offerta, anche se la domanda cresce lentamente.
Il mercato dell’alluminio è in una fase in cui le tensioni geopolitiche stanno ridefinendo in modo strutturale l’offerta globale. Le criticità legate al conflitto in Medio Oriente si sommano a fermate produttive e riduzioni di capacità che non appaiono contingenti ma sistemiche.
In questo contesto, alcune banche d’investimento hanno iniziato a rivedere al rialzo le previsioni sui prezzi, riconoscendo come le interruzioni produttive stiano comprimendo l’offerta disponibile a livello globale.
Riduzione dell’offerta e impatti sulle principali aree produttive
Secondo Goldman Sachs, le criticità più rilevanti emergono da una serie di riduzioni produttive concentrate in aree strategiche. Il calo dell’offerta globale non è episodico, ma distribuito tra diversi poli produttivi chiave, riassunti nella seguente tabella:
Area Impatto sulla produzione
Qatar (Qatalum) Riduzione operativa significativa
Bahrain (Alba) Parziale inattività della capacità
Mozambique (Mozal) Sospensione e messa in conservazione
Iran Contrazione legata a danni infrastrutturali energetici
L’effetto combinato di questi fattori comporta una contrazione rilevante dell’offerta disponibile nel medio termine, con 850.000 tonnellate in meno di quanto precedentemente previsto per il 2026, a causa della diminuzione della produzione di Qatalum in Qatar, che opera al 60% dopo un arresto controllato, e di Aluminium Bahrain, che ha fermato il 19% della sua capacità produttiva.
Inoltre, Goldman Sachs ipotizza un calo del 30% della produzione iraniana a causa dei danni alle infrastrutture energetiche oltre ad un calo della capacità di Mozal, pari a 560.000 tonnellate, dopo che l’impianto è entrato in fase di manutenzione.
Domanda globale in rallentamento e peso dell’energia
Sul fronte della domanda, il quadro appare più statico. Il rallentamento della crescita globale, influenzato dall’aumento dei costi energetici, pesa direttamente sui consumi industriali di alluminio.
Il ritmo di crescita della domanda è basso, mentre anche le previsioni sull’utilizzo di alluminio sono al ribasso. Di fatto, le prospettive di espansione del mercato sono sempre più lontane. Per Goldman Sachs, l’aumento dei prezzi dell’energia peserà sulla crescita del PIL globale, tanto che ha abbassato la sua previsione di crescita della domanda di alluminio allo 0,1% dallo 0,9% precedente.
In questo contesto, ci sarà un surplus di 550.000 tonnellate nel 2026, inferiore al surplus di 800.000 tonnellate precedentemente previsto. Tuttavia, nel secondo trimestre di quest’anno, il mercato si troverà in deficit di 900.000 tonnellate, con prezzi vicini ai livelli attuali.
Prezzi, volatilità e scenari futuri
I livelli dei prezzi riflettono già queste tensioni. Il mercato si è mosso verso livelli elevati e, nonostante la recente correzione, continua a mostrare una resilienza significativa, con quotazioni che si mantengono vicine ai massimi (ad oggi, 25 marzo, le quotazioni sono a 3.240 dollari per tonnellata).
Sempre secondo Goldman Sachs, i prezzi rimangono orientati al rialzo. Se le interruzioni dei flussi nello Stretto di Hormuz si prolungassero, aggravando le restrizioni in Medio Oriente, i prezzi medi LME per il 2026 potrebbero aggirarsi intorno ai 3.400 dollari per tonnellata.
In sintesi, il mercato rischia un ulteriore rialzo dei prezzi, anche se la presenza di fattori compensativi potrebbe limitarne la crescita. Questo equilibrio instabile rende il mercato particolarmente sensibile a qualsiasi variazione improvvisa dello scenario geopolitico o macroeconomico.
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