Buongiorno,

condivido con te le ultime notizie dalla Borsa LME relative alla scorsa settimana ed alcuni approfondimenti dal mondo dei metalli.

Il listino tenta di scrollarsi di dosso il super dollaro, ma servirà tempo per recuperare i livelli persi al termine della scorsa ottava.

Le variabilità dei mercati e quindi delle quotazioni delle materie prime, rivestono degli aspetti fondamentali non per trarne delle previsioni, una disciplina fine a sé stessa e ormai di difficile fruibilità, ma per spingersi verso qualcosa di più pragmatico e tangibile.

L’importanza di “prendere le misure” a un valore di mercato, significa attribuirgli un ambito d’indirizzo di tendenza nello stesso momento in cui “esce” come numero da una qualsiasi Borsa merci e diffuso in rete attraverso un “provider”.

La sicurezza di un dato, leggi prezzo, non è quindi un fattore attribuibile alla semplice provenienza, ma riguarderà la sua interpretazione sfruttandone i movimenti che inevitabilmente seguiranno, al fine di tracciare un “percorso sicuro” in grado di produrre fruibilità favorevoli in termini di decisioni aziendali.

Lo stato di cambiamento complessivo registrato dagli “industriali” nel corso dell’ultima settimana, si inserisce in questo ambito, dove il posizionamento settimanale dell’indice LMEX, in arretramento dell’1.5%, ha messo in evidenza uno stato di variabilità improvvisa al LME e dove occorrerà verificare, metallo per metallo, quali siano state le variazioni più determinanti per aver prodotto quel risultato d’insieme.

La ricerca si dovrà focalizzare essenzialmente sulla natura dei fenomeni ribassisti che si sono concentrati nel pomeriggio dell’ultima seduta settimanale di Borsa. Una causa è certamente da collegare al significativo quadro di rafforzamento del dollaro in ambito globale e dove l’euro ha registrato un assetto di cambio sotto la linea di 1.16, circostanza che non accadeva dalla prima decade di marzo.

Rame al minimo relativo sulla linea dei 13500 USD

La partitura di una nuova fase al LME non può che avere la sua origine dal Rame. Il metallo guida del listino si trova in questo momento con la quotazione collocata in un pesante frangente di minimo relativo posto a ridosso della linea di 13500 dollari 3mesi e nello specifico evidenziare una traccia tendenziale del suo valore orientato a varcare verso il basso il riferimento appena indicato.

Anche lo Zinco in arretramento dai massimi della scorsa settimana

Lo Zinco ha mutato il suo orientamento a partire dalla seduta LME del 3 giugno, momento nel quale il metallo ha iniziato a inanellare quotazioni piuttosto deludenti nel riferimento USD 3mesi, intercettando un minimo relativo che a quanto evidenziato nel corso del pomeriggio di venerdì 5 ne andrà in breve tempo a raccordare il suo valore di Borsa in un nuovo momento ribassista al di sotto della soglia di 3550 dollari.

Le Leghe, Ottone e Zama

Le leghe assumeranno due connotazioni di valori opposte per le loro abituali modalità di calcolo. La Zama, nonostante il valore dello Zinco in aperta fase ribassista, collocherà ancora il prezzo di tutte le composizioni di lega in ambiti di stabilità essendo il calcolo del valore medio il modello delle determinazioni dei valori di mercato che i produttori indicano ai rispettivi clienti.

La situazione risulterà maggiormente articolata per le leghe di ottone e in particolare per i semilavorati in barra, dove la combinazione dei minimi relativi di Rame e Zinco porterà a un ulteriore arretramento della base di almeno 50 Euro/tonnellata in avvio di settimana, con il dollaro che in caso di rinforzo nei confronti dell’euro potrebbe fungere da fenomeno contenitivo per ulteriori revisioni al ribasso della “lega gialla”.

Il super dollaro fa scendere anche la quotazione dell’Alluminio

L’Alluminio sarà destinato a lasciare momentaneamente l’area del grafico posta al di sopra di 3600 USD 3mesi e popolata ininterrottamente dall’avvio della terza decade di maggio. Una conformazione di prezzo che al momento non presenta evidenze nel suo punto di fine corsa e quindi l’individuazione di un nuovo momento di minimo relativo.

In caduta libera il Nichel

Il difficile collocamento del Nichel oltre la quota di 19mila dollari in avvio di giugno è servito per pilotarlo nel suo momento di minimo già nel corso della seduta LME di mercoledì 3 giugno e poi subire il ridimensionamento generale degli “industriali” nel corso della seduta di fine ottava come appendice di rinforzo dello stato di debolezza della sua quotazione e un collocamento di prezzo che tendenzialmente sarà in prossimità di 18500 USD 3mesi.

Anche il Piombo risente dello stato generale di debolezza del listino

Le probabilità di vedere nuovamente il Piombo al di sotto della linea di 2mila dollari nell’attribuzione di prezzo 3mesi sono considerevolmente elevate e in modo particolare con un forte collegamento allo stato generale d’indirizzo dell’intero listino LME.

Solo lo Stagno potrebbe differenziarsi dagli altri “industriali”

La capitalizzazione dello Stagno, composta da un valore di Borsa elevato, ma da un numero ridotto di lotti posti in quotazione, potrebbe veicolare il metallo a una pronta rimodulazione rialzista del valore dollari 3mesi.

I rottami di alluminio entrano nell’era dell’intelligenza artificiale

L’aumento dei prezzi dell’alluminio e le tensioni geopolitiche nel Golfo stanno accelerando la trasformazione del mercato del riciclo.

Il mercato dell’alluminio sta cambiando pelle ad una velocità che non si era mai vista nei decenni precedenti.

Il recente rialzo delle quotazioni, alimentato dalle tensioni nel Golfo Persico, è soltanto una delle spie che ci indicano una metamorfosi che riguarda anche la progressiva trasformazione del rottame in una materia prima strategica, con l’ingresso dell’Intelligenza Artificiale (AI) nella catena industriale del recupero.

La crisi delle forniture di scatenata dal conflitto nel Golfo Persico, dove si produceva circa il 10% dall’alluminio globale, ha mostrato la vulnerabilità del sistema industriale occidentale che ha scoperto di essere troppo dipendente dalle importazioni. Inoltre, l’aumento dei prezzi ha riacceso l’interesse verso i rottami, soprattutto negli Stati Uniti, dove una quota importante del fabbisogno interno viene già coperta da materiale riciclato.

Ma la vera novità non è il ritorno del rottame, quanto la svolta tecnologica. Il rottame sta diventando una fonte mineraria urbana gestita da AI, sensori e robotica avanzata.

Dai rifiuti ai “giacimenti urbani”

Per anni il settore dei rottami è stato raccontato come una periferia industriale fatta di margini compressi, logistica sporca e selezione approssimativa. Oggi la situazione sta cambiando rapidamente. L’AI promette di trasformare i centri di selezione in impianti ad alta precisione, dove la differenza tra utile e perdita si misura in qualità metallurgica.

Alcune aziende di riciclo americane, stanno investendo non solo in capacità di trattare grandi volumi, ma soprattutto in impianti in grado di distinguere correttamente le diverse leghe di alluminio. Telecamere, laser, sensori a fluorescenza X-ray e AI lavorano insieme per identificare composizione e qualità del materiale.

Sul mercato dell’alluminio secondario, infatti, non tutto il rottame vale allo stesso modo. Separare con precisione significa aumentare drasticamente il valore recuperato per tonnellata trattata. Ed è qui che l’AI smette di essere un tema da conferenza e diventa un vantaggio competitivo concreto.

Tutto ciò in un mercato del riciclo evoluto come quello americano, dove però una quantità enorme di alluminio finisce ancora nei rifiuti generici, persino nelle città dotate di sistemi di raccolta avanzati. Inoltre, una significativa percentuale di alluminio contenuto nei rifiuti sfugge al recupero e sparisce dentro le discariche o i termovalorizzatori.

La filiera corta che il mercato non ha ancora compreso

Mentre tutti guardano alla crisi energetica, alla guerra dei dazi e alle tensioni geopolitiche, esiste un altro fattore che rischia di modificare tutto il settore nel medio periodo e cioè la costruzione di una filiera domestica del metallo secondario, basata su automazione e AI.

I rottami di alluminio non sono solo una questione industriale ma anche una questione di sicurezza economica. E quando una materia entra nella categoria delle risorse strategiche, il mercato smette gradualmente di ragionare soltanto in termini di prezzi spot.

Nel prossimo futuro la vera partita potrebbe spostarsi sulla capacità di recuperare metallo all’interno dei confini nazionali, riducendo esposizione geopolitica e dipendenza esterna.

L’AI cambia il valore del rottame

E qui entra in gioco l’AI, il cui effetto non sarà semplicemente aumentare il volume riciclato, ma ridefinire il valore economico del rottame stesso. Un rottame meglio classificato, separato e tracciato riduce impurità, migliora la qualità finale e abbassa il fabbisogno energetico della rifusione.

Questo significa che nei prossimi anni il differenziale tra impianti tecnologicamente avanzati e operatori tradizionali potrebbe allargarsi rapidamente. Non tutti i rottami di alluminio avranno più lo stesso valore commerciale. E non tutti gli operatori saranno in grado di produrre materia prima secondaria con standard sufficienti per automotive, energia o packaging avanzato.

La sensazione è che il mercato stia ancora osservando il fenomeno con gli strumenti del vecchio ciclo industriale. Si continua a trattare il riciclo come un segmento accessorio, quando invece potrebbe diventare una delle principali fonti domestiche di alluminio. Con un recupero interno sempre più efficiente grazie all’AI, i rottami potrebbero diventare una delle principali fonti domestiche di alluminio nei prossimi anni.

APPROFONDIMENTO

Fabbrica di alluminio primario

Tempesta perfetta sull’alluminio. Perché un metallo comune scuote l’economia mondiale?

Con le rotte commerciali bloccate e la produzione ridotta, si prevede uno shock dell’offerta che durerà tra i 12 e i 18 mesi, mettendo a rischio la stabilità dei prezzi per imprese e consumatori.

Siamo abituati a considerare l’alluminio come una presenza scontata, quasi invisibile, nelle nostre vite.

È la sottile pellicola che preserva la freschezza dei nostri cibi, la lattina che consumiamo distrattamente o il telaio della bicicletta con cui solchiamo le strade nel fine settimana.

Eppure, questo metallo (il più abbondante sulla crosta terrestre) è oggi al centro di una crisi geopolitica e industriale senza precedenti.

Dalle leghe ad alta resistenza necessarie per l’industria aerospaziale alle infrastrutture critiche dei data center che alimentano l’Intelligenza Artificiale, l’alluminio è diventato il punto di rottura di una catena di approvvigionamento globale tesa fino al limite. Ma come può un materiale così onnipresente diventare l’oggetto di una scarsità così grave? La risposta risiede in una convergenza di fattori, tra barriere commerciali e una mutazione profonda della domanda globale.

Perché riavviare la produzione è un incubo tecnico

Uno dei motivi per cui l’attuale carenza non è risolvibile con un semplice aumento della produzione risiede nella natura stessa degli impianti di raffinazione. Jean Simard, presidente e CEO della Aluminium Association of Canada, sottolinea come le fonderie non siano strutture che possono essere attivate o disattivate con la facilità di un interruttore domestico.

Il processo elettrolitico richiede una stabilità energetica assoluta. Quando questa viene compromessa, le conseguenze sono profonde e differenziate per area geografica. In Qatar, la produzione ha subito rallentamenti a causa di una crisi nell’approvvigionamento energetico; in Bahrain e negli Emirati Arabi Uniti (presso gli impianti di Al Taweelah), si sono invece verificati danni fisici alle infrastrutture in seguito al conflitto in corso.

Potremmo paragonare la ripartenza di questi impianti ad una procedura di emergenza domestica quando, dopo un blackout critico, non si può semplicemente riattaccare la corrente, ma occorre scollegare ogni singolo apparecchio e ricollegarlo individualmente per non far collassare l’intero sistema.

Come ha Jean Simard ha recentemente detto a Bloomberg, “Possono riavviare solo due celle elettrolitiche al giorno, su linee di produzione che ne contano centinaia e centinaia “. Questa vulnerabilità tecnica implica che, anche qualora le tensioni geopolitiche dovessero cessare immediatamente, la capacità produttiva globale resterebbe mutilata per mesi. L’industria pesante non possiede la resilienza necessaria per rispondere istantaneamente agli shock sistemici.

L’effetto ritardato: il fantasma logistico dello Stretto di Hormuz

Se la produzione è ferma, la logistica non versa in condizioni migliori. Il collo di bottiglia principale rimane lo Stretto di Hormuz, un’arteria vitale attraverso la quale transita il 20% della produzione mondiale di alluminio (esclusa la Cina), destinata principalmente ai mercati di Europa, Stati Uniti e Asia.

Tuttavia, il mercato sta vivendo in una sorta di falso senso di sicurezza, una “calma prima della tempesta” dettata dall’arbitraggio logistico. L’ultima nave carica di alluminio partita dal Medio Oriente prima del blocco è arrivata sulle coste americane solo recentemente, dopo un viaggio di 60 giorni. Al momento, non ci sono altre navi in transito.

Questo fantasma logistico significa che il vero shock non è ancora stato percepito dai piccoli trasformatori e dalle officine a conduzione familiare, che si troveranno improvvisamente di fronte ad un vuoto di forniture tra meno di due mesi.

Il triplo colpo micidiale: guerra, dazi e l’inaspettata fame dell’AI

Secondo Brendan Moore, fondatore della Wolf Tooth Components, l’industria sta subendo quello che definisce un triplo colpo micidiale che sta ridisegnando la gerarchia degli acquirenti:

L’instabilità bellica: I danni cinetici e i blocchi navali hanno rimosso dal mercato volumi critici di metallo primario.

Il protezionismo tariffario: L’imposizione di dazi al 50% negli Stati Uniti ha creato una barriera economica che isola il mercato interno, alzando i costi per chiunque non abbia accesso a forniture domestiche.

L’espansione dell’AI: Questo è il fattore più dirompente. La costruzione massiccia di data center per l’Intelligenza Artificiale richiede quantità immense di alluminio. Questo settore non sta solo aumentando la domanda, ma sta attivamente scalzando i produttori tradizionali: con capitali quasi illimitati, i giganti del Big Tech possono permettersi di superare in offerta un produttore di biciclette o di componenti automobilistiche, accaparrandosi le poche scorte disponibili.

Ferite auto-inflitte: il dilemma del “net back” e il caso Canada

La politica commerciale statunitense rappresenta un caso di studio sulla complessità delle catene del valore. Nonostante gli USA dipendano dalle importazioni per il 60% del loro fabbisogno di alluminio primario, l’amministrazione Trump ha innalzato i dazi al 50% per stimolare la produzione domestica. Il risultato, però, è stato un paradosso strategico.

Il Canada, storico partner e principale fornitore degli Stati Uniti, ha reagito secondo la logica del net back (il profitto netto ottenuto deducendo dazi e costi logistici dal prezzo di vendita). Di fronte a un dazio del 50%, il net back derivante dal mercato statunitense è diventato matematicamente inferiore rispetto a quello di altri mercati globali.

Di conseguenza, i produttori canadesi hanno iniziato a dirottare le forniture verso destinazioni più redditizie. La nuova politica tariffaria USA continuerà a strozzare proprio quei produttori americani che vorrebbe proteggere, lasciandoli privi della materia prima necessaria.

Perché le aziende non possono semplicemente alzare i prezzi

Per le aziende che producono beni di consumo l’aumento dei costi della materia prima non è un fattore che si può trasferire immediatamente a valle. A differenza di quanto accade nel settore energetico, dove i prezzi fluttuano quotidianamente in base al mercato, i beni industriali complessi richiedono stabilità nei listini.

Aumentare i prezzi è una mossa rischiosa per tre ragioni:

Erosione della fiducia: I clienti reagiscono con ostilità a variazioni repentine di prezzo.

Svantaggio competitivo: In un mercato globale, alzare i prezzi espone il fianco a concorrenti che potrebbero avere scorte residue.

Complessità amministrativa: La gestione burocratica di nuovi listini su scala globale ha costi operativi non trascurabili.

Di conseguenza, nella fase iniziale della crisi, le aziende scelgono di “digerire i costi” , assorbendo l’aumento dei prezzi all’interno dei propri margini di profitto. È una strategia di resistenza che, tuttavia, ha un fiato cortissimo.

Shock estivo all’orizzonte?

Le prospettive per i prossimi mesi sono delineate da una situazione di backwardation, con prezzi altissimi per la consegna immediata, dovuti alla scarsità fisica, e una curva decrescente che il CFO di Norsk Hydro ipotizza possa vedere un ritorno a circa 3.000 dollari per tonnellata solo tra un paio d’anni.

Tuttavia, per chi opera sul campo, il segnale d’allarme è più immediato. La combinazione tra i 12-18 mesi necessari per ripristinare la produzione in Medio Oriente e i 60 giorni di transito logistico punta verso uno shock estivo, con un vuoto di offerta che colpirà duramente durante il periodo estivo.

In questo scenario, la geopolitica è diventata un pericolo operativo inevitabile. In un mondo in cui il costo di una bicicletta prodotta a Milano dipende dalla stabilità dei flussi nello Stretto di Hormuz e dalle strategie di approvvigionamento di un data center nella Silicon Valley, la domanda sorge spontanea: quanto può realmente definirsi autonoma e resiliente la nostra economia locale di fronte ai sussulti del disordine globale?

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