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condivido con te le ultime notizie dalla Borsa LME relative alla scorsa settimana ed alcuni approfondimenti dal mondo dei metalli. 

La recente crescita dei prezzi dei metalli in Borsa potrebbe essere seguita da un calo, con il dollaro a tre mesi che ne influenzerà i valori

I ritardi, salvo eventi imponderabili e imprevedibili, non possono mai essere accompagnati da giustificazioni. Una contingenza che si addice alla ventata di aumenti che si sono verificati al LME nella seconda parte della settimana appena conclusa.

Uno scatto in avanti dell’intero listino degli “industriali”, che seguendo le logiche del calendario, sarebbe dovuto avvenire all’indomani della conclusione delle vacanze e orientativamente alla fine del mese di agosto.

L’evidenza di questa situazione positiva si è avuta leggendo il dato dell’indice LMEX, dove quota 4.330 si traduce in un incremento del 2,3% rispetto al riferimento settimanale precedente.

Rame alla guida della crescita del listino LMEX

Il metallo guida degli “industriali” è ritornato al di sopra della linea dei 10mila dollari 3mesi dopo la fugace apparizione in questa area di prezzo vista a inizio luglio, ma come in quell’occasione, anche adesso non esistono sufficienti elementi che possano deporre a favore, affinché la quotazione del Rame possa permanere a lungo con una quotazione a cinque cifre.

Una propensione rialzista del “metallo rosso” che ha come suo limite lo stato di volumi crescenti della liquidità in tale direzione, eccessiva soprattutto in funzione dell’attuale domanda di “fisico” da parte degli utilizzatori.

Margini di miglioramento per lo Zinco

Un limite che non avrà invece lo Zinco, destinato ancora a evidenziare significativi margini di miglioramento della sua quotazione in dollari dopo un’ottima settimana di Borsa, che ha portato il suo riferimento 3mesi a crescere di 3,9 punti percentuali.

Le Leghe, Ottone e Zama

Il perdurare dello stato di buona salute dello Zinco avrà conseguenze positive sul collocamento al rialzo dei valori della Zama, con l’innalzamento della sua quotazione media settimanale. Una serie di argomentazioni in più andranno invece fatte a riguardo dell’Ottone, dove segnali di variazioni contrastanti tra il Rame, nella possibile fase di una blanda contrazione e lo Zinco presentare ancora un quadro positivo, determineranno un assetto d’indicazione prezzo non ben delineabile, ma con pochi elementi a favore di una sua ulteriore crescita.

Inerzia rialzista per l’Alluminio

La fase di “inerzia rialzista” caratterizzerà la prima metà della settimana di Borsa dell’Alluminio e che porterà la quotazione dollari 3mesi a dei livelli che non si vedevano da inizio marzo; occorrerà quindi muoversi con la giusta cautela, anche in considerazione di una pur sempre traballante presenza della “backwardation”, vero e proprio puntello di questa ventata di rialzi dell’Alluminio.

Nichel punta i 15500 dollari

Il Nichel pur muovendosi in un contesto di Borsa atteso tranquillo, punterà a breve a uno dei suoi principali obiettivi, ovvero il varco della soglia dei 15500 USD 3mesi, ma che non raggiungerà nel corso di questa settimana, sebbene ci sarà un significativo avvicinamento a questa importante linea d’attribuzione di valore per il metallo.

Piombo che beneficia degli aumenti del listino

La nuova ventata di aumenti al LME ha portato innegabili benefici al Piombo e che senza particolari meriti, ha ritrovato quota 2mila per il suo riferimento di Borsa e seppure in crescita ancora per qualche seduta, non mancherà di tornare ai livelli di prezzo visti in avvio della scorsa ottava.

Stagno alla fine della sua corsa al rialzo?

Allo Stagno non verrà negato il riconoscimento del simbolico varco di prezzo oltre quota 35mila dollari 3mesi, dove però la rimodulazione in “contango” (valore settlement più basso del 3mesi) della quotazione LME non potrà supportare ulteriori rinforzi del suo valore in Borsa.

Chi produce alluminio vuole dazi del 30% sull’export di rottami. No dei riciclatori

L’industria europea dell’alluminio chiede a Bruxelles di introdurre dazi sulle esportazioni di rottami, sempre più attratti dai mercati asiatici. I riciclatori si oppongono denunciando carenze di domanda interna.

Il comparto europeo dell’alluminio ha acceso i riflettori su un tema che rischia di diventare esplosivo: l’emorragia di rottami.

Secondo Reuters, nel 2024 le esportazioni hanno toccato il record di 1,26 milioni di tonnellate, circa il 50% in più rispetto a cinque anni fa (con l’Asia come destinazione principale).

Per l’industria continentale, questo flusso è diventato insostenibile e Bruxelles viene sollecitata a introdurre dazi del 30% sulle spedizioni extra-UE dei rottami.

Il nodo dei dazi globali

Il problema si è aggravato con la nuova politica commerciale statunitense. I dazi imposti da Washington sull’alluminio lavorato (50%) e sui rottami (15%) hanno riorientato i flussi mondiali, spingendo gli acquirenti asiatici a guardare sempre di più all’Europa.

Secondo Paul Voss, direttore generale di European Aluminium, i produttori europei non possono reggere la concorrenza di paesi che beneficiano di sussidi e di standard ambientali e salariali meno stringenti.

Il tema non è solo economico ma anche ambientale.

Riciclare alluminio consente un risparmio energetico del 95% rispetto alla produzione da bauxite, rendendo il rottame cruciale per la decarbonizzazione.

Non a caso, le imprese europee hanno investito 700 milioni di euro per ampliare la capacità dei forni di riciclo fino a 12 milioni di tonnellate annue. Limitare le esportazioni, sottolineano le associazioni industriali, è quindi una misura di sicurezza strategica.

Lo scontro con i commercianti di rottami

Il fronte pro-dazi non è composto solo dai produttori di alluminio. Anche Eurofer, che rappresenta l’acciaio, sostiene la necessità di trattenere i rottami in Europa, ricordando come già 48 paesi, tra cui India e Cina, abbiano imposto restrizioni sulle esportazioni di materiali ferrosi.

Una scelta che Bruxelles, almeno per ora, non ha ancora compiuto, pur avendo avviato un monitoraggio delle spedizioni dal luglio scorso.

A opporsi con forza alle ipotesi di dazi sui rottami è naturalmente il settore del riciclo. Secondo EuRIC, i volumi record di esportazione non derivano da appetiti esteri ma da una domanda interna insufficiente e da carenze impiantistiche, soprattutto per i rottami misti provenienti da auto rottamate.

Per i commercianti di rottami e i riciclatori, limitare l’export significherebbe danneggiare un mercato che oggi garantisce sbocchi essenziali.

Una disputa che mette la Commissione Europea di fronte ad un dilemma: proteggere l’industria metallurgica o preservare la libertà commerciale?

I paradossi della transizione verde in Europa: renne o terre rare?

Il più grande deposito europeo di terre rare è al centro di un acceso dibattito: da un lato l’Europa lo considera fondamentale per ridurre la dipendenza dalla Cina, dall’altro la comunità Sami teme la fine della pastorizia delle renne.

Quando la società LKAB ha scoperto il deposito Per Geijer in Svezia, contenete circa 1,2 miliardi di tonnellate di minerale con 2,2 milioni di tonnellate di ossidi di terre rare, la notizia ha subito avuto un grande eco a Bruxelles, Berlino e Parigi.

Presentato come il più grande giacimento europeo di terre rare, è stato rapidamente classificato come progetto strategico nell’ambito del Critical Raw Materials Act (CRMA).

Ma dietro l’entusiasmo si nasconde un conflitto profondo dal momento che il giacimento si trova sul corridoio di migrazione delle renne della comunità Sami di Gábna, una rotta vitale che resiste da secoli e che oggi rischia di essere spezzata.

Un tassello cruciale per la catena del valore europea

L’Europa dipende in modo quasi assoluto da importazioni di terre rare, in gran parte dalla Cina. I numeri parlano chiaro: nel 2024 il 95% delle forniture proveniva da Cina, Malesia e Russia. Per materiali come il disprosio, indispensabile per i motori elettrici e le turbine eoliche, la dipendenza europea da Pechino è totale.

In questo contesto, Per Geijer è visto come un pilastro delle ambizioni green-tech europee. Tuttavia, per i Sami la miniera rappresenta una minaccia esistenziale visto che significherebbe perdere il territorio necessario alla pastorizia delle renne, ancora oggi fulcro della loro cultura e della loro sopravvivenza.

Una terra già segnata

Kiruna conosce bene l’impatto dell’industria estrattiva. La storica miniera di ferro di Kiirunavaara ha già costretto, nel 2024, allo spostamento dell’intera città, compresa la chiesa principale.

Parallelamente, i cambiamenti climatici stanno restringendo ulteriormente lo spazio vitale con piogge invernali che formano croste di ghiaccio, estati più calde e pascoli sempre meno accessibili. Per i Sami, ogni ulteriore ostacolo al corridoio migratorio equivale a mettere a rischio la sopravvivenza delle mandrie.

Nonostante il clamore, Per Geijer è ancora lontano dal diventare operativo. LKAB ha avviato quest’anno una galleria esplorativa di 8 chilometri per definire meglio il giacimento, ma i tempi autorizzativi in Svezia fanno pensare ad un avvio della produzione non prima degli anni ’30.

Intanto, il nodo principale resta irrisolto: come conciliare lo sfruttamento minerario con la salvaguardia della cultura e delle esigenze dei Sami?

Il collo di bottiglia della lavorazione

Anche se estratte, le terre rare dovranno affrontare un altro ostacolo e cioè l’assenza in Europa di capacità sufficiente di separazione e raffinazione. La Cina domina l’intera filiera intermedia.

Alcuni progetti europei sono in corso, come l’impianto REEtec in Norvegia e l’ampliamento della struttura Solvay a La Rochelle (Francia), ma gli analisti avvertono che senza investimenti rapidi e autorizzazioni accelerate l’Europa rischia di non raggiungere gli obiettivi del CRMA.

Il riconoscimento del progetto di Per Geijer come strategico a livello europeo non cancella le leggi svedesi. Il precedente della Corte Suprema norvegese, che nel 2021 ha bocciato il parco eolico di Fosen per violazione dei diritti dei Sami, pesa come un avvertimento.

Qualsiasi progetto che comprometta la pastorizia delle renne può essere giudicato illegittimo, anche se finalizzato alla transizione verde.

Quale compromesso?

Gli osservatori ipotizzano soluzioni di compromesso, come la costruzione di corridoi artificiali per la migrazione, finestre stagionali per ridurre l’impatto del traffico minerario, una co-gestione vincolante con la comunità Sami e impianti di lavorazione decentrati per ridurre la pressione locale. Ma restano misure ipotetiche, non ancora tradotte in impegni concreti.

Il paradosso di Per Geijer riflette un dilemma globale. Come conciliare sicurezza delle forniture e decarbonizzazione con la tutela dei diritti indigeni e dell’ambiente?

Per l’Europa, il banco di prova sarà capire se la spinta verso l’autonomia strategica potrà andare di pari passo con i principi di giustizia ambientale e culturale che essa stessa promuove.

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