Buongiorno,
condivido con te le ultime notizie dalla Borsa LME relative alla scorsa settimana ed alcuni approfondimenti dal mondo dei metalli.
Nonostante la grave sciagura mineraria in Indonesia, i prezzi degli “industriali” al LME non hanno registrato aumenti significativi. In particolare, il Rame è rimasto stabile.
Nella miniera indonesiana di Grasberg, la seconda più grande nel mondo come volumi estratti di minerale di Rame, oltre a Oro e Molibdeno, la scorsa settimana ha avuto luogo una frana di dimensioni rilevanti.
Le persone coinvolte sono state sette, due i morti accertati e le altre ancora disperse. La reazione dei mercati e in particolare al LME è stata immediata sul Rame, andando a superare il momento di massimo relativo registrato a metà settembre.
Una crescita decisamente scomposta e poi ricondotta in pochissime sedute di Borsa ai livelli attesi di crescita per il “metallo rosso” e che prevedevano un consolidamento in ripresa poco al di sopra dei 10mila USD 3mesi.
Gli altri “industriali” si sono mossi di conseguenza e quindi in crescita, seppure presentando delle correzioni al rialzo molto al di sotto del punto di massimo generale che aveva registrato il listino LME a metà di questo mese e come già evidenziato in precedenza.
Una situazione che va vista nel suo insieme, partendo proprio dall’evoluzione dell’indice LMEX, che a quota 4334 si è posizionato in crescita di soli 4 punti dal precedente massimo di chiusura del 12 settembre.
Una serie ripetuta di aumenti dei prezzi dei metalli era comunque nell’aria e ora occorrerà verificare quanti di essi avranno i presupposti, non tanto di crescere ulteriormente, ma di confermare i livelli raggiunti al termine della scorsa “cinquina” di sedute LME.
Le aspettative sul Rame rimangono soddisfacenti
Le aspettative sul Rame rimangono soddisfacenti e un risultato da considerare tale sarebbe quello di vedere il metallo al termine della settimana con la quotazione USD 3mesi ancora a cinque cifre.
Massima incertezza per lo Zinco
L’indebolimento della “backwardation” rappresenterà per lo Zinco il fattore di massima incertezza, dove l’eccessiva presenza di denaro su posizioni rialziste potrebbe rappresentare il più importante elemento per collocare il suo prezzo in un avvio di debolezze ripetute.
Le Leghe, Ottone e Zama
La contingenza dell’aumento “monstre” del prezzo della barra di ottone, che comunque avrebbe avuto luogo anche senza gli avvenimenti della miniera indonesiana, subirà un inevitabile adeguamento verso il basso viste le prospettive di debolezza dei valori di Rame e Zinco al LME.
La situazione della quotazione della Zama, strutturata in base ai valori medi settimanali, difficilmente potrà contemplare nei prossimi otto giorni l’attesa variazione verso il basso dello Zinco; pertanto, il valore di mercato continuerà ad attestarsi sui massimi relativi raggiunti alla metà di questo mese.
Poche aspettative di ulteriori rialzi per l’Alluminio
L’Alluminio riporrà in buon ordine le aspettative di ulteriori rialzi e quindi un nuovo “affaccio” alla linea dei 2700 USD 3mesi. L’abbondanza di denaro rialzista non rappresenterà certo un elemento a favore del consolidamento in ripresa della quotazione LME del metallo, dove la rapida ricerca di un punto d’incontro tra domanda e offerta, arresterà la lenta e inesorabile discesa della quotazione dell’Alluminio nel breve periodo.
Pressione negativa per il prezzo del Nichel
La deludente risposta del listino LME alle sollecitazioni esterne di fatti imponderabili, colpirà in maniera importante il Nichel, alle prese con una più che probabile pressione negativa sul suo prezzo, il cui mantenimento di soglia oltre quota 15mila dollari 3mesi potrebbe essere un elemento di forte criticità al termine di questa settimana.
Momento di stallo per il Piombo dovuto alle festività cinesi
Il fermo produttivo della Cina per festività nei primi sette giorni di ottobre renderà il prezzo del Piombo come un oggetto amorfo e quindi ancorato alla linea dei 2mila USD 3mesi, in attesa di un riallineamento degli ordinativi su questo metallo da parte delle aziende cinesi.
Improbabili ribassi nel breve periodo per lo Stagno
Lo Stagno attende le mosse degli utilizzatori, i quali pur risultando guardinghi non stanno disdegnando l’attuale quotazione LME del metallo, consapevoli che un’ulteriore riduzione del suo valore sarà un’ipotesi poco percorribile nel breve periodo.
UNO SGUARDO ALLA REALTA’ PRODUTTIVA

Domanda cinese di bauxite a livelli record: +26% rispetto al 2024
La corsa all’alluminio, alimentata da veicoli elettrici e dal settore delle costruzioni, consolida la bauxite come una delle principali forze di crescita del trasporto marittimo globale.
Quest’anno ha segnato un punto di svolta per il commercio globale della bauxite.
La Cina, primo produttore mondiale di alluminio, ha spinto le proprie importazioni del minerale su livelli record e, tra gennaio e agosto, i porti cinesi hanno scaricato 145,2 milioni di tonnellate, con un incremento del 26% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Un balzo che equivale a 30 milioni di tonnellate in più rispetto al 2024, rendendo i primi otto mesi d’anno i più forti di sempre per il settore.
Guinea protagonista assoluta
La dipendenza della Cina dalla Guinea si consolida ulteriormente. Il paese africano ha fornito ben 137,5 milioni di tonnellate, pari al 77% del fabbisogno complessivo. L’Australia segue con 30,5 milioni di tonnellate (17%), mentre quote minori arrivano da Guyana, Turchia, Sierra Leone e altri produttori in Africa occidentale, Sud America e Asia.
La prevalenza di viaggi a lungo raggio, in particolare dalla Guinea, ha rafforzato l’impatto della bauxite sulla domanda globale di tonne-miles (tonnellate per miglia), parametro chiave per l’occupazione delle grandi navi capesize.
Negli ultimi dieci anni le importazioni cinesi di bauxite sono quasi triplicate: dai 57,2 milioni di tonnellate del 2015 ai 170,8 milioni del 2024. Soltanto brevi interruzioni, come nel 2016 o durante la pandemia del 2021, hanno rallentato una corsa sostenuta dall’espansione dell’industria nazionale dell’alluminio.
Secondo gli analisti di Ursa Shipbrokers, si tratta di una delle storie di crescita più rilevanti per il trasporto marittimo di carichi secchi (dry bulk), resa possibile dall’enorme capacità di fusione cinese e dalla forte dipendenza dalle importazioni di bauxite.
Produzione di alluminio ai massimi
Sul fronte interno cinese, i dati confermano un ritmo produttivo senza precedenti. Ad agosto le fonderie cinesi hanno realizzato 3,8 milioni di tonnellate di alluminio primario, eguagliando i picchi registrati a maggio e luglio. Nei primi otto mesi del 2025 la produzione ha raggiunto 29,4 milioni di tonnellate, con un aumento del 2,3% rispetto all’anno precedente.
Secondo l’International Aluminium Institute, la Cina ha prodotto 43,4 milioni di tonnellate di alluminio primario nel 2024 che corrisponde a più di quindici volte i livelli del 2000.
La domanda crescente di alluminio, spinta dal boom dei veicoli elettrici e dal settore delle costruzioni, continua a rafforzare la centralità della bauxite nel commercio marittimo globale.
Per gli armatori di navi capesize, questo flusso di lungo raggio rappresenta una delle principali opportunità di impiego, destinata a incidere sempre più sulla configurazione del mercato dry bulk.
APPROFONDIMENTO

Alluminio: la carenza di offerta spingerà i prezzi in rialzo del 50-60% (Citi)
Citi ritiene che l’attuale prezzo dell’alluminio intorno ai 2.500 dollari a tonnellata potrebbe portare a un deficit significativo e insostenibile sul mercato nei prossimi cinque anni.
Per oltre vent’anni l’alluminio è stato caratterizzato da bassi prezzi e abbondante offerta, grazie alla rapida espansione della capacità produttiva cinese.
Oggi quel ciclo si è concluso: la capacità inattiva del paese è stata completamente assorbita e la Cina è entrata in una fase in cui non si registrerà più nuova crescita nella produzione primaria di alluminio.
Ciò segna un punto di svolta per un mercato che si prepara ad affrontare una delle carenze di offerta più gravi degli ultimi decenni.
Prezzi destinati a salire ben oltre i 3.000 dollari
Secondo gli analisti di Citi, i prezzi attuali intorno a 2.500 dollari a tonnellata non sono sostenibili. Per attrarre i capitali necessari allo sviluppo di nuova capacità, sarà indispensabile che le quotazioni si stabilizzino sopra i 3.000 dollari a tonnellata.
Ma, nel lungo periodo, lo scenario potrebbe diventare ancora più estremo. Citi prevede che il metallo possa raggiungere livelli intorno a 4.000 dollari, con un potenziale aumento del 50-60% rispetto ai valori correnti.
La domanda esplode con energia verde, robotica e intelligenza artificiale
La transizione energetica continuerà a rappresentare un pilastro della domanda di alluminio, spinta da veicoli elettrici, fotovoltaico, eolico e modernizzazione delle reti elettriche. Ma le vere novità arrivano da settori emergenti: robotica, intelligenza artificiale e data center.
Ogni robot umanoide richiede tra i 20 e i 25 chilogrammi di alluminio, mentre la produzione di robot industriali in Cina ha già registrato una crescita annua del 60%, raggiungendo 900.000 unità nel 2025. Nello stesso anno, la spesa in capitale per i data center da parte delle società cinesi quotate è raddoppiata.
Queste nuove tecnologie non solo aumentano il consumo diretto di alluminio, ma alimentano anche una competizione energetica con l’industria metallurgica, aggravando le tensioni sul lato dell’offerta.
L’Indonesia non basta e il riciclo offre un sollievo limitato
Con la produzione cinese ormai al limite, l’attenzione mondiale si è spostata sull’Indonesia. Eppure, anche se tutti i progetti in corso andassero in porto, la capacità raggiungerebbe solo 2,3 milioni di tonnellate entro il 2029, ben lontano dall’enorme fabbisogno globale. L’espansione più ambiziosa (4,45 milioni di tonnellate) richiederebbe oltre il 14% della produzione elettrica nazionale, un obiettivo che appare difficilmente realizzabile.
Il riciclo, dal canto suo, non potrà colmare il vuoto: senza forti incentivi di prezzo, il tasso di recupero salirà solo dal 45% al 50% nei prossimi anni, grazie anche a nuove tecnologie come l’ordinamento tramite intelligenza artificiale. Ma il mercato dell’alluminio secondario è molto meno elastico di quello del rame e non può reagire rapidamente ai segnali di prezzo.
Verso un deficit strutturale e un mercato in backwardation
Per soddisfare la domanda globale entro il 2030 occorreranno oltre 10 milioni di tonnellate di nuova offerta, ma senza prezzi stabilmente elevati gli investimenti non arriveranno. In caso contrario, sarà necessario ridurre i consumi attraverso ulteriori aumenti delle quotazioni.
Citi sottolinea che il rischio maggiore per il mercato dell’alluminio è quello di scorte in rapido esaurimento, con passaggio in backwardation e tensioni sui prezzi molto più gravi rispetto a quanto atteso per altri metalli come il rame.
In questo contesto, Citi raccomanda alle aziende che consumano grandi quantità di alluminio di coprirsi subito per i prossimi 1-5 anni agli attuali livelli, considerati ancora vantaggiosi. Anche gli investitori, secondo la banca, dovrebbero incrementare le proprie esposizioni: con domanda strutturalmente robusta, offerta rigida e scorte ai minimi, l’alluminio si candida a diventare una delle asset class più interessanti del prossimo decennio.
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