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condivido con te le ultime notizie dalla Borsa LME relative alla scorsa settimana ed alcuni approfondimenti dal mondo dei metalli.

La linea dura della Federal Reserve sui tassi d’interesse gela i mercati: brusca flessione per tutti gli “industriali” al London Metal Exchange

Le quotazioni dei metalli sono andate oltre le previsioni che si potessero stimare in un generale contesto di ribasso del listino LME e che ha preso sempre più consistenza dallo scoppio della guerra nell’area del Golfo Persico e in una parte del Medio Oriente.

Nell’ultima settimana le cadute dei prezzi USD 3mesi hanno assunto delle vere e proprie caratterizzazioni verticali, evidenziate da un altrettanto significativo arretramento dell’indice LMEX, ora a 5060 punti e una contrazione su base settimanale di oltre il 6%, portando l’insieme delle quotazioni degli “industriali” sotto lo 0,7 rispetto al valore di inizio anno.

Una delle cause, ma certamente dal carattere marginale, è stata la condotta prudenziale da parte della Federal Reserve di mantenere invariati i tassi sul dollaro, visto lo stato d’incertezza in cui versa l’economia statunitense e il precario assetto di solidità del bilancio federale, ora appesantito dalle spese militari che si stanno e si dovranno sostenere ancora per molto tempo per il conflitto con l’Iran.

Le evidenze di una congiuntura economica internazionale non certo brillante a livello globale, aggravata dalle incertezze sui costi dell’energia, vero nervo scoperto per tutti i Paesi, che si sono ancora rivelati quasi totalmente dipendenti dagli idrocarburi, completano un quadro fatto di innumerevoli preoccupazioni.

Le sequenze dei minimi relativi delle quotazioni dei metalli non portano al momento a punti certi negli arresti di questi indirizzi, caratterizzati da forme di arretramenti consistenti a partire dalla seduta di mercoledì 18 marzo quando, per alcuni metalli, in particolare Rame e Alluminio, l’impressione fosse quella dell’arresto della parabola ribassista avviata nel corso dell’ottava precedente.

Un vero e proprio esercizio di osservazione su tutte le quotazioni USD 3mesi del listino LME, dove l’obiettivo è quello di evidenziare per ogni metallo i momenti di discontinuità d’indirizzo al fine di individuare le situazioni di minimo relativo per ciascun prezzo.

Nuovo arretramento per il Rame

Il nuovo arretramento del Rame, ora collocato al livello di metà dicembre non sta presentando alcun segno di reazione, dove i momenti di minimo si stanno susseguendo con frequenze quotidiane, a significare che la fase ribassista non è ancora giunta a termine.

Zinco in ribasso dopo timidi segnali di ripresa

I timidi sussulti di ripresa dello Zinco si sono affievoliti in breve tempo nel corso della seduta del 19 marzo, attualmente il metallo non sta offrendo momenti di interruzione della tendenza ribassista.

Le leghe, Ottone e Zama

Le leghe produrranno le sommatorie negative dei prezzi LME di Rame e Zinco a riguardo dei riferimenti di mercato, che se per l’Ottone si tratterà dell’ennesima “picchiata” ribassista, per la Zama invece si dovrà necessariamente mettere mano ai riferimenti medi di ciascuna composizione.

Anche l’Alluminio evidenzia una tendenza negativa

La tendenza negativa della quotazione 3mesi pare rinforzarsi per l’Alluminio e con probabilità forti anche la soglia di 3200 dollari verrà lasciata alle spalle, riproponendo una serie di valori che si erano visti nel corso dell’ultima settimana di febbraio “sterilizzando” in questo modo le fasi rialziste dovute alle prime battute della guerra nel Golfo.

Nichel stop anche se ben predisposto al rialzo

La buona predisposizione di crescita del Nichel, registrata in avvio della seduta di venerdì 20, sfiorando la soglia dei 17mila dollari 3mesi, è risultata un’illusione di breve durata, valore che a inizio ottava potrebbe tramutarsi in livello di massimo relativo.

Per il Piombo solo l’illusione di una fase rialzista

L’illusione di una fase in controtendenza del Piombo rispetto all’andamento generale del listino LME è stata di breve durata, così come il superamento della soglia di 1900 dollari 3mesi, tutto questo a significare che il futuro di breve periodo del metallo dovrà ancora trovare una collocazione di prezzo al di sotto di questa linea.

Segno meno anche per lo Stagno

L’indirizzo negativo di tendenza che ha messo in atto lo Stagno negli ultimi tempi presenterà un ulteriore rilancio e questo nonostante una momentanea connotazione positiva vista di recente.

I produttori di alluminio del Golfo cercano rotte alternative per evitare Hormuz

Le tensioni nello Stretto di Hormuz costringono i produttori di alluminio del Golfo a ripensare le rotte dell’export: tra deviazioni costose, limiti infrastrutturali e nuove strategie logistiche, emerge la fragilità delle catene globali.

Le tensioni in Medio Oriente stanno ridefinendo le rotte dell’alluminio globale, spingendo i produttori del Golfo Persico a riconsiderare rapidamente le proprie strategie logistiche.

Il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz, tradizionale arteria per l’export, è oggi fortemente compromesso da rischi operativi e incertezze crescenti legate al conflitto in corso.

In questo scenario, diversi operatori stanno valutando deviazioni verso porti alternativi, pur senza fornire dettagli operativi precisi. L’incertezza resta il fattore dominante, rendendo difficile pianificare con continuità flussi e consegne verso i mercati internazionali.

Produzione ridotta e logistica sotto stress

La continuità produttiva è garantita, ma a ritmi ridotti, segno di un equilibrio sempre più fragile tra output industriale e capacità logistica. Alcuni impianti hanno ridimensionato significativamente la propria attività, mentre altri hanno introdotto riduzioni selettive per adattarsi ai problemi di trasporto.

Parallelamente, emergono soluzioni alternative come il trasporto su gomma verso porti sul Mar Rosso o verso l’Oman. Tuttavia, il ricorso massiccio al trasporto via camion evidenzia un cambio di paradigma, con volumi giornalieri potenzialmente molto elevati che mettono sotto pressione la capacità disponibile e i costi operativi.

All’inizio di questa settimana, Aluminium Bahrain (Alba), ha dichiarato di stare valutando la possibilità di trasportare i propri prodotti via camion attraverso l’Arabia Saudita fino ai porti del Mar Rosso o all’Oman, tra cui Sohar e Salalah.

Le alternative: tra Oman e Mar Rosso

La deviazione verso scali come Sohar, Salalah o porti sul Mar Rosso rappresenta una via obbligata ma complessa. Queste opzioni consentono di aggirare il collo di bottiglia di Hormuz, ma introducono nuove criticità.

Da un lato, i porti alternativi stanno rapidamente saturando la propria capacità; dall’altro, le distanze maggiori e la necessità di trasporto terrestre incidono pesantemente sui costi logistici, soprattutto per le spedizioni verso l’Asia. Il vantaggio geografico del Golfo rischia così di ridursi sensibilmente, almeno nel breve periodo.

Vincoli infrastrutturali e colli di bottiglia

La debolezza delle infrastrutture terrestri emerge come uno dei principali ostacoli, in particolare l’assenza di una rete ferroviaria efficiente tra le coste orientali e occidentali dell’Arabia Saudita. Le alternative stradali esistono, ma risultano già congestionate dalla domanda crescente di più settori industriali.

Inoltre, la capacità portuale sul lato del Mar Rosso non è illimitata. Il rischio è quello di trasferire il collo di bottiglia da Hormuz ad altri nodi logistici, senza risolvere realmente il problema di fondo.

Oltre l’emergenza: la spinta alle grandi infrastrutture

La crisi attuale potrebbe accelerare progetti infrastrutturali rimasti a lungo in secondo piano, come il collegamento terrestre tra le due coste saudite. Iniziative di questo tipo, concepite anni fa ma mai pienamente sviluppate, tornano oggi al centro dell’attenzione.

Tuttavia, si tratta di soluzioni di lungo periodo dal momento che realizzare corridoi logistici su larga scala richiede investimenti ingenti e tempi pluriennali. Nel frattempo, i produttori dovranno continuare a operare in un contesto di elevata volatilità, adattando di volta in volta le proprie strategie.

Un equilibrio precario per il mercato globale

La durata del conflitto rappresenta la variabile chiave per la tenuta del sistema, poiché interruzioni prolungate metterebbero a rischio la sostenibilità operativa dei produttori. In assenza di soluzioni rapide, la necessità di garantire le consegne spingerà inevitabilmente verso configurazioni logistiche più costose e meno efficienti.

In prospettiva, la crisi evidenzia la vulnerabilità strutturale delle catene di approvvigionamento globali, aprendo la strada a una possibile riorganizzazione dei flussi commerciali dell’alluminio su scala regionale e interregionale.

Più energia, meno metallo: il nuovo equilibrio dell’alluminio

I prezzi dell’alluminio crescono seguendo quelli di petrolio e gas: analisi del legame tra energia, logistica e prezzi.

Il recente rialzo dell’alluminio riflette soprattutto la tensione nei mercati energetici, più che una semplice reazione a rischi di interruzione fisica dell’offerta. Le quotazioni hanno seguito da vicino la dinamica rialzista di petrolio e gas, segnalando una connessione ormai diretta tra costo dell’energia e prezzo del metallo.

In questo contesto, il movimento osservato a inizio marzo non può essere letto come un classico “war premium”. Piuttosto, emerge una componente più strutturale: il mercato sta incorporando il rischio di un aumento persistente dei costi energetici, che incidono direttamente sulla produzione.

L’alluminio è tra i metalli più energivori e reagisce quasi istantaneamente alle variazioni dei costi elettrici, rendendo il suo prezzo un indicatore anticipatore delle tensioni energetiche. La fusione elettrolitica implica che una quota rilevante dei costi operativi dipenda dall’energia.

Quando il sistema energetico si destabilizza, la risposta del mercato è rapida e aumenta il premio incorporato nei prezzi per compensare il rischio di marginalità compressa nelle fonderie. È questo meccanismo a spiegare la forza attuale delle quotazioni.

Il Golfo come nodo energetico e metallurgico

Le tensioni nel Golfo stanno agendo simultaneamente su energia e produzione industriale, amplificando gli effetti sul mercato dell’alluminio. Interruzioni nelle forniture di gas e difficoltà logistiche hanno già avuto impatti concreti su alcuni impianti e sulle esportazioni.

Il peso della regione è tutt’altro che marginale:

Indicatore                                                       Valore

Produzione annua                     ~6,8 milioni di tonnellate

Quota globale                                              ~9%

Quota export extra-Cina                        >20%

La concentrazione dell’export attraverso lo Stretto di Hormuz rende la logistica un punto di vulnerabilità critica, anche in assenza di blocchi totali.

Non è necessario un’interruzione totale dei flussi per alterare il mercato, bastano attriti crescenti: assicurazioni più care, traffico ridotto, tempi incerti.

Questi elementi si riflettono immediatamente nei premi regionali e nei contratti a breve termine.

Il ritiro di offerte nei negoziati trimestrali segnala un cambiamento significativo con produttori e acquirenti che stanno ricalibrando le aspettative in tempo reale, in un contesto dove i costi di consegna sono sempre meno prevedibili.

Scorte in calo e volatilità in aumento

La riduzione delle scorte disponibili amplifica l’impatto di qualsiasi shock, trasformando tensioni localizzate in movimenti di prezzo più ampi. Il calo significativo dei warrant LME attivi nelle ultime settimane evidenzia una contrazione del cuscinetto di sicurezza del mercato. In un sistema con scorte limitate, anche perturbazioni moderate possono tradursi rapidamente in volatilità, accelerando la trasmissione del rischio lungo la catena del valore.

Il mercato globale ha perso uno dei suoi principali meccanismi di stabilizzazione: la flessibilità produttiva, in particolare quella cinese. I limiti imposti alla capacità e gli alti tassi di utilizzo riducono la possibilità di aumentare rapidamente l’offerta.

Allo stesso tempo, fuori dalla Cina, molte fonderie restano inattive e riavviarle richiede condizioni energetiche favorevoli oggi difficili da garantire, soprattutto in competizione con altri grandi consumatori di elettricità.

Un nuovo equilibrio guidato dall’energia

Il mercato non sta prezzando un collasso dell’offerta, ma una moltiplicazione delle frizioni, tra energia, logistica e scorte. Questo cambiamento è più sottile ma potenzialmente più duraturo.

Se le tensioni energetiche dovessero persistere, il prezzo dell’alluminio potrebbe stabilizzarsi su un livello strutturalmente più elevato, riflettendo un nuovo costo marginale globale. In questo scenario, quello che appare come un rally legato alla geopolitica si configura invece come una ridefinizione più profonda del mercato.

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METALWEEK: MetalWeek

METALLI RARI: https://www.metallirari.com/produttori-alluminio-golfo-cercano-rotte-alternative-evitare-hormuz/

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