Buongiorno,
condivido con te le ultime notizie dalla Borsa LME relative alla scorsa settimana ed alcuni approfondimenti dal mondo dei metalli.
Il listino degli “industriali” si stabilizza su valori elevati, sebbene prosegua la contrazione dei consumi in termini di impieghi diretti.
Il fatto di esserci mentre certe cose accadono, è la combinazione di fattori qualificabili come fortunosi e quindi l’insieme di iniziative “fatte bene e nei tempi appropriati”.
Le imprese non possono prescindere da creare e con molta pazienza, delle vere e proprie pianificazioni temporali affinché nel manifestarsi di certi eventi siano pronte a gestirli e a trarne i maggiori vantaggi sotto molti aspetti, in primo luogo finanziario e immediatamente dopo, di mercato.
La fase di apparente stabilità delle quotazioni dollari 3mesi degli “industriali” in Borsa è risultata a tutti gli effetti come un terreno di neutralità complessiva e quindi di grandi dimensioni, affrancata oltretutto dall’esigua variazione dell’indice LMEX, la cui progressione su base settimanale, in prossimità dello 0.2%, ha dato supporto all’accaduto.
L’indice del listino londinese ha quindi riportato una nuova collocazione di massimo assoluto a 5.824 punti, risultato ottenuto dalla sommatoria di quotazioni dei metalli posizionati a livelli importantissimi nei rispettivi valori in dollari.
Le evoluzioni delle situazioni incrementali dei prezzi andranno seguite nel corso di questa ottava come spunti, prima di lettura e in seguito operativi, per individuare gli acquisti di metalli e leghe, nei rispettivi ambiti del “fisico”, pertinenti con le proprie strategie.
Molta incertezza per la quotazione del Rame
La netta contrapposizione di ambiti, che ha visto il Rame passare da quello di minimo relativo nel corso della seduta LME del 27 maggio al suo opposto in avvio dell’ultima seduta dello scorso mese, sta determinando molta incertezza sul reale stato di collocamento del metallo in Borsa. Alla luce degli ultimi scampoli della seduta di venerdì 29 maggio l’indicazione principale per il Rame, sarà quella di una stabilizzazione del valore 3mesi in prossimità della linea di 13600 dollari.
Netta crescita per lo Zinco
L’effetto “ottava corta” ha avuto sullo Zinco la produzione di una quotazione LME in netta crescita, sebbene nel corso della settimana scorsa la reazione dell’apertura ritardata rispetto al calendario consueto delle contrattazioni abbia ceduto il passo a dei costanti ridimensionamenti dei valori 3mesi.
Le Leghe, Ottone e Zama
Le leghe rispetteranno, come logica chiama, le attese proiezioni dei metalli principali. La Zama manterrà a livelli alti i suoi riferimenti di mercato a seconda delle composizioni di lega, mentre l’Ottone tenderà a rivedere verso il basso le strutture di prezzo delle varie “basi”, riproponendosi ai valori delle definizioni viste nei momenti centrali della settimana appena conclusa.
Tensione sull’Alluminio
Lo stato della tensione internazionale non sta aiutando l’Alluminio a individuare una quotazione più stabilizzata in termini di valore LME 3mesi, collocandola ancora su livelli alti, seppure nelle ultime sedute sia comparsa un’impronta di stabilità del prezzo in prossimità della linea di 3670 dollari, quindi ancora importante come entità di valore.
Nuovo slancio per il Nichel
Il Nichel ha ritrovato una nuova forma di rilancio della sua quotazione LME oltre la soglia di 19mila dollari 3mesi, dopo le incertezze viste soltanto a metà della settimana scorsa. La collocazione attuale di linea per il Nichel porterà ad aprire una nuova azione di rinforzo del riferimento di Borsa.
Piombo che galleggia intorno a quota 2.000 USD 3mesi
L’escursione ribassista del Piombo che si è vista la settimana scorsa, ha ridefinito il confine più basso della sua quotazione LME, ma che nell’immediato non avrà modo di essere replicata. L’attuale traccia di prezzo si sta collocando ben oltre la linea di 2mila dollari 3mesi, anche se saranno poco probabili ulteriori evoluzioni di rinforzo.
Orientamento rialzista per lo Stagno
Il raggiungimento della soglia di 55mila USD 3mesi per lo Stagno è una narrazione che si colloca sul finire della settimana appena conclusa. L’orientamento per il metallo resta comunque apertamente rialzista, senza escludere un approdo alla linea di 56mila dollari, raggiunta l’ultima volta nel mese di febbraio.
UNO SGUARDO ALLA REALTA’ PRODUTTIVA

Pani di alluminio
Backwardation e scorte basse: la filiera dell’alluminio si inceppa
I prezzi dell’alluminio corrono perché la crisi nel Golfo ha colpito la filiera nel suo punto più sensibile: la disponibilità immediata.
La filiera dell’alluminio si è incrinata davvero. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha strozzato un passaggio decisivo per un’area che vale circa il 10% dell’offerta globale, mentre gli attacchi diretti agli impianti del Golfo hanno trasformato un rischio geopolitico in una carenza fisica di metallo.
Mentre le quotazioni dei futures si impennano, il mercato ha fame di materiale immediatamente consegnabile.
Il prezzo spot dell’alluminio è salito ad un premio di 97 dollari a tonnellata rispetto al contratto a tre mesi sul London Metal Exchange, la backwardation più ampia dal 2007, un classico segnale di scarsità nel presente.
Ad oggi, secondo i calcoli riportati da Bloomberg, le scorte prontamente disponibili sui mercati monitorati da LME, CME Group e Shanghai Futures Exchange coprono meno di cinque giorni di offerta mondiale.
Prezzi in corsa, ma forse non abbastanza
Dall’inizio del conflitto tra USA-Israele e Iran, il prezzo dell’alluminio a tre mesi è salito di oltre il 16%, con il picco oltre i 3.700 dollari del 2 giugno scorso, il massimo di quattro anni.
Le proiezioni di JPMorgan e Citigroup verso quota 4.000 dollari a tonnellata parlano di un rischio è serio e di un premio per la scarsità di metallo che potrebbe allargarsi ancora. Nel frattempo, quello che sta avvenendo è una completa riconfigurazione delle rotte, dei tempi di consegna, dei costi assicurativi e della localizzazione dell’offerta.
Il Golfo Persico è un nodo industriale e logistico i cui intoppi si propagano ben oltre la regione, prima sui flussi fisici, poi sui premi, infine sui margini industriali di chi compra alluminio per trasformarlo in semilavorati, componenti, imballaggi e prodotti finali.
Il mercato, per ora, sta prezzando la scarsità visibile ma non sta probabilmente ancora scontando fino in fondo il cambio strutturale della supply chain, cioè un mondo in cui approvvigionarsi dall’area del Golfo diventa più costoso, più lento, più rischioso e soprattutto meno prevedibile anche quando l’emergenza militare smetterà di occupare i titoli dei giornali.
Non è solo un rally, è un test di realtà
L’industria dell’alluminio si trova davanti a un passaggio che non riguarda soltanto il livello dei prezzi, ma la disponibilità. A mancare non è il metallo sulla carta, manca il metallo dove serve, quando serve e con un rischio accettabile.
Per gli operatori il punto, quindi, non è chiedersi se il mercato abbia già corso molto. La domanda giusta è quanto poco abbia ancora incorporato di un mutamento che tocca produzione, trasporto, assicurazioni, rotte alternative e potere contrattuale lungo tutta la catena.
Se le scorte restano così basse e il pronto continua a premiare la disponibilità immediata, non possiamo pensare solo ad un eccesso speculativo destinato a sgonfiarsi in fretta, ma piuttosto ad un riequilibrio del mercato ancora incompleto.
APPROFONDIMENTO

Billette di alluminio primario
Alluminio in una nuova era. Lo shock dell’offerta va oltre il Medio Oriente
L’alluminio vola ai massimi da marzo 2022 mentre si accumulano rischi sull’offerta globale. Alle tensioni nel Golfo si aggiungono i controlli produttivi in Cina e le restrizioni alle esportazioni di bauxite dalla Guinea.
Il mercato dell’alluminio sta entrando in una fase molto diversa da una semplice fiammata speculativa legata alle tensioni in Medio Oriente. Dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran, le quotazioni a Londra sono salite di quasi il 17%, spingendosi fino a circa 3.673 dollari per tonnellata, il livello più elevato da marzo 2022.
La spiegazione più immediata punta al rischio di interruzioni produttive in Medio Oriente e alla vulnerabilità dello stretto di Hormuz, passaggio obbligato per una parte rilevante dei traffici energetici e delle materie prime. Ma fermarsi a questa lettura significa osservare soltanto la superficie del problema.
Le preoccupazioni espresse da operatori come Mercuria, Goldman Sachs e JPMorgan suggeriscono infatti che il mercato stia affrontando qualcosa di più profondo e cioè una progressiva compressione dell’offerta proveniente da più aree strategiche contemporaneamente.
La Cina non vuole più produrre a ogni costo
Per anni il sistema industriale cinese ha rappresentato la garanzia implicita di abbondanza per numerose materie prime. Quando il mercato aveva bisogno di metallo, la capacità produttiva cinese interveniva come una sorta di assicurazione contro gli shock.
Oggi questa certezza appare meno solida. Le autorità di Pechino stanno intensificando i controlli su consumi energetici ed emissioni, mentre cresce la pressione politica per contenere gli eccessi produttivi in diversi comparti industriali.
Un primo segnale è arrivato da una fonderia di Baise, nella provincia del Guangxi, che ha già ridotto la produzione di alluminio fuso. Parallelamente, il Ministero dell’Industria e dell’Informatica ha indicato che anche altri settori ad alta intensità energetica saranno oggetto di verifiche e interventi.
Se la priorità politica della Cina diventa la qualità della crescita anziché la massimizzazione della produzione, l’offerta globale di alluminio perde uno dei suoi principali ammortizzatori.
La Guinea entra nel gioco delle materie prime
La seconda minaccia arriva dall’Africa e più precisamente dalla Guinea, il maggiore produttore mondiale di bauxite, materia prima essenziale per ottenere allumina e successivamente alluminio. Il governo ha infatti annunciato l’intenzione di limitare le esportazioni di bauxite a partire da giugno.
La motivazione ufficiale è che l’aumento delle spedizioni ha contribuito a deprimere i prezzi e le autorità intendono riequilibrare il mercato.
Dietro questa scelta emerge una tendenza che sta trascinando i paesi produttori di materie prime che non vogliono più limitarsi a esportare volumi crescenti a qualsiasi prezzo. Vogliono maggiore controllo sull’offerta e una quota più elevata del valore generato dalle proprie risorse.
Per la Cina, che assorbe gran parte della bauxite guineana destinata alla raffinazione e alla fusione, il rischio è grosso. Una restrizione dei flussi di materia prima si tradurrebbe in una pressione aggiuntiva su una filiera già sottoposta a controlli energetici e ambientali.
Il mercato guarda ancora al breve termine
Ma l’aspetto più interessante è forse la distanza tra la portata dei rischi e la reazione effettiva delle quotazioni. Molti investitori continuano a interpretare l’attuale tensione come una conseguenza temporanea della crisi del Golfo, ipotizzando che la normalizzazione dei traffici attraverso Hormuz possa riportare rapidamente equilibrio nel sistema.
Tuttavia, le valutazioni formulate dagli analisti di JPMorgan vanno in una direzione diversa. Secondo la banca, il mercato potrebbe trovarsi di fronte a una discontinuità più duratura, una situazione in cui l’offerta globale subisce un deterioramento strutturale e non semplicemente episodico.
È qui che emerge il vero nodo della questione: i prezzi stanno reagendo allo shock immediato, ma non sembrano ancora incorporare pienamente la trasformazione della catena di approvvigionamento.
La globalizzazione del metallo cambia forma
Per oltre vent’anni il settore ha dato per scontato che materie prime, energia e capacità produttiva sarebbero rimaste disponibili in quantità crescente e a costi relativamente prevedibili. Quel modello sta mostrando crepe sempre più evidenti.
Da una parte ci sono le tensioni geopolitiche che rendono vulnerabili le rotte commerciali. Dall’altra emergono politiche industriali più interventiste, vincoli energetici più severi e paesi produttori decisi a gestire l’offerta con maggiore assertività.
L’alluminio si trova oggi al centro di queste dinamiche. Non perché manchi improvvisamente il metallo, ma perché stanno cambiando le regole che ne garantivano l’abbondanza.
La vera crisi potrebbe quindi non essere l’attuale rialzo dei prezzi, ma la lenta presa di coscienza che la filiera globale dell’alluminio non è più quella che il mercato aveva imparato a considerare permanente.
Se questa lettura si rivelerà corretta, i massimi recenti potrebbero rappresentare non un punto di arrivo, ma l’inizio di una nuova fase del ciclo.
LINK UTILI
Newsletter redatta in collaborazione con i seguenti partner, per maggiori informazioni e approfondimenti o per consultare tabelle e grafici clicca sui link
METALWEEK: MetalWeek
METALLI RARI: https://www.metallirari.com/backwardation-scorte-basse-filiera-alluminio-inceppa/
METALLI RARI: https://www.metallirari.com/alluminio-nuova-era-shock-offerta-oltre-medio-oriente/
Se sei arrivato a leggere fino a qui ti ringrazio, vuol dire che ti è piaciuta la newsletter.
Ti chiedo di lasciare un commento o una tua considerazione in merito ai temi trattati oppure una domanda alla quale vorresti risposta.
Se conosci qualcuno al quale potrebbero interessare questi temi inoltra il link al blog, grazie per la collaborazione.
Recent Comments