Buongiorno,

Condivido con te le ultime notizie dalla Borsa LME relative alla scorsa settimana ed alcuni approfondimenti dal mondo dei metalli.

La tenuta dei prezzi del listino LME è legata all’effettivo impiego di “fisico” nelle attività di trasformazione dei metalli industriali.

Il lavoro, inteso come elemento alla base delle attività di trasformazione da materie prime o semilavorati a prodotti finiti, è il sottostante che in questo momento latita in modo marcato nel contesto dei metalli industriali e di riflesso sul tema fissazioni prezzi al London Metal Exchange.

Il dato più significativo a sostegno di questa affermazione si evince dando uno sguardo all’indicatore LMEX, che in questo avvio di 2024 non è ancora stato in grado di produrre indicazioni positive, totalizzando un decremento dal 31 dicembre allo scorso venerdì del 3,9% e addirittura del 16,85 % in comparazione con il riferimento a dodici mesi fa.

La causa, un posizionamento generalizzato di minimi relativi delle quotazioni degli “industriali” e che comunque non potrà continuare all’infinito, con la componente “fisica” dei metalli che si sta muovendo con estrema lentezza e fatica.

L’ultima settimana di Borsa ha visto il listino LME suddividersi in due ambiti, uno remissivo, formato da Alluminio, Zinco e parzialmente Rame ed uno più reattivo, composto da Nichel, Piombo e Stagno.

Rame inserito al momento tra i “metalli deboli”

Il metallo guida, leggi Rame, si è posto in una posizione di sostanziale equidistanza tra le due tendenze, con il saldo settimanale che si è chiuso positivamente con una crescita del prezzo USD 3mesi poco sopra la linea del punto percentuale nell’ampiezza totale delle contrattazioni LME ad esso riferite. Il Rame deve essere comunque inserito tra i “metalli deboli”, in quanto per un ampio periodo nella cinquina di sedute settimanali si è collocato sotto la soglia degli 8300 dollari / 3mesi, con un minimo relativo mai più toccato dalla scorsa metà di novembre.

Una linea questa che risulta molto importante per la quotazione del Rame nel futuro più immediato e indirizzato a rinforzare il suo riferimento di Borsa.

Atteso un rinforzo per lo Zinco

Lo Zinco è atteso, a sua volta, verso un’azione di rinforzo del prezzo USD 3mesi, anche se il margine d’incremento non sarà certo determinante nel poterlo considerare come l’avvio di una nuova fase prolungata di rialzi importanti.

Le leghe, Ottone e Zama

Le leghe, con Rame e Zinco presentare dei quadri incoraggianti in termini di ripresa delle quotazioni LME si adegueranno di conseguenza, con i riferimenti di mercato di Ottone e Zama che avranno più degli orientamenti tra la stabilità ed il rialzo, piuttosto che il segno meno.

Momento di difficile lettura per l’andamento dell’Alluminio

La nuova serie di ribassi che interesserà l’Alluminio dovrà essere letta come un momento di “inerzia ribassista” e quindi per il metallo si prospetta non tanto un’inversione di tendenza, ma piuttosto una fase di stabilizzazione del prezzo di Borsa orientata al mantenimento di un valore che risulterà la media dei riscontri visti nel corso degli ultimi otto giorni.

Nichel, assenti gli speculatori

La resistenza del Nichel alla soglia dei 16mila dollari / 3mesi rappresenterà il vero motivo d’interesse per determinare quanta aspettativa viene riposta su questa collocazione di Borsa da parte degli utilizzatori, gli unici attori rimasti nel determinare la quantificazione economica di questo metallo. L’assenza d’interesse sul Nichel da parte del comparto speculativo-finanziario risulta essere il vero problema per la sua stabilizzazione di prezzo all’interno del listino LME.

Inaspettata ripresa del Piombo

L’inaspettata ripresa del Piombo ha determinato uno scompenso importante in termini di accumulo di liquidità lunga sulle posizioni di Borsa, con il solo effetto che non potrà esserci un rapido arretramento verso i parametri visti all’inizio del 2024.

Stagno supera soglia 25.000

Il superamento della soglia dei 25mila dollari / 3mesi ha rappresentato per lo Stagno un punto d’importanza fondamentale per l’inquadramento futuro della sua quotazione, dove gli utilizzatori diretti sono sempre più convinti che l’attuale collocazione di prezzo sia al momento adeguata.

Il peggior incubo dell’alluminio UE? Le auto elettriche “made in China”

Le auto elettriche saranno una grande opportunità o una grave minaccia per il settore dell’alluminio europeo?

Lo abbiamo sentito ripetere molte volte: il diffondersi degli autoveicoli elettrici trascinerà la domanda di alluminio, non fosse altro per le maggiori quantità di metallo pro-veicolo.

Secondo la European Aluminium, nel 2022 il veicolo elettrico europeo medio conteneva 283 chilogrammi di alluminio rispetto ai 169 chilogrammi dei veicoli tradizionali.

Se guardiamo al fenomeno su scala globale, non sembrano esserci dubbi sul potenziale aumento della necessità di alluminio per produrre nuove auto elettriche. Ma, restringendo lo sguardo alla sola Europa, scopriamo che questa opportunità potrebbe essere invece una minaccia, dal momento che le auto elettriche prodotte nel paese leader di questo settore, la Cina, utilizzano alluminio cinese.

È la Cina che produce più della metà delle auto elettriche oggi in circolazione

Secondo gli ultimi dati delle dogane cinesi, nei primi sette mesi del 2023, la Cina ha esportato 13,1 miliardi di dollari di veicoli elettrici in Europa. Durante l’intero 2022 questa cifra era stata di 15,4 miliardi di dollari, che significa un aumento del 46% per il 2023. Come scrive il Financial Times, la maggior parte di questi veicoli sono versioni prodotte in Cina di marchi occidentali come per esempio Tesla.

Ma sul mercato europeo è arrivata un’altra importante casa automobilistica cinese, la BYD.

La Cina produce più della metà delle auto elettriche oggi in circolazione. Secondo la China Association of Automobile Manufacturers, nel mese di ottobre le vendite hanno raggiunto un nuovo record con 956.000 unità (+34% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso).

Ecco perché alcuni produttori di alluminio hanno pienamente sostenuto Bruxelles nella sua indagine anti-sovvenzioni sui prezzi dei veicoli elettrici cinesi. Molti sostengono che siamo alla vigilia di uno tsunami di auto elettriche cinesi sui mercati occidentali. Una possibilità concreta, visto che la Cina sta costruendo impianti di batterie ben oltre i livelli necessari per soddisfare la domanda interna.

Chi produce alluminio in Europa è ancora in crisi

Nel frattempo, il settore dell’alluminio in Europa permane in crisi. I costi dell’energia restano troppo alti e chi produce alluminio nel nostro continente fa fatica a coprire i costi. Un numero significativo di produttori ha tagliato la produzione, licenziato personale o ridotto le ore di lavoro e, in alcuni casi, spostato l’attività all’estero. Nonostante ciò, il mercato dell’alluminio rimane in surplus.

A completamento del quadro, va considerato che le importazioni cinesi di alluminio primario e prodotti lavorati sono aumentate del 27,5% da inizio anno, in gran parte provenienti da metallo russo a buon mercato che Rusal vende alla Cina anziché all’Unione Europea (UE).

Le conseguenti sanzioni antidumping su una serie di semilavorati di alluminio cinesi introdotte dalla UE stanno privando le aziende automobilistiche europee di materiali a basso costo, rendendo ancora più difficile competere con le importazioni low-cost di prodotti finiti.

Di fatto, non tutto è come sembra. Anche nel caso del potenziale boom delle auto elettriche non è per nulla scontato che il settore dell’alluminio europeo riuscirà a beneficiarne.

Le scelte politiche errate di Bruxelles e l’intraprendenza di altri paesi per quanto riguarda il nascente mercato della mobilità elettrica potrebbero dare il colpo di grazia all’alluminio in Europa.

Il mercato EU dell’elettricità torna ai livelli pre-crisi, ma non in Italia

Il ribasso dei prezzi dell’elettricità è stato agevolato dal calo del costo del gas, dalla diminuzione della domanda e dalla crescita delle fonti rinnovabili.

Mentre il tessuto economico mostra i segni della deindustrializzazione, l’Unione Europea ha finalmente visto un ritorno ai livelli di prezzo dell’elettricità del 2021. Infatti, a dicembre 2023, i prezzi medi mensili all’ingrosso hanno registrato una diminuzione significativa in quasi tutti i paesi europei, segnando una svolta rispetto alle fluttuazioni recenti.

Secondo i dati di Ember, il calo dei prezzi è stato più evidente in Francia e Germania, con alcune eccezioni come la Spagna.

Qui di seguito la lista dei prezzi dell’elettricità in Europa, aggiornati a dicembre.

Prezzi dell’elettricità in Europa a dicembre 2023

1 – Italia: 115,4 euro/MWh (-5,2% mese su mese)

2 – Polonia: 80 euro/MWh (-18,6% mese su mese)

3 – Spagna: 72,1 euro/MWh (+13,4% mese su mese)

4 – Svezia: 69,3 euro/MWh (+1,5% mese su mese)

5 – Germania: 68,4 euro/MWh (-25% mese su mese)

6 – Francia: 68,3 euro/MWh (-23,2% mese su mese)

Uno dei fattori chiave della diminuzione è il calo dei prezzi del gas naturale, scesi sotto i 40 euro/MWh nella prima settimana di dicembre, un livello vicino a quello registrato ad inizio ottobre 2023. AleaSoft Energy Forecasting evidenzia che il prezzo dell’elettricità si è sgonfiato anche per il calo del costo dei futures sulla CO2 e per l’aumento della produzione di energia eolica.

Va anche sottolineato che è stato il calo della domanda a trascinare i prezzi del gas verso il basso. Inoltre, in Germania e Francia, c’è stato un aumento della produzione di energia solare, mentre in Italia e nella penisola iberica, una diminuzione della produzione di energia rinnovabile ha causato un lieve aumento dei prezzi.

I prezzi del gas sono al doppio rispetto allo scorso decennio

Comunque, non va dimenticato che, anche se i prezzi europei del gas sono diminuiti in modo significativo rispetto ai massimi storici degli ultimi due inverni, rimangono ben al di sopra della media del periodo 2010-2020 di 20,1 euro per MWh.

Tutto ciò considerato, nel 2023, i prezzi medi europei dell’elettricità sono scesi ai livelli del 2021, tranne che in Italia.

L’Europa ha anche fatto passi da gigante nell’adozione dell’energia rinnovabile nel 2023. Paesi come Lussemburgo, Austria e Lituania hanno registrato percentuali elevate di produzione di elettricità da fonti rinnovabili, rispettivamente dell’89%, dell’87% e dell’81%. Questo trend si è riflesso anche nell’aumento della capacità solare installata in tutti i principali mercati elettrici europei, con i Paesi Bassi in prima fila.

Inoltre, sono stati fatti importanti progressi anche nel settore eolico. Secondo Reuters, nell’ultimo trimestre del 2023, la produzione di elettricità dal vento ha superato per la prima volta quella del carbone.

Il più grande catamarano a vela in alluminio del mondo è italiano

The Italian Sea Group presenterà al Monaco Yacht Show di fine settembre ArtExplorer, il più grande catamarano a vela in alluminio del mondo.

L’Italian Sea Group (TISG), una delle più grandi aziende del settore nautico internazionale, ha varato il suo ultimo catamarano in alluminio da 46,5 metri, il più grande al mondo.

Il suo nome è ArtExplorer.

Verrà presentato al prossimo Monaco Yacht Show

Lo yacht farà la sua prima apparizione pubblica al Monaco Yacht Show dal 27 al 30 settembre e, in quell’occasione, il flybridge ospiterà mostre virtuali, workshop e conferenze, mentre nel salone principale ci sarà una galleria d’arte.

L’ArtExplorer è un’opera della Perini Navi, acquistata da TISG alla fine del 2021. Sia il design interno che quello esterno sono stati curati dall’architetto francese Axel de Beaufort, che ha tenuto conto della sostenibilità nel realizzare il progetto. Infatti, sulla tuga ha installato 65 metri quadrati di pannelli solari che possono produrre 12 kilowatt di potenza istantanea e 200 kilowatt di energia al giorno.

L’alimentazione dell’imbarcazione è garantita da batterie al litio che consentono la generazione di elettricità a emissioni zero per più di sei ore a pieno carico, con sistemi di scarico dotati di filtri che mirano anche a ridurre le emissioni e il particolato.

Manovrabile da una sola persona

Il catamarano è completamente automatizzato e può essere manovrato da una sola persona, navigando ad una velocità di 10 nodi anche in condizioni di vento debole. Può ospitare fino a 10 ospiti in 5 cabine.

Secondo Giovanni Costantino, fondatore e Amministratore Delegato di TISG, si tratta di un progetto innovativo, sia a livello tecnico che umano. “Un lavoro che dimostra la nostra capacità di essere protagonisti anche nel segmento delle grandi velerie, nonché pionieri di soluzioni all’avanguardia volte a ridurre significativamente l’impatto ambientale degli yacht.

Art Explorer è il risultato di continui investimenti nello studio e la ricerca di sistemi per ridurre le emissioni e contribuire a migliorare la qualità dell’aria e la salute dei nostri mari “.

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