Buongiorno,
passate le festività natalizie torno a condividere con te le ultime notizie dalla Borsa LME relative alla scorsa settimana ed alcuni approfondimenti dal mondo dei metalli.
Riflettori sul LME dopo due settimane di bassi volumi. Si attendono segnali più chiari sull’andamento dei prezzi, condizionati dall’evoluzione della crisi USA-Venezuela.
Il nuovo focolaio di tensione geopolitica a livello mondiale che sta vedendo contrapposti militarmente gli USA e il Venezuela, presenterà un sipario temporaneo per le quotazioni imminenti e future dei metalli industriali al LME.
La doverosa premessa sulle vicende centroamericane che sono coincise con i giorni di debutto del nuovo anno, non devono allontanare una realtà di Borsa caratterizzata da un ambiente “sottile”.
Nel mondo della finanza e delle Borse questa particolare situazione viene percepita come un momento di difficile interpretazione, dov’è un attimo prendere la decisione sbagliata e quindi definire una strategia futura che allontani fruizioni vantaggiose tra il breve e il medio periodo.
La cosa migliore quando sopraggiunge questa caratterizzazione di mercato è quella di interpretare la fase attraverso operatività mirate allo spazio temporale di poche sedute di Borsa e dare l’adeguato peso dei valori scaturiti dalle contrattazioni “vacanziere” per individuare gli orientamenti più efficaci delle quotazioni quando i mercati entreranno nella modalità di attività piena.
Nel corso delle ultime due settimane al LME è avvenuto proprio quello che è stato appena descritto e due metalli in particolare, il Rame e il Nichel, hanno trascinato il listino degli “industriali” al suo picco annuale, collocando l’indice LMEX a quota 5115 e 31 punti percentuali di crescita negli ultimi dodici mesi!
Il maggiore beneficio di questo “effetto traino” in senso positivo lo ha ricevuto l’Alluminio, ritornato a collocare il suo prezzo 3mesi in dollari oltre quota 3mila, situazione che mancava dall’aprile 2022.
La seconda settimana di calendario, quella attuale, determinerà quindi il vero inizio della stagionalità delle quotazioni e che si interromperà solo a ridosso delle settimane centrali di agosto. I riscontri dei prezzi scaturiti dalle ultime sedute LME dovranno comunque essere considerati come valori validi a tutti gli effetti e nonostante le argomentazioni espresse precedentemente.
Il denaro affluito su ciascun metallo, seppure in quantità esigua, dovrà necessariamente essere ricollocato in una realtà più consona alle dinamiche che si determineranno per ciascuna voce del listino degli “industriali”, tenendo quindi in considerazione che alcuni trend potrebbero subire delle repentine inversioni e senza alcun clamore o sorpresa.
Inerzia rialzista per il Rame
L’inerzia rialzista caratterizzerà le prossime situazioni di Borsa del Rame, significando per il “metallo guida” del listino una ancora certa e prolungata permanenza della sua quotazione ben oltre la soglia dei 12mila dollari 3mesi.
Stabilità e solidità per lo Zinco
Lo Zinco, pur abbandonando la lunghissima parentesi della “backwardation” ha dato un chiaro segnale di stabilità e solidità di tendenza oltre la linea dei 3mila dollari 3mesi e soprattutto di equilibrio tra le componenti domanda e offerta anche nelle instabili giornate di Borsa di fine dicembre e inizio gennaio.
Le Leghe, Ottone e Zama
Le evidenze dei prezzi delle leghe di Ottone e Zama non potranno prescindere dagli stati attuali delle quotazioni LME di Rame e Zinco e nel caso del semilavorato “giallo” presenterà un incremento significativo in un intervallo compreso tra i 600 e i 700 Euro/tonnellata rispetto al dato di mercato della seconda decade del mese scorso. Un avvio meno roboante lo metterà in evidenza la Zama e questo grazie alla stabilità dello Zinco, come sottolineato in precedenza.
Massima attenzione per l’Alluminio
La massima attenzione andrà invece dedicata per quanto riguarda l’Alluminio e soprattutto nell’interpretazione di possibili e ulteriori progressioni di rialzo della quotazione di Borsa, non certo consone e supportabili da un mercato “fisico” dalla domanda alquanto debole.
Stessa situazione anche per il Nichel
Una chiave di lettura che andrà adottata nel medesimo modo per il Nichel, la cui crescita verticale della quotazione USD 3mesi, non sta convincendo molti operatori nel suo mantenimento, sebbene siano ormai da dimenticare i momenti dei minimi relativi toccati nell’ultimo trimestre dell’anno appena concluso.
Piombo stabile nella soglia ottimale di duemila dollari
Il Piombo manterrà la sua soglia ottimale di prezzo fissata in prossimità della linea dei 2mila dollari 3mesi, andando comunque a seguire umori e tendenze di un listino LME alla ricerca di una sua stabilità complessiva in un arco temporale tra la presente e la prossima ottava.
Futuro riassetto per lo Stagno
Lo Stagno dovrà ritrovare una corretta collocazione di valore che comunque non sarà quella vista nelle poche sedute di Borsa che si sono tenute a causa di un calendario LME compresso dalle ricorrenze natalizie e dal “fuori programma” USA/Venezuela, dove la persistenza del poco denaro presente su questo metallo sta fornendo una quotazione dollari 3mesi decisamente fuori assetto.
UNO SGUARDO ALLA REALTA’ PRODUTTIVA

Prezzi dell’alluminio solidi adesso, ma il ciclo economico minaccia il 2026
I prezzi dell’alluminio mostrano una buona tenuta nel breve periodo grazie ai limiti produttivi in Cina e alla sostituzione con il rame ma, secondo BCA Research, il quadro potrebbe cambiare nel 2026.
I prezzi dell’alluminio mostrano una forza significativa nel breve periodo, sostenuti da una combinazione di fattori strutturali e congiunturali che, almeno per ora, limitano le pressioni ribassiste (il 24 dicembre il contratto LME a tre mesi quotava 2960,50 dollari per tonnellata).
Tuttavia, lo scenario delineato dagli analisti di BCA Research suggerisce che questo equilibrio potrebbe incrinarsi nel corso del 2026, quando il ciclo economico globale inizierà a pesare in modo più deciso sulla domanda.
È il vincolo produttivo cinese che sostiene i prezzi
Uno dei principali pilastri della resilienza attuale dell’alluminio è rappresentato dalla situazione produttiva in Cina. Il paese si avvicina rapidamente al tetto massimo di capacità annuale fissato a 45 milioni di tonnellate, un limite introdotto diversi anni fa e ribadito nei più recenti piani di politica industriale.
Questo vincolo segna una svolta storica visto che si chiude una fase di espansione pluridecennale che ha contribuito in modo dominante alla crescita dell’offerta globale di alluminio primario.
Al di fuori della Cina, nel frattempo, non emergono segnali chiari di un’accelerazione produttiva in grado di colmare il vuoto. Il risultato è un contesto di offerta che rimane relativamente rigido, elemento che continua a fornire un supporto ai prezzi nel breve termine.
Il ruolo della sostituzione con il rame
Sul fronte della domanda, l’alluminio beneficia anche del suo ampio sconto rispetto al rame. Questo differenziale di prezzo ha favorito, in alcuni settori specifici, una sostituzione dei materiali, in particolare nelle applicazioni elettriche. Il fenomeno ha contribuito a rafforzare la domanda, accompagnando la recente salita dei prezzi dell’alluminio in parallelo a quella del rame.
Secondo BCA Research, finché il divario tra i due metalli rimane ampio, la dinamica di sostituzione tende a funzionare come un vento a favore per il mercato dell’alluminio, attenuando l’impatto di eventuali rallentamenti settoriali.
Le nubi del 2026: ciclo economico e domanda in calo
Guardando oltre l’orizzonte immediato, il quadro cambia. Le prospettive per il 2026 appaiono meno favorevoli, con un progressivo deterioramento delle condizioni cicliche globali. I segnali di debolezza provenienti dagli indicatori anticipatori del manifatturiero, in particolare dai nuovi ordini, indicano un possibile ingresso dell’indice PMI globale in territorio di contrazione.
Un simile scenario avrebbe effetti diretti sulla domanda di alluminio, riducendo il consumo industriale e, al tempo stesso, indebolendo l’attrattiva del metallo come alternativa al rame, soprattutto se anche quest’ultimo dovesse subire una correzione dei prezzi.
Secondario, delocalizzazione e costi energetici
Sul lato dell’offerta, la fine della crescita dell’alluminio primario cinese non implica necessariamente una scarsità prolungata. L’aumento della produzione secondaria in Cina e l’espansione della capacità all’estero da parte di operatori cinesi potrebbero compensare almeno in parte la perdita di slancio del primario.
In questo contesto, un fattore cruciale sarà rappresentato dai costi dell’elettricità, che variano in modo significativo da una regione all’altra. L’energia resta una componente chiave della produzione di alluminio e influenzerà la velocità e l’intensità con cui l’offerta globale potrà adattarsi ai nuovi limiti imposti alla produzione cinese.
Nel complesso, il mercato dell’alluminio si trova oggi in una fase di equilibrio delicato: sostenuto nel breve periodo da vincoli strutturali e dinamiche di sostituzione, ma esposto nel medio termine ai rischi di un ciclo economico meno favorevole.
APPROFONDIMENTO

La filiera dell’alluminio sta cambiando volto. Cosa aspettarsi nel 2026?
Prezzi in ripresa, tensioni sull’offerta e interventi governativi stanno ridefinendo equilibri e strategie lungo tutta la catena del valore dell’alluminio.
Come chiunque operi professionalmente nel settore ha già intuito, la filiera globale dell’alluminio è entrata in una fase di transizione complessa, segnata da nuove rotte commerciali, politiche industriali più stringenti e dinamiche di prezzo che stanno ridefinendo gli equilibri del mercato.
Tra vincoli produttivi, sostenibilità ambientale e terremoti geopolitici, il settore si trova a gestire un equilibrio sempre più fragile tra domanda e offerta.
La nuova geografia dell’offerta di bauxite
Uno dei tratti più evidenti dell’attuale fase è la crescita dei flussi di bauxite verso l’Asia. La Cina ha rafforzato in modo significativo le proprie strategie di approvvigionamento, aumentando le importazioni e consolidando il ruolo della Guinea come fornitore chiave. Questa dinamica evidenzia la priorità attribuita da Pechino alla stabilità delle forniture, in un contesto in cui la domanda interna di alluminio rimane strutturalmente elevata.
Parallelamente, l’Indonesia prosegue su una linea di forte controllo dell’output. Attraverso il sistema dei piani annuali, Jakarta mira a contenere la produzione ben al di sotto della capacità teorica, nel tentativo di riequilibrare il mercato interno e sostenere i prezzi.
La distanza tra le quotazioni effettive e i benchmark governativi riflette un quadro di eccesso strutturale, criticità logistiche e una domanda ancora limitata da parte delle raffinerie di allumina.
Allumina: tra dipendenze esterne e riorganizzazione industriale
Scendendo lungo la catena delle forniture, il mercato dell’allumina mostra andamenti divergenti a seconda delle aree geografiche. Negli Stati Uniti, l’aumento delle importazioni è legato più a problemi sul lato dell’offerta che a una crescita dei consumi visto che la chiusura di alcune raffinerie ha reso necessario ricorrere maggiormente al mercato estero per coprire il fabbisogno.
In Medio Oriente, l’Iran continua invece a rafforzare la propria catena del valore, incrementando la produzione di idrato di alluminio, allumina e bauxite. Questo progresso segnala un tentativo di ridurre la dipendenza dall’estero e di valorizzare maggiormente le risorse nazionali, nonostante il contesto geopolitico resti complesso.
La Cina, dal canto suo, presenta un quadro più articolato. A fronte di un forte aumento delle importazioni mensili di allumina, il dato cumulato annuo resta in calo, indicando una gestione tattica delle scorte e una maggiore cautela sul medio periodo. Il calo delle esportazioni e il ritorno a volumi netti di importazione suggeriscono un mercato interno in fase di riequilibrio.
I prezzi? In ripresa…
Sul fronte dei prezzi, la fine del 2025 e i primi giorni del 2026 hanno evidenziato un netto segnale rialzista. Le quotazioni dell’alluminio al London Metal Exchange (LME) hanno mostrato una progressione costante nelle ultime settimane dell’anno, sostenute da un mix di offerta più tesa, dinamiche favorevoli sulle scorte e un rafforzamento delle aspettative sul contratto a tre mesi.
Anche i mercati domestici asiatici hanno risentito di questo clima. In India, nonostante una disponibilità locale giudicata adeguata e una domanda a valle moderata, i produttori primari hanno ritoccato al rialzo i prezzi dei pani, seguendo l’intonazione dei mercati internazionali e le preoccupazioni sulla sicurezza delle forniture globali.
Ma sul 2026 incombe il CBAM
Uno dei temi destinati a incidere maggiormente nel 2026 è l’entrata a regime del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) in Europa. La nuova normativa di Bruxelles introduce un costo legato alle emissioni incorporate nelle importazioni di beni energivori, tra cui l’alluminio, con l’obiettivo di allineare la concorrenza esterna agli standard climatici dell’Unione Europea.
L’effetto è già visibile tanto che la crescita della produzione primaria in Europa è in frenata, mentre il ricorso al riciclo supera ormai la metà dell’offerta complessiva. Per gli esportatori verso la UE, il CBAM rappresenta al tempo stesso un segnale di mercato e una barriera competitiva, imponendo investimenti in tracciabilità e riduzione dell’impronta carbonica per mantenere l’accesso al mercato europeo.
Interventi governativi e incertezza normativa
Il contesto globale è ulteriormente complicato da una serie di interventi istituzionali e contenziosi legali. In Africa occidentale, il dibattito sulla gestione delle concessioni di bauxite in Ghana e le dispute arbitrali che coinvolgono la Guinea mostrano come la crescente attenzione degli Stati alla valorizzazione delle risorse possa tradursi in maggiore incertezza per gli investitori internazionali.
In India, una recente decisione della Corte Suprema ha riaffermato i limiti del controllo giudiziario in materia arbitrale, offrendo un segnale di maggiore prevedibilità per il settore industriale.
In Cina, infine, l’orientamento della Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme verso una stretta sui nuovi progetti di rame e allumina indica la volontà di prevenire eccessi di capacità e investimenti disordinati nel prossimo piano quinquennale.
Verso il 2026 con un equilibrio ancora troppo fragile
Nel complesso, la filiera dell’alluminio inizia il 2026 con fondamentali in equilibrio instabile o, per altro dire, con significative incertezze provocate da fattori strutturali che stanno cambiando a livello globale.
Le politiche climatiche e le tensioni geopolitiche stanno ridefinendo le priorità degli operatori, mentre l’andamento dei prezzi suggerisce un mercato molto sensibile ad eventuali shock sul fronte dell’offerta. In questo scenario, la capacità di adattarsi a regole più stringenti e a catene di approvvigionamento sempre più selettive sarà determinante per affrontare le sfide del prossimo ciclo.
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