Buongiorno,
condivido con te le ultime notizie dalla Borsa LME relative alla scorsa settimana ed alcuni approfondimenti dal mondo dei metalli.
Listino degli “industriali” al via con le quotazioni dollari 3mesi stabilmente ancorate ai minimi delle ultime due ottave
La moneta statunitense è ritornata al centro degli equilibri nelle definizioni dei prezzi di tutte le materie prime nelle rispettive Borse di riferimento e in qualsiasi parte del mondo.
Il dollaro ha ritrovato il suo stato di forza rispetto alle altre valute nell’esatto momento in cui l’ordine di attacco all’Iran è partito dalla Casa Bianca, il rapporto di cambio con l’euro era di 1.1805 l’ultimo giorno di febbraio. Un differenziale di valore di quasi 3 punti percentuali ora che anche la soglia di 1.14 tra la nostra valuta e quella statunitense sarà messa in discussione già in avvio di questa ottava.
Un segnale forte che se ha come chiave di lettura una diretta proporzionalità tra il rinforzo del dollaro e i prezzi delle commodity energetiche, risulta invece come rapporto inverso nelle determinazioni di Borsa delle altre materie prime e in particolare per i metalli industriali.
La variazione negativa su base settimanale dell’indice LMEX ha avuto il suo secondo risconto in tale direzione a distanza di otto giorni, cedendo un punto percentuale e nessun metallo che si sia posto in condizioni di controtendenza, come era avvenuto per l’Alluminio nel periodo precedente.
Un listino, quello degli “industriali”, che ha messo in evidenza una scarsa propensione da parte del comparto speculativo nel prendere dei posizionamenti sulle nuove quotazioni USD 3mesi, sebbene siano ormai tutte in procinto di avvicinarsi a delle situazioni di minimo relativo in riferimento a ciascun metallo.
Rame in fase di debolezza vicino al minimo relativo del periodo
L’aspettativa di una costante azione rialzista del petrolio e del gas naturale aprirà l’ottava LME in un ambito di debolezza diffusa e in particolare per il Rame, seppure il valore fissato a fine seduta della scorsa settimana sotto la linea dei 12800 dollari possa essere considerato come un valore dalla prospettiva interessante.
Zinco sotto ai massimi della settimana scorsa ma in sostanziale equilibrio
Lo Zinco presenterà tempi lunghi per riproporsi ai valori di massimo di soli otto giorni fa, ma non occorre neanche fare ragionamenti di carattere pessimistico a riguardo di una prosecuzione della parabola ribassista della quotazione dollari 3mesi.
Le Leghe, Ottone e Zama
Le evidenze delle quotazioni LME di Rame e Zinco porteranno a delle letture sulle tendenze dei valori delle leghe di Ottone e Zama che difficilmente si presenteranno ancora a lungo come variazioni orientate verso il basso, soprattutto per le concomitanze dei minimi relativi rilevati in Borsa dei due metalli di riferimento.
Incertezza di indirizzo per le quotazioni dell’Alluminio
Le tensioni sull’Alluminio relative agli aspetti della logistica per il passaggio dello Stretto di Hormuz per i container che sono imbarcati su navi “ostili” per il regime iraniano, sembrerebbe dalle ultime quotazioni LME presentare degli aspetti di allentamento dello stato di criticità. L’incertezza d’indirizzo è ancora molto elevata, anche se il contrasto della quotazione 3mesi al suo punto massimo, toccato nel corso della seduta del 12 marzo, apre lo spazio a una revisione ribassista che potrebbe spingersi fino a lambire la soglia dei 3300 dollari.
Consolidamento dei valori attuali per il Nichel
La discesa del Nichel dal massimo del periodo in prossimità di 17500 dollari a quello di minimo, nei pressi della linea di 17300 3mesi e tutto nello spazio delle sedute LME tra il 12 e il 13 marzo, difficilmente presenterà delle escursioni al di sotto di questo livello, puntando a un consolidamento di valore posto tra i due intervalli.
Caduta verticale del Piombo
La caduta verticale della quotazione del Piombo, rendicontata nella performance negativa di oltre 2 punti percentuali, avrà il suo momento di arresto solo al di sotto della soglia dei 1900 dollari 3mesi, che manca come correlazione da quasi dodici mesi, ma coinciderà anche come momento di avvio per una nuova fase di crescita della sua quotazione LME.
Stagno estremamente discontinuo
Uno stato della domanda in forte contrazione per lo Stagno ha disegnato un profilo di prezzo USD 3mesi estremamente discontinuo nel corso della settimana appena conclusa, passando dal più 6% delle prime due sedute, toccando il picco di massimo relativo, ad un ridimensionamento speculare di 6 punti e un successivo appiattimento di valore in prossimità dei 48mila dollari dall’esito incerto.
UNO SGUARDO ALLA REALTA’ PRODUTTIVA

Alluminio vicino ai massimi tra guerra, vincoli cinesi e premi record in Asia
Il prezzo dell’alluminio è salito di circa il 10% dall’inizio di marzo, sostenuto da timori sull’offerta legati al conflitto con Iran, ai limiti produttivi della Cina e a segnali di forte tensione nel mercato fisico asiatico.
Il mercato dell’alluminio sta seguendo nelle ultime settimane una dinamica nettamente diversa rispetto agli altri metalli industriali. Dall’inizio di marzo, secondo Commerzbank, il prezzo è infatti salito di circa il 10%, un movimento che riflette soprattutto le crescenti preoccupazioni sul lato dell’offerta.
A influenzare il sentiment degli operatori contribuisce in modo significativo il contesto geopolitico. Le tensioni legate alla guerra con l’Iran stanno infatti riaccendendo i timori per la stabilità dei flussi commerciali provenienti dal Golfo Persico, una regione che rappresenta uno dei poli produttivi più importanti del settore.
Quando una parte cruciale della catena globale entra in zona di rischio, il mercato reagisce rapidamente incorporando un premio geopolitico nei prezzi.
Il vincolo produttivo della Cina
A rendere il quadro ancora più complesso è la posizione della Cina, che domina ampiamente la produzione mondiale di alluminio. Il limite annuale imposto dal governo alla produzione nazionale è stato ormai raggiunto, restringendo ulteriormente i margini di crescita dell’offerta globale nel breve periodo.
Questo vincolo arriva in una fase in cui i prezzi stanno tornando su livelli molto elevati. Ormai intorno ai 3.500 dollari per tonnellata, l’alluminio quota appena il 10% sotto il record registrato nella primavera del 2022, una soglia che inevitabilmente riapre il dibattito tra gli operatori sulla possibilità di un’espansione produttiva.
Le prossime statistiche dell’International Aluminium Institute saranno osservate con grande attenzione. I dati potrebbero offrire le prime indicazioni su eventuali aumenti di produzione al di fuori della Cina, dove i prezzi più alti stanno già iniziando a rendere più conveniente per le aziende la riaccensione dei forni.
Segnali di tensione nel mercato fisico
Il rafforzamento dei prezzi non è sostenuto solo dalla speculazione finanziaria. Diversi indicatori del mercato fisico suggeriscono un irrigidimento della disponibilità di metallo, soprattutto in Asia.
Uno dei segnali più evidenti arriva dai magazzini della London Metal Exchange (LME). Le richieste di prelievo di alluminio hanno raggiunto il livello più alto dalla primavera del 2024, segno che gli utilizzatori industriali stanno cercando di assicurarsi il metallo disponibile.
La geografia di queste richieste non è casuale. Gran parte delle domande di ritiro riguarda i magazzini situati in Malaysia, suggerendo che la pressione sulla disponibilità è particolarmente intensa nel mercato asiatico.
A rafforzare questa lettura contribuisce anche l’evoluzione dei premi regionali. In Giappone, uno dei principali punti di riferimento per il prezzo fisico in Asia, i premi pagati dagli acquirenti hanno raggiunto il livello più alto da oltre dieci anni, segnale di una domanda che fatica a trovare metallo disponibile.
Prezzi elevati e nuovi incentivi produttivi
Il rialzo dei prezzi sta iniziando a produrre effetti anche fuori dall’Asia. Negli Stati Uniti, ad esempio, il livello record dei premi fisici si sta combinando con quotazioni elevate del metallo, creando un forte incentivo economico a riattivare o espandere la capacità produttiva.
In un mercato globale sempre più sensibile ai margini industriali, questo tipo di segnale può rapidamente modificare le strategie delle aziende. Quando il prezzo dell’alluminio supera determinate soglie, la riapertura di capacità inattive o l’espansione degli impianti torna improvvisamente economicamente sostenibile.
Il possibile ruolo delle esportazioni cinesi
Nonostante i vincoli produttivi interni, la Cina potrebbe comunque influenzare l’equilibrio del mercato internazionale. La dimensione del suo sistema industriale consente infatti una certa flessibilità nella gestione dei flussi commerciali.
Se i prezzi globali dovessero rimanere elevati, i produttori cinesi potrebbero trovare conveniente aumentare le esportazioni nel breve periodo. Un aumento delle spedizioni verso l’estero avrebbe l’effetto di alleviare temporaneamente le tensioni nei mercati regionali, soprattutto in Asia, dove la scarsità di metallo appare più evidente.
Resta però da capire se questo riequilibrio sarà sufficiente. Tra limiti strutturali alla produzione, tensioni geopolitiche e domanda industriale ancora robusta, il mercato dell’alluminio sta entrando in una fase in cui ogni segnale sull’offerta può avere effetti immediati sui prezzi.
APPROFONDIMENTO

Nuovi smelter per compensare gli stop in Medio Oriente? Cambia la geografia dell’alluminio
Tra riavvio di smelter, nuovi impianti in Asia e prezzi potenzialmente verso i 4.000 dollari a tonnellata, l’equilibrio tra offerta e domanda resta fragile. Ecco gli scenari che gli esperti stanno tenendo sotto controllo…
Il mercato globale dell’alluminio è nel bel mezzo di una tempesta, scatenata dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente che stanno costringendo operatori e analisti a interrogarsi su una domanda cruciale: la riattivazione di smelter inattivi e la costruzione di nuovi impianti potranno davvero compensare interruzioni nelle forniture della regione?
Il tema non riguarda i volumi assoluti a livello mondiale. Il Medio Oriente rappresenta infatti una quota relativamente limitata della produzione globale, ma assume un peso molto più rilevante nei mercati occidentali. E proprio questa asimmetria rende il sistema globale particolarmente sensibile a eventuali shock.
Il peso strategico del Golfo nei mercati extra-Cina
Secondo i dati dell’International Aluminium Institute, nel 2025 la produzione globale di alluminio primario ha raggiunto 73,8 milioni di tonnellate. Di queste, circa 29,6 milioni di tonnellate provengono da paesi diversi dalla Cina.
All’interno di questo segmento, il Medio Oriente ha un ruolo di primo piano.
Indicatore Valore
Produzione globale di alluminio (2025) 73,8 milioni tonnellate
Produzione extra-Cina 29,6 milioni tonnellate
Quota del Medio Oriente nell’extra-Cina oltre 23%
Quota nella produzione mondiale circa 9%
Questo significa che una quota significativa del metallo disponibile per i mercati occidentali arriva proprio dagli smelter del Golfo Persico. Emirati Arabi Uniti e Bahrein, in particolare, sono diventati fornitori chiave per Europa e Stati Uniti.
Stati Uniti ed Europa: dipendenza crescente dal metallo del Golfo
Negli ultimi mesi il flusso di alluminio dal Medio Oriente ha assunto un’importanza ancora maggiore per gli Stati Uniti. Le esportazioni da Emirati e Bahrein hanno contribuito a compensare la riduzione delle spedizioni dal Canada, avvenuta dopo l’inasprimento delle tariffe americane su acciaio e alluminio.
Il raddoppio dei dazi all’importazione al 50%, introdotto nel 2025, ha modificato profondamente le rotte commerciali. Alcuni volumi canadesi stanno guardando sempre più al mercato europeo, creando interrogativi su dove Washington possa trovare forniture alternative nel caso di ulteriori tensioni sull’offerta.
In questo scenario, eventuali interruzioni delle spedizioni dal Medio Oriente potrebbero avere ripercussioni dirette sui mercati occidentali.
Nuovi smelter all’orizzonte, dall’Europa all’Asia
La risposta dell’industria europea si sta articolando su due fronti: riattivazione di capacità esistenti e nuovi progetti industriali.
Lo smelter islandese da 320.000 tonnellate annue sta tornando alla piena capacità con anticipo rispetto alle previsioni, mentre in Slovacchia è stato firmato un memorandum per riavviare un impianto da 200.000 tonnellate annue.
Alcune aziende europee sottolineano inoltre la propria capacità di contribuire all’autosufficienza del continente, anche se la situazione resta complessa, soprattutto per il nodo energetico. Infatti, molti produttori europei non dispongono di integrazione verticale con il settore energetico, il che li rende particolarmente vulnerabili a eventuali rincari dei combustibili.
Il fattore energia resta la variabile decisiva
Il costo dell’energia continua a rappresentare il principale vincolo alla riattivazione della capacità in Europa.
Il prezzo del gas sul mercato TTF olandese ha mostrato forti oscillazioni nelle ultime settimane, registrando un aumento significativo rispetto ai livelli precedenti allo scoppio delle ultime tensioni geopolitiche. Per gli smelter, che operano con consumi elettrici molto elevati, questi movimenti possono cambiare rapidamente la sostenibilità economica della produzione.
Gli operatori del settore segnalano che gli effetti degli aumenti dell’elettricità potrebbero emergere con maggiore chiarezza nelle prossime settimane, incidendo sui costi dei semilavorati destinati all’industria.
L’Indonesia accelera la nuova capacità globale
Parallelamente, la crescita della capacità produttiva si sta spostando sempre più verso l’Asia sud-orientale.
L’Indonesia è indicata dagli analisti come uno dei poli emergenti della produzione globale di alluminio. Dopo circa 500.000 tonnellate di nuova capacità aggiunta nel 2025, il paese potrebbe arrivare a 1,4 milioni di tonnellate aggiuntive nel 2026.
Se i problemi di approvvigionamento dal Medio Oriente dovessero protrarsi, progetti di questo tipo potrebbero ricevere un’ulteriore accelerazione.
Anche in Africa ci sono possibili sorprese. Alcuni osservatori ritengono che lo smelter Mozal in Mozambico, con una capacità di circa 580.000 tonnellate annue, potrebbe ancora evitare la chiusura prevista, offrendo un potenziale contributo all’offerta globale.
Prezzi verso nuovi massimi?
Sul fronte dei prezzi, il mercato sta già scontando parte delle tensioni sull’offerta.
Le ultime revisioni delle stime indicano una possibile quotazione media dell’alluminio sul mercato LME intorno a 3.600 dollari per tonnellata, con uno scenario rialzista che potrebbe arrivare a 4.000 dollari in caso di aggravamento delle interruzioni dal Medio Oriente.
Il contratto a tre mesi sull’LME ha recentemente sfiorato i livelli più alti degli ultimi quattro anni, segnale di una crescente sensibilità del mercato ai rischi geopolitici.
Il vero limite sarà la domanda
Un eventuale rally verso i 4.000 dollari per tonnellata potrebbe però mettere alla prova la domanda industriale, soprattutto negli Stati Uniti.
Considerando i premi di mercato e l’impatto dei dazi, il prezzo effettivo di un lingotto potrebbe avvicinarsi a livelli molto più elevati rispetto alla quotazione LME. A quel punto, molti trasformatori potrebbero iniziare a ridurre gli acquisti o a posticipare le scorte.
In altre parole, la vera domanda per il mercato non è soltanto se l’offerta riuscirà a tenere il passo. È anche capire fino a che punto i consumatori saranno disposti a pagare il conto della nuova geografia dell’alluminio.
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