Buongiorno,
condivido con te le ultime notizie dalla Borsa LME relative alla scorsa settimana ed alcuni approfondimenti dal mondo dei metalli.
Il divario tra le aspettative di acquirenti e venditori al LME alimenta la volatilità. Crescono i dubbi sulla direzione dei prezzi nel breve periodo
Le quotazioni di Borsa degli “industriali” si trovano in ambiti definibili ostili e questo nonostante l’indice LMEX a quota 5673 punti, abbia ritoccato ulteriormente verso l’alto il suo stato di massimo assoluto.
La sensazione di ostilità da parte degli operatori che direttamente hanno a che fare con gli “industriali” è quindi quella di associare i dubbi nel vendere metalli a quotazioni USD 3mesi che potrebbero essere soggette a ulteriori aumenti nel breve periodo e nello stesso momento assistere a momenti di esitazione per coloro che gli stessi lotti li devono acquistare, nell’auspicio di repentini storni dei loro valori!
La consapevolezza che l’ottava appena trascorsa trasmetterà a quella che sta muovendo i primi passi sarà di vedere degli indirizzi ancora rialzisti per tutti i metalli.
Ai fattori d’incertezza dettati da una situazione geopolitica in uno stato di pericoloso stallo nell’area del Golfo Persico, si dovranno aggiungere, nella prima settimana del mese, il lungo periodo di stop produttivo in Cina per le festività nazionali e la consueta “ottava corta” che avrà luogo al LME per la ricorrenza del “Bank Holiday” in Gran Bretagna, il primo lunedì di maggio.
Rame in una serie di massimi relativi
La ripetuta serie di massimi relativi registrati dal Rame in riferimento alla quotazione dollari 3mesi a partire dalla seconda metà della settimana scorsa, ha come “cristallizzato” il suo riferimento oltre la linea di 13.200 USD, ma risulta evidente che un superamento della quota 13.400 sia un’eventualità poco probabile, azzardando addirittura l’avvio di una fase d’indebolimento del “metallo rosso” al LME.
Momento di appannamento per lo Zinco ormai alle spalle
Il momento di appannamento del valore dello Zinco, avvenuta nel corso delle sedute di Borsa tra il 22 e il 23 aprile è stata ormai messa alle spalle, dopo che sul finale di ottava il metallo ha ristabilito i valori medi al di sopra di 3.450 USD 3mesi.
Le Leghe, Ottone e Zama
Le leghe metteranno in mostra due scenari; un effetto di conferma dei valori medi per la Zama, se non addirittura di incremento per la buona situazione del prezzo dello Zinco e di assestamento della quotazione dell’Ottone, senza escludere una fase di arretramento delle “basi”, nel caso di un indebolimento della quotazione del Rame in Borsa.
Alluminio legato agli eventi dal Golfo Persico
Le notizie provenienti dal Golfo Persico sono un elemento di forte direzionalità per la determinazione USD 3mesi dell’Alluminio, sebbene a quasi due mesi dalla chiusura dello Stretto di Hormuz non si siano ancora verificate delle impennate fuori controllo del suo prezzo al LME.
L’entità della “backwardation” continua a essere consistente per l’Alluminio, un segnale che non lascia trapelare al momento una collocazione verso il basso del valore di Borsa, ma nemmeno una crescita significativa del riferimento dollari 3mesi.
Nichel in forte rialzo
La strada che potrà percorrere il Nichel sarà solamente una e oltre quota 19mila USD, anche in considerazione del fatto che una quotazione così alta del metallo non si vedeva in Borsa da ventiquattro mesi e solo a inizio della scorsa ottava la sua quotazione era collocata poco al di sopra di 18mila dollari.
Piombo ancora altalenante
Il Piombo non muterà il suo andamento altalenante, anche in vista di una riduzione della richiesta di metallo da parte della Cina per le prossime due settimane, visto il lungo periodo di fermo produttivo per festività.
Stagno sotto i 50.000 dollari a breve?
Un percorso a gradini piuttosto importanti come altezza tra una soglia e l’altra interesserà il collocamento di Borsa dello Stagno e sarà in direzione discendente, il cui effetto a breve si tradurrà in una collocazione di linea del suo prezzo al di sotto di 50mila dollari 3mesi.
UNO SGUARDO ALLA REALTA’ PRODUTTIVA

Alluminio in crisi: il cigno nero che preoccupa trader e consumatori
La crisi geopolitica nel Golfo sta scatenando un deficit storico nel mercato dell’alluminio. Con prezzi ai massimi da quattro anni e scorte globali insufficienti, gli analisti avvertono che per l’industria manifatturiera occidentale potrebbe essere l’inizio di una paralisi prolungata.
Il mercato globale dell’alluminio sta vivendo uno shock storico, ben descritto dagli analisti di Mercuria che parlano di un evento da “cigno nero”, qualcosa che non rientrava nei modelli previsionali e che ora costringe tutti a rincorrere la realtà.
Il punto non è solo la violenza del movimento dei prezzi saliti ai massimi da quattro anni, ma la simultaneità tra shock fisico e vulnerabilità strutturale, una combinazione che i mercati non avevano mai preso in considerazione.
L’illusione della normalizzazione rapida
Circa il 9% dell’offerta globale di alluminio passa dal Golfo, una quota che in condizioni normali appare gestibile. Diventa invece critica quando si inceppa il sistema.
Gli impianti colpiti, le dichiarazioni di forza maggiore e soprattutto il blocco dello stretto di Hormuz hanno trasformato una tensione regionale in un problema globale.
La stima di Mercuria è di un deficit di almeno due milioni di tonnellate entro fine anno. Un dato che diventa più significativo se letto insieme alle scorte:
Voce Quantità
Deficit stimato 2 milioni tonnellate
Scorte visibili 1,5 milioni tonnellate
Scorte globali totali poco oltre 3 milioni tonnellate
Sempre secondo Mercuria, l’entità di questo shock sul fronte dell’offerta è probabilmente il più grande che un mercato dei metalli di base abbia subito in questo secolo.
Va considerato che il sistema ha un polmone di materiale limitato e, soprattutto, non immediatamente mobilitabile. Questo significa che il mercato non ha un vero cuscinetto, ma solo tempo da comprare e nemmeno troppo.
Se il conflitto tra Stati Uniti e Iran dovesse prolungarsi e i flussi di allumina restassero compressi, il deficit potrebbe ampliarsi.
Le grandi banche d’affari non hanno tracciato scenari poco incoraggianti e JPMorgan parla di un mercato che scivola verso un punto di non ritorno. Inoltre, emerge una dinamica dove il mercato prima sottovaluta, poi rincorre, spesso amplificando il movimento, mentre l’idea che basti la riapertura dei flussi a Hormuz per ristabilire l’equilibrio appare fragile.
Le catene di approvvigionamento non funzionano come interruttori. Una volta danneggiate, lasciano cicatrici operative, contrattuali e logistiche che durano ben oltre l’evento scatenante.
Europa e Stati Uniti sono le aree più esposte
Le aree più esposte sono Europa e Stati Uniti, entrambe fortemente dipendenti dalle importazioni mediorientali e con livelli di scorte già ridotti. Il problema non è solo la disponibilità di metallo, ma la qualità della dipendenza costruita negli anni, spesso giustificata da logiche di costo e ottimizzazione.
Quelle stesse logiche oggi mostrano il conto. Settori chiave — dall’automotive all’aerospazio, fino alle infrastrutture energetiche — rischiano rallentamenti concreti. Non per mancanza di domanda, ma per assenza fisica di materiale.
Definire quanto sta accadendo come evento eccezionale è corretto, ma incompleto.
Questo shock mette in luce quanto il mercato dell’alluminio fosse già fragile, anche se funzionava abbastanza bene da non farlo notare.
Efficienza, globalizzazione e flussi ottimizzati reggono finché tutto scorre senza intoppi, ma quando si blocca un punto critico in un sistema tirato al limite (con margini minimi e dipendenze elevate) succede quello che è ormai sotto agli occhi di tutti.
APPROFONDIMENTO

Alluminio in deficit strutturale. I prezzi sono a rischio di ulteriori rialzi
Il mercato dell’alluminio oscilla tra tregue illusorie e tensioni reali: il Medio Oriente spinge verso un deficit strutturale che sostiene i prezzi nonostante la volatilità.
Bastano dieci giorni di tregua per illudere i mercati, ma non per cambiare i fondamentali.
I prezzi dell’alluminio al LME sono scesi di oltre il 5,5% in poche ore dopo che Iran ha promesso di mantenere aperto lo Strait of Hormuz durante una fragile pausa nei combattimenti tra Israele e Hezbollah.
Ma la realtà ha corretto rapidamente questa illusione. La chiusura dello stretto nel fine settimana ha riportato il mercato al problema che da mesi assilla gli operatori e cioè la sicurezza degli approvvigionamenti. Non è solo una questione di rotte marittime, ma di accesso a una delle arterie più critiche per il commercio globale di metalli.
Il Medio Oriente pesa circa il 9% della produzione globale di alluminio, ma conta molto di più per l’equilibrio del mercato europeo. È una dipendenza spesso sottovalutata e che emerge solo quando qualcosa va storto.
E in questi mesi molte cose sono andate storte, con interruzioni non riguardano solo il trasporto, ma anche la produzione. Gli impianti di Emirates Global Aluminium ad Al Taweelah, i tagli produttivi di Alba e le precedenti riduzioni di Qatalum stanno erodendo capacità per quasi tre milioni di tonnellate annue. È una cifra che equivale a circa metà dell’intera produzione della regione.
Da shock temporaneo a deficit strutturale
Il passaggio chiave è un mercato che non sta più reagendo ad uno shock temporaneo, ma ad un deficit strutturale. È una differenza che cambia completamente la lettura dei prezzi.
Per mesi si è parlato di colli di bottiglia logistici, di ritardi e di rotte alternative. Ora il problema è più profondo. Se la capacità produttiva viene fermata, riattivarla non è immediato né garantito. Le fonderie di alluminio non sono interruttori e una volta spente, riaccenderle richiede tempo, energia e stabilità che oggi semplicemente non esistono.
Secondo ING Group, l’alluminio resta sostenuto da fondamentali solidi, ma si muove su un terreno instabile. La recente salita ai massimi di quattro anni lo dimostra che basta una semplice percezione di scarsità per spingere i prezzi verso l’alto. Eppure, il mercato continua a oscillare tra ottimismo e paura dove ogni annuncio di tregua genera vendite, ogni segnale di escalation riaccende il rally.
Dietro questa volatilità c’è un’offerta che resta insufficiente e difficilmente recuperabile nel breve periodo. E finché questa condizione persiste, il supporto ai prezzi è garantito.
Europa molto esposta
L’Europa si trova in una posizione molto scomoda, dal momento che è dipendente da forniture esterne e vulnerabile a shock geopolitici che non controlla. La narrativa della diversificazione energetica e industriale si scontra con la realtà di filiere ancora concentrate.
Nel frattempo, i mercati fanno quello che sanno fare meglio e cioè reagire nel breve e ignorare il lungo. Si aggrappano a ogni segnale di distensione, salvo poi correggere quando la realtà torna a imporsi.
È un copione già visto, ma che continua a ripetersi.
E forse è proprio qui il punto. Non è più il rischio ad essere sottovalutato, ma la sua persistenza.
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