Buongiorno,

condivido con te le ultime notizie dalla Borsa LME relative alla scorsa settimana ed alcuni approfondimenti dal mondo dei metalli.

Il listino dei metalli industriali al LME è in una fase delicata di assestamento. Si consiglia di seguire con particolare attenzione l’andamento di Rame, Alluminio e Zinco.

La Federal Reserve ha riportato i tassi sul dollaro sotto il livello del novembre 2022, adottando la consueta e prudente cadenza di adeguamento verso il basso del quarto di punto percentuale e per la quinta volta consecutiva negli ultimi dodici mesi.

Un dato, quello della Federal Reserve, che va letto più come un atto dovuto a livello politico nei confronti della Casa Bianca, che accompagnato da fondamentali tecnici di macroeconomia a supporto della decisione.

Il riferimento che maggiormente preoccupa la Banca Centrale statunitense è il livello sempre più crescente della massa monetaria M2, quella delle disponibilità di dollari in banconote e depositi bancari spendibili immediatamente, mai così alta negli ultimi 10 anni e un’autentica mina vagante per la ripresa dell’inflazione negli USA.

I prezzi degli “industriali” negli ultimi otto giorni hanno evidenziato delle profilazioni positive interessanti e diffuse, ma con due esclusioni, il Nichel e il Piombo.

Il listino ha conosciuto momenti buoni di crescita, come il Rame, che è andato vicino ai 12mila dollari 3mesi, l’Alluminio che ha rivisto per brevi frangenti la linea dei 2900 USD, lo Zinco in rinforzo e abbondantemente oltre quota 3mila, ma in particolare lo Stagno, che si è spinto ulteriormente in avanti rispetto alle già alte aspettative poste a inizio ottava e andando a collocarsi nel corso dell’ultima seduta settimanale in area 42mila dollari.

Una serie di progressi importanti per i prezzi di molti metalli, ma che nell’insieme hanno determinato il dato paradossale di una flessione in termini complessivi del listino, presentando un arretramento dello 0,7% dell’indice LMEX rispetto al riferimento di otto giorni prima.

La ragione dello stato di quasi pareggio in relazione ai prezzi dollari 3mesi della settimana precedente è da ricondurre nella situazione decisamente sottotono nelle fasi conclusive della seduta LME di venerdì 12 dicembre e da cui la nuova settimana ripartirà.

Rame una corretta valutazione intorno a 11000 dollari?

La corretta valutazione del prezzo USD 3mesi del Rame non sarà quindi quella del massimo relativo visto in avvio dell’ultima seduta dell’ottava scorsa, bensì una collocazione di valore nei pressi di 11mila dollari e al momento punto ottimale d’incontro tra le istanze di chi vuole vendere e di chi manifesta interesse nell’acquistare.

Zinco ancora rialzista

La definizione dello Zinco rimane rialzista, sebbene l’entità della “backwardation” sia ritornata sotto i 100 dollari per tonnellata.

Le Leghe, Ottone e Zama

Le leghe riposizioneranno i loro riferimenti alla situazione vista nella serata di giovedì 11 dicembre, ma le diminuzioni che registreranno in forma diretta l’Ottone e in maniera meno evidente la Zama, per via della determinazione della quotazione media, non dovranno essere viste come il preludio di crolli imminenti dei prezzi alla vigilia della lunga sosta tra fine dicembre e inizio gennaio.

Minimo relativo per l’Alluminio

L’incertezza che ha messo in evidenza l’Alluminio nella quotazione USD 3mesi e negli ultimi otto giorni dovrà essere studiata con grande attenzione, soprattutto in prospettiva di breve periodo, considerandola come un minimo relativo.

Nichel a 15000 solo rinviato!

Il Nichel ha deciso ancora una volta di mettere in una forma di trepidante attesa gli utilizzatori coinvolti nel suo impiego diretto e indiretto. Il “rendez vous” fissato a quota 15mila dollari nel corso della settimana scorsa è da considerarsi solo rinviato, anche perché il dato di sintesi che ha messo in evidenza il Nichel non è da interpretare come un crollo della sua quotazione di Borsa, bensì di una situazione contingente e temporanea sviluppatasi all’interno di tutto il listino LME.

Piombo unica eccezione all’effervescenza degli altri metalli

Un momento di marcato minimo relativo lo registrerà invece il Piombo, allontanatosi progressivamente dall’ipotetica linea di equilibrio di 2mila dollari e che resta comunque un riferimento nel quale a breve dovrà ricollocarsi.

Stagno ancora in rialzo record dopo record

Lo Stagno continuerà a dare ragione a coloro che nel finale del mese scorso hanno acquistato metallo al LME quando veniva ancora quotato sotto i 40mila USD 3mesi e che ora, a ridosso dei 42mila, non sta ancora mettendo in evidenza un orientamento di segno negativo.

Data center vs. fonderie: una battaglia che l’alluminio rischia di perdere

I data center stanno diventando un concorrente diretto delle fonderie di alluminio. Alcoa avverte che questo squilibrio rende quasi impossibile sviluppare nuovi impianti metallurgici.

La trasformazione digitale corre veloce e, con essa, cresce la fame di energia dei data center.

Una fame talmente grande da mettere in discussione la sostenibilità economica di nuove fonderie di alluminio negli Stati Uniti, ma la situazione si potrebbe presto replicare anche in Europa.

È l’allarme lanciato da Alcoa, uno dei principali produttori di alluminio del mondo, che vede nel boom dei data center una minaccia concreta per qualsiasi progetto di nuova capacità produttiva.

Energia sempre più cara: un ostacolo per le fonderie di alluminio

I data center non solo consumano enormi quantità di elettricità, ma sono disposti a pagare tariffe molto più elevate rispetto all’industria metallurgica. Secondo quanto emerso alla Citi 2025 Basic Materials Conference, mentre una fonderia statunitense paga in media tra 30 e 40 dollari per megawattora, i grandi operatori digitali arrivano a superare i 100 dollari.

In un mercato dove l’accesso all’energia a basso costo rappresenta la condizione indispensabile per far funzionare un impianto di alluminio, questa disponibilità a pagare di più altera gli equilibri e rende più difficile per i produttori negoziare contratti sostenibili.

Non sorprende, quindi, che diverse fonderie sulla West Coast americana abbiano chiuso definitivamente i battenti, incapaci di garantirsi forniture elettriche competitive.

Geografia, politica e industria: i fattori che fanno la differenza

Secondo Alcoa, la sopravvivenza delle fonderie passa oggi da una combinazione di elementi: localizzazione geografica, contributo economico al territorio e importanza strategica riconosciuta all’industria dell’alluminio.

Alcune regioni rimangono veri e propri baluardi per la metallurgia, come il Québec (Canada), dove le istituzioni sostengono apertamente il settore, o l’Islanda, dove la produzione di energia è stata sviluppata storicamente proprio per alimentare le fonderie.

È in questi contesti che la produzione di alluminio continua a prosperare. Ma la costruzione di nuovi impianti rimane un nodo irrisolto visto che la competizione con i data center per l’energia rende sempre più difficile immaginare fonderie capaci di operare a costi accettabili.

Un futuro incerto per la crescita del settore

Nonostante le fonderie esistenti possano contare su partnership e sostegni locali, la prospettiva di aumentare la capacità produttiva si scontra con un nuovo e potente concorrente nella corsa all’elettricità.

Il futuro dell’alluminio negli Stati Uniti non dipenderà soltanto dalla domanda di mercato o dall’innovazione tecnologica, ma soprattutto da come si evolverà la geografia energetica del paese.

Con i data center pronti a investire molto pur di assicurarsi l’energia necessaria, qualsiasi nuovo progetto metallurgico dovrà affrontare una sfida senza precedenti.

Alluminio 2026: prezzi forti grazie ad un mercato in deficit

Gli analisti di ING Group prevedono un ulteriore rialzo dei prezzi dell’alluminio nel 2026. Ecco perché…

Il mercato globale dell’alluminio è entrato in una fase delicata, segnata da un equilibrio sempre più fragile tra offerta e domanda. La combinazione tra limiti produttivi, competizione per l’energia e nuove dinamiche commerciali sta creando un contesto di scarsità che potrebbe protrarsi anche nel 2026, sostenendo prezzi e premi.

Il tetto produttivo cinese ridisegna i flussi globali

La Cina si muove ormai a ridosso del proprio limite produttivo autoimposto, introdotto per contenere l’eccesso di offerta e ridurre le emissioni. Questo vincolo, che negli anni ha accompagnato una crescita impressionante della produzione nazionale, oggi si traduce in un freno strutturale all’export netto.

Il risultato è un mercato extra-Cina più teso, con disponibilità ridotte e maggiore sensibilità agli shock.

Il dibattito interno sull’eventuale esclusione degli impianti alimentati da energie rinnovabili resta aperto, ma per ora il tetto sembra destinato a reggere. Proprio questa rigidità spinge sempre più gruppi cinesi a guardare oltreconfine, con investimenti mirati in paesi emergenti.

Energia: il vero collo di bottiglia dell’offerta

Fuori dalla Cina, il principale ostacolo alla ripresa della capacità produttiva non è la domanda, ma l’accesso all’energia. Le fonderie di alluminio necessitano di contratti elettrici di lungo periodo a costi sostenibili, una condizione sempre più difficile da soddisfare.

La concorrenza con i data center legati all’intelligenza artificiale, disposti a pagare tariffe nettamente superiori, sta spiazzando il settore metallurgico.

In Europa, le cicatrici della crisi energetica post-2022 sono ancora evidenti, con una parte significativa della capacità produttiva che resta inattiva.

Negli Stati Uniti, le riaccensioni sono sporadiche e legate a casi isolati di accordi energetici favorevoli. Ovunque, la scadenza dei contratti esistenti rappresenta una minaccia concreta alla continuità produttiva.

Il quadro dell’offerta è ulteriormente complicato da situazioni di incertezza in diversi hub produttivi. In Africa e Oceania, grandi fonderie dipendono da accordi elettrici che potrebbero non essere rinnovati alle stesse condizioni.

Anche quando gli impianti restano operativi, eventi tecnici imprevisti possono avere effetti duraturi, mentre i lunghi tempi di riavvio contribuiscono a mantenere basse le scorte globali e ad alimentare aspettative rialziste sui prezzi.

Indonesia in crescita, ma non senza ostacoli

Con la Cina vicina al limite produttivo, l’attenzione si sposta sull’Indonesia, dove l’export di alluminio sta crescendo rapidamente grazie a nuovi progetti. Il Paese beneficia di abbondanti risorse minerarie e di costi competitivi, ma il percorso di espansione non è privo di criticità.

La forte dipendenza da fonti energetiche ad alta intensità carbonica, le difficoltà infrastrutturali e l’incertezza normativa rappresentano fattori di rischio. Inoltre, il ruolo centrale dei capitali cinesi, in un contesto di impegni internazionali sulla decarbonizzazione, potrebbe rallentare lo sviluppo di nuova capacità. Nel breve termine, la crescita indonesiana appare insufficiente a compensare le strettoie in altre aree del mondo.

Stati Uniti tra dazi, scorte ridotte e premi record

Nel frattempo, le politiche tariffarie statunitensi continuano a influenzare profondamente i flussi commerciali. I dazi hanno rallentato le importazioni primarie e spinto i consumatori a ridurre le scorte, ora scese a livelli minimi. Parallelamente, il mercato dei rottami ha assunto un ruolo crescente, innescando reazioni anche in Europa, dove si discute di misure per limitare l’export.

Il risultato è una forte divergenza dei premi regionali: negli Stati Uniti hanno toccato massimi storici, mentre in Europa, dopo una fase di debolezza, mostrano segnali di recupero in vista dell’introduzione del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM). La volatilità resta elevata e destinata a perdurare finché il quadro tariffario non troverà una forma più stabile.

Un deficit strutturale guarda al 2026

Secondo gli analisti di ING Group, le prospettive indicano un mercato ancora in deficit nel 2026, con un disavanzo globale che potrebbe ampliarsi in caso di ulteriori interruzioni produttive. I vincoli cinesi e le difficoltà energetiche nel resto del mondo limitano la crescita dell’offerta proprio mentre la domanda mostra segnali di graduale ripresa.

In questo contesto, i prezzi sono attesi su livelli sostenuti, con un equilibrio fragile tra rischi rialzisti e ribassisti. Molto dipenderà dalla velocità con cui le nuove capacità, soprattutto in Indonesia, riusciranno a entrare a regime e dalla tenuta delle politiche industriali e ambientali cinesi.

LINK UTILI

Newsletter redatta in collaborazione con i seguenti partner, per maggiori informazioni e approfondimenti o per consultare tabelle e grafici clicca sui link

METALWEEK: MetalWeek

METALLI RARI: https://www.metallirari.com/data-center-vs-fonderie-battaglia-alluminio-rischia-perdere/

METALLI RARI: https://www.metallirari.com/alluminio-2026-prezzi-forti-mercato-deficit/

Se sei arrivato a leggere fino a qui ti ringrazio, vuol dire che ti è piaciuta la newsletter.

Ti chiedo di lasciare un commento o una tua considerazione in merito ai temi trattati oppure una domanda alla quale vorresti risposta.

Se conosci qualcuno al quale potrebbero interessare questi temi inoltra il link al blog, grazie per la collaborazione.