Buongiorno,

Condivido con te le ultime notizie dalla Borsa LME relative alla scorsa settimana ed alcuni approfondimenti dal mondo dei metalli.

Il dato dell’indice LMEX non è sufficiente per sintetizzare quello che è avvenuto la settimana scorsa nella Borsa degli “industriali”.

L’indice complessivo del listino LME ha registrato una flessione settimanale di quasi il 3%, rappresentando in questo avvio di anno il parziale negativo più marcato del periodo e collocando l’andamento dei prezzi dei metalli in flessione di 5,4 punti percentuali nelle prime sei settimane del 2024.

Il Rame è stato uno dei maggiori contributori per il raggiungimento di questo ennesimo dato negativo in ambito London Metal Exchange, anche se ben accompagnato da buona parte del listino, escludendo solamente Alluminio e Stagno.

I motivi delle diffuse e importanti riduzioni dei prezzi di Borsa non possono essere ricondotti unicamente al periodo di vacanza in Cina per la ricorrenza del Capodanno, ma piuttosto per il concatenarsi di episodi che hanno portato al definitivo esaurimento di molti effetti volano sui cicli economici globali, tra essi il più importante è stato quello del periodo post-Covid.

La vicenda del Rame ben rappresenta lo stato attuale di tutto quello che ruota intorno ai metalli, dove i fabbisogni diretti di materie prime e quindi degli utilizzatori, rappresentano il fattore di maggiore importanza nella determinazione dei prezzi USD 3mesi al LME.

Rame in caduta verticale!

Il metallo guida del listino nell’ultima serie di sedute settimanali ha subito una caduta verticale di quasi 280 dollari / ton nel suo riferimento 3mesi, andandosi a ricollocare alla stessa quotazione vista per l’ultima volta a cavallo tra ottobre e novembre. Il momento della ripresa del prezzo del Rame non avverrà sicuramente nella prima parte di questa settimana, anche se questo stato di totale depressione del “metallo rosso” non potrà continuare all’infinito.

Marcata criticità anche per lo Zinco

Un altro punto di marcata criticità all’interno del listino LME è rappresentato dallo Zinco, capace di produrre una contrazione settimanale del 6% in relazione alla quotazione USD 3mesi. Le soglie del prezzo in dollari varcate verso il basso sono state tantissime in questa prima parte di febbraio dallo Zinco, passando da 2500 a 2300, a sua volta oltrepassata e aprendo l’area 2200 che sicuramente popolerà.

Le Leghe, Ottone e Zama

Le leghe Ottone e Zama saranno ancora fortemente condizionate nelle definizioni dei loro prezzi di riferimento dagli scivoloni di Rame e Zinco, anche se la componente cambio Euro/Dollaro non sarà da sottovalutare in chiave di arretramento di valore del “biglietto verde” e quindi generare ulteriori riduzioni per le quotazioni di Borsa dei due metalli di riferimento.

Alluminio più solido del previsto

L’Alluminio si è dimostrato più solido del previsto, stabilizzando la quotazione a ridosso della linea dei 2200 dollari / 3mesi; un riferimento che la scorsa settimana ha trovato concordi compratori e venditori, come probabile lo sia anche in questa.

Più luci che ombre per il Nichel

La settimana del Nichel è stata più di luci che di ombre, con il metallo che in alcuni frangenti di ottava è riuscito ad andare in controtendenza rispetto alle discese marcate di altri metalli, Rame in primo luogo. La tenuta del prezzo oltre la soglia dei 16mila dollari / 3mesi è di strettissima attualità, ma visto il contesto generale in cui si sta trovando l’intero listino LME non ha più i toni di drammaticità riferibili a qualche settimana fa.

Piombo vicino ai 2000 dollari / ton

Il Piombo si troverà ad esplorare un territorio che dallo scorso dicembre non vi si era più addentrato, vale a dire la prossimità dei 2mila dollari 3mesi, andandosi presumibilmente a collocare ancora più vicino a questa linea di soglia.

Compratori per quanto riguarda lo Stagno

Il minimo relativo toccato dallo Stagno ad inizio della scorsa settimana ha indotto molti utilizzatori di questo metallo a non farsi sfuggire l’occasione di un buon acquisto. L’effetto è stato notevole, tanto che lo Stagno si trova ora in una fase di eccesso di liquidità rialzista e che a breve lo porterà ad un suo probabile ridimensionamento, anche se quota 27mila dollari / 3mesi è sempre più vicina come raggiungimento di massimo relativo.   

UNO SGUARDO ALLA REALTA’ PRODUTTIVA

Ci sarà il divieto per l’alluminio russo? Lo chiedono i produttori UE

Mentre l’Europa si avvicina al secondo anniversario dell’inizio della guerra in Ucraina, si ricomincia a parlare di nuove sanzioni contro la Russia, nello specifico per quanto riguarda le importazioni di alluminio russo.

Secondo quanto riferito dall’autorevole rivista Politico, i produttori europei di alluminio, sostenuti attivamente da Lituania, Estonia, Lettonia e Polonia, stanno spingendo per l’imposizione di un embargo totale sulle importazioni di metallo russo.

Grave l’impatto economico per molti settori industriali, soprattutto in Italia

L’Europa continua a dipendere significativamente dall’alluminio russo, che rappresenta il 9% delle sue importazioni totali, con un valore di circa 2,3 miliardi di euro (2022). Tuttavia, l’approccio europeo verso un divieto totale si scontra con ostacoli evidenti, non ultimo il timore di un impatto economico negativo su tutta una serie di settori produttivi, soprattutto in paesi come l’Italia.

In un contesto di elevati costi energetici e di pressione competitiva da parte delle importazioni a basso costo, i produttori europei di alluminio vedono nelle sanzioni contro la Russia un’opportunità per alleggerire il loro fardello.

Da autunno, l’associazione dei produttori di alluminio dell’Unione Europea (UE) ha chiesto a Bruxelles di interrompere completamente le importazioni di metallo russo, sostenendo che i produttori hanno già iniziato a prendere le distanze dal mercato russo.

Una “bomba atomica economica”

D’altra parte, c’è una forte resistenza da parte dei consumatori industriali di alluminio. La Federation of Aluminum Consumers in Europe (FACE), che rappresenta gli interessi dei consumatori industriali in paesi come Italia e Germania, ha descritto l’introduzione di sanzioni sull’alluminio come una “bomba atomica economica“, avvertendo sulle gravi conseguenze economiche per l’Europa che ne deriverebbero.

Mentre la UE si prepara a presentare il suo 13° pacchetto di sanzioni entro il 24 febbraio, la questione dell’alluminio russo rimane un punto cruciale. La divisione tra i membri UE riflette non solo le diverse esigenze economiche e industriali, ma anche le complesse dinamiche geopolitiche sollevate dalla guerra in Ucraina.

Le prossime settimane saranno cruciali per determinare il futuro del commercio europeo di alluminio.

APPROFONDIMENTO

L’European Aluminium chiede un vero e proprio accordo di decarbonizzazione dell’industria.

La Commissione europea ha presentato la comunicazione “Securing our future: Europe’s 2040 climate target and path to climate neutrality by 2050 building a sustainable, just and prosperous society“, che delinea il necessario quadro politico in materia di clima ed energia dopo il 2030.

Il quadro raccomanda un ambizioso obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra (GHG) del 90% entro il 2040, rispetto ai livelli del 1990. Ciò rappresenta un’opportunità e una sfida significativa per l’industria dell’alluminio, poiché la domanda è destinata ad aumentare a sostegno della transizione green.

European Aluminium sottolinea l’urgente necessità di politiche energetiche, commerciali e industriali coerenti che facilitino la decarbonizzazione dell’industria e incentivino il riciclo, rimanendo al contempo competitivi sui mercati globali. Ciò consentirà all’industria di soddisfare la crescente domanda di alluminio sostenibile made in Europe.

L’UE è in netto vantaggio rispetto ad altri Paesi e regioni per quanto riguarda le ambizioni climatiche, imponendo riduzioni sostanziali delle emissioni in ogni settore e impianto. Il raggiungimento di questo obiettivo richiede un approccio politico armonizzato in vari settori, tra cui il commercio, l’energia e la strategia industriale, per garantire che l’Europa rimanga competitiva mentre progredisce verso la decarbonizzazione.

L’alluminio è il metallo non ferroso più utilizzato a livello globale e consente risparmi energetici e di CO2 nei principali settori, tra cui la mobilità e i trasporti, gli imballaggi, i beni di consumo, l’edilizia e le costruzioni.

Grandi volumi di alluminio saranno necessari anche per produrre pannelli solari, batterie, veicoli elettrici, turbine eoliche, pompe di calore ed elettrolizzatori di idrogeno. Per soddisfare gli obiettivi dell’UE di una rapida transizione energetica, la domanda aggiuntiva di alluminio in Europa raggiungerà i 5 milioni di tonnellate all’anno entro il 2040, pari a un aumento del 30% rispetto all’attuale consumo totale di alluminio in Europa.

Tuttavia, le ambizioni climatiche più elevate dell’Europa non possono essere raggiunte a scapito della sua capacità produttiva né aumentando la dipendenza dalle importazioni lungo la catena del valore dell’alluminio. I costi dell’energia in Europa sono ancora troppo alti rispetto ai nostri concorrenti globali, ostacolando la possibilità di investire nei processi di decarbonizzazione e riciclo necessari per raggiungere la neutralità climatica entro la metà del secolo.

“Il legame tra clima, commercio e politica industriale deve essere rafforzato e posto in primo piano nell’agenda della prossima Commissione europea. Siamo pronti a collaborare con la Commissione europea e con gli Stati membri per trovare soluzioni ponte che permettano di ridurre il costo dell’energia e di dare impulso alla trasformazione della nostra industria, rimanendo al contempo competitivi sui mercati globali”, osserva Paul Voss, direttore generale di European Aluminium.

L’UE deve quindi aumentare la propria sicurezza energetica complessiva incrementando gli investimenti nei sistemi energetici decarbonizzati, nelle tecnologie green nelle infrastrutture e sfruttando appieno le disposizioni delle leggi sulle materie prime critiche e sull’industria Net Zero, che riconoscono l’alluminio come materia prima e componente strategica per la transizione verde dell’Europa. Entrambi gli atti legislativi dovranno essere attuati a fondo per garantire che la produzione, la lavorazione e il riciclo dell’alluminio rimangano e crescano in Europa.

L’anno scorso l’UE-27 ha perso il 50% della produzione primaria di alluminio a causa della crisi energetica. Prima della crisi, l’UE aveva già perso un terzo della sua capacità di produzione di alluminio primario nei 15 anni precedenti a causa di condizioni operative non competitive in Europa. La produzione europea è stata sostituita da quella di altri Paesi, con un’impronta di carbonio molto più elevata.

Il proposto “Accordo per la decarbonizzazione industriale” dovrà includere misure di protezione dalla rilocalizzazione delle emissioni di carbonio rafforzate che vadano ben oltre gli attuali meccanismi non testati come il meccanismo di aggiustamento delle frontiere del carbonio (CBAM).

Nella comunicazione non si fa riferimento ad alcuna misura aggiuntiva di protezione dalle perdite di carbonio che integri il CBAM. Queste misure saranno urgentemente necessarie per garantire che l’industria possa rimanere competitiva e al tempo stesso rispettare l’impegno di arrivare a emissioni nette zero entro il 2050.

La catena del valore dell’alluminio europeo ha bisogno di misure di protezione contro la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio che vadano al di là del CBAM, che non è ancora stato sperimentato. L’attuale strumento presenta numerose lacune e possibilità di elusione, che non sono sufficienti a salvaguardare l’industria europea dell’alluminio dalla rilocalizzazione delle emissioni di carbonio e a ridurre efficacemente le emissioni globali.

CURIOSITA’

Aerial view of Singapore business district and city at twilight in Singapore, Asia

Dove iniziare una nuova vita? 10 paesi da prendere in considerazione

“Quando una porta si chiude, se ne apre sempre un’altra” diceva Bell, l’inventore del telefono (per l’esattezza colui che lo brevettò per primo).

Con la crisi sanitaria ed economica che colpisce sempre più duro, l’idea di cambiare drasticamente vita per qualcuno è una scelta obbligata, mentre per altri è una scommessa alla ricerca di un futuro migliore. Tuttavia, il desiderio di dare una svolta radicale alla propria vita colpisce anche chi non ha problemi economici ma soltanto il sogno di avvicinarsi alla natura o, semplicemente, di vivere una vita pacifica.

Certamente, cambiare vita non significa necessariamente cambiare città o paese ma, di solito, fare un salto geografico a contatto con nuovi ambienti e nuove persone è sempre un buon inizio.

A questo riguardo, ecco alcuni consigli per iniziare una nuova vita, che potranno tradursi in una nuova casa per qualcuno, mentre per altri rimarranno solo un sogno da tenere nel cassetto.

☘ SINGAPORE

Per chi non ha problemi economici e sta cercando una vita stabile e ordinata, Singapore potrebbe essere la risposta perfetta. Si tratta di uno dei paesi più importanti dell’Asia. La città di Singapore è classificata tra le più costose del mondo e per affittare un appartamento ci vogliono almeno 2.000 dollari al mese. È un’ottima opzione per chi cerca una nuova vita moderna, vivace, esclusiva e lussuosa ma, economicamente, non è alla portata di tutti.

☘ BAHAMAS

Le Bahamas sono tra i pochi paesi che non hanno imposte sul reddito. Non serve nemmeno essere cittadino delle Bahamas per non pagare tasse. Basta solo risiedere in aree specifiche del paese. Rispetto ad altre isole caraibiche, le Bahamas sono relativamente le meno costose in termini di costo della vita. Per quanto riguarda le infrastrutture, quelle mediche sono la nota dolente delle Bahamas, mentre le altre infrastrutture sono nel complesso decenti.

☘ HONG KONG

Anche se non è una terra esentasse come le Bahamas, Hong Kong è ancora uno dei sistemi fiscali più favorevoli al mondo. Non si tratta solo dell’aliquota fiscale, ma anche del fatto che Hong Kong offre grosse opportunità di reddito da investimenti. Per richiedere la cittadinanza di Hong Kong basta rimanervi per sette anni e, automaticamente, si diventa cittadini di questo paese.

☘ MESSICO

È una meta comoda per gli statunitensi che decidono di ricominciare una nuova vita lontano dagli obblighi e dalle abitudini americane. Il paese offre un clima caldo e un basso costo della vita, ma non solo questo… Molte aziende che vogliono espandersi a livello globale scelgono il Messico come ponte d’accesso verso il mercato più ricco del mondo: gli Stati Uniti.

☘ EMIRATI ARABI UNITI

Persone provenienti da tutto il mondo hanno deciso di iniziare una nuova vita negli Emirati Arabi Uniti, in particolare a Dubai, per l’alta qualità di vita offerta. Le situazione politica ed economica del paese è relativamente stabile e il mercato del lavoro offre posizioni importanti per personale qualificato. Naturalmente, alta qualità di vita e stipendi alti comportano un costo della vita assai elevato. Il prezzo medio per un monolocale raggiunge tranquillamente i 5.000 dollari al mese.

☘ INDONESIA

L’Indonesia è decisamente più abbordabile per chi vuole iniziare una nuova vita senza avere un patrimonio alle spalle. La bellezza della natura di questo paese è l’ideale per riconnettersi con la propria pace interiore e molti scelgono Bali, l’isola più popolare dell’Indonesia, per vivere come hanno sempre sognato. Il costo della vita è decisamente basso, compreso a Giacarta, la capitale del paese.

☘ GIAMAICA

Anche la Giamaica è una terra di bellezze naturali ma con alcuni aspetti poco piacevoli: l’alto livello di criminalità e una burocrazia corrotta. Rimane comunque una delle mete preferite per ricominciare una nuova vita, soprattutto per gli americani.

☘ PAESI BASSI

Spesso eletto come uno dei paesi più felici del mondo, è una destinazione di molte persone che vogliono vivere in una nuova dimensione. Ci sono possibilità di lavoro nel settore dei servizi (salute e benessere, commercio, trasporti, finanza e Information Technology). Il costo della vita è alto e le abitazioni, spesso di alto livello, non sono economiche.

☘ BERMUDA

Anche le Bermuda, come le Bahamas, non tassano i redditi. Come altre isole dei Caraibi offrono un’ottimo clima, bellezze naturali e un’atmosfera rilassante. Inoltre, le Bermuda offrono infrastrutture di trasporto tra le più sviluppate dell’area ma, di contro, il costo della vita è alto. Un appartamento modesto costa almeno 2.000 dollari al mese. Comunque, è una meta assai popolare per gli espatriati, tanto che su una popolazione di 65.000 persone 15.000 sono espatriati.

☘ MONACO

Questa città-stato è il paese più ricco del mondo e non è certo una meta per tutti. Monaco è conosciuta come il paradiso fiscale dei ricchi, anche grazie ad una politica di stabilità che garantisce la sicurezza degli investitori. Quasi inutile dire che i prezzi di qualsiasi cosa sono vertiginosamente alti ma, di contro, il livello di esclusività e lusso non ha eguali in tutto il mondo.

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